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specie a rischio

Uno studio della University of British Columbia rivela che lo strascico minaccia il doppio delle specie previste, distruggendo interi rami dell’albero della vita marina. La pesca a strascico di fondo minaccia oltre 3.000 specie di pesci a livello globale, ma i dati reali potrebbero essere quasi il doppio. È quanto emerge da un recente studio della University of British Columbia, pubblicato sulla rivista Reviews in Fish Biology and Fisheries. L’analisi, basata su oltre 9.000 registrazioni effettuate tra il 1895 e il 2021, svela un impatto sugli ecosistemi oceanici molto più profondo e distruttivo di quanto immaginato finora. Cos’è la pesca a strascico e perché danneggia i fondali La pesca a strascico consiste nel trascinare reti pesanti lungo il fondale marino. Questa tecnica cattura indiscriminatamente qualsiasi organismo e distrugge gli habitat lungo il suo percorso. Secondo Sarah Foster, coordinatrice della ricerca, lo studio offre finalmente una fotografia chiara della portata del fenomeno, evidenziando quante specie vengano rimosse dal mare senza che vi sia una documentazione adeguata. Specie a rischio e lacune nei dati I dati raccolti evidenziano un grave rischio per la conservazione della fauna marina: Una specie su sette, tra quelle monitorate, risulta minacciata o quasi minacciata secondo i criteri della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Circa il 25% delle specie è classificato come “data deficient”, ovvero mancano informazioni sufficienti per valutarne lo stato di salute. Tra gli animali più colpiti figurano il pesce chitarra gigante (in pericolo critico), lo squalo zebra (in pericolo) e diverse specie vulnerabili di cavallucci marini. Il “trash fish” e il danno invisibile all’ecosistema Uno dei problemi principali riguarda la sottostima delle catture. Molte specie di piccole dimensioni o non commerciali non vengono registrate singolarmente, ma finiscono in categorie generiche come “mixed fish” o “trash fish” (pesce spazzatura). “Lo strascico rimuove interi rami dell’albero della vita marina”, spiega Syd Ascione, sottolineando come questa pratica non faccia distinzione tra specie comuni e organismi già sull’orlo dell’estinzione. Si stima che circa il 95% delle specie catturate non sia il bersaglio diretto dei pescatori, eppure il 64% di esse viene comunque trattenuto o ucciso. Un appello ai governi per la protezione degli oceani Poiché il 99% della pesca a strascico avviene all’interno delle acque nazionali, la responsabilità della regolamentazione ricade direttamente sui singoli governi. Gli autori dello studio chiedono un approccio precauzionale urgente, che includa: L’esclusione della pesca a strascico da vaste aree marine. Un divieto rigoroso nelle zone marine protette. Una maggiore trasparenza nel monitoraggio delle catture. Amanda Vincent, co-autrice della ricerca, conclude con un monito: “Oggi consentiamo a oltre 100.000 pescherecci di raschiare il fondale oceanico senza sapere davvero cosa stiano distruggendo. Intervenire è fondamentale per garantire la sostenibilità degli ecosistemi da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza”.

La Coldiretti: “Difendere acqua e biodiversità per salvare agricoltura e territorio”. In Puglia le zone umide sono un baluardo naturale contro i cambiamenti climatici e una risorsa vitale per l’agricoltura e la sicurezza del territorio. Con oltre 245mila ettari di aree naturali protette, 2.500 specie vegetali e centinaia di habitat capaci di regolare acqua, clima e fertilità dei suoli, questi ecosistemi rappresentano vere e proprie infrastrutture verdi strategiche. In occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, che si celebra il 2 febbraio, Coldiretti Puglia richiama l’attenzione su lagune, paludi, saline e bacini naturali, ambienti chiave per la tutela della biodiversità e per la difesa del territorio dagli effetti sempre più estremi del clima, tra siccità prolungate e piogge violente concentrate in poche ore. Dalle lagune costiere del Gargano alle zone umide del Salento, passando per saline, paludi retrodunali e bacini naturali, la Puglia custodisce un patrimonio ambientale unico. Qui convivono uccelli migratori, anfibi, insetti impollinatori, pesci e una ricca vegetazione palustre fatta di canneti, giunchi, tamerici e piante alofile, capaci di adattarsi alla salinità. Un capitale naturale che non è solo bellezza paesaggistica, ma equilibrio ecologico e valore economico. Le zone umide pugliesi sono veri e propri serbatoi di biodiversità: ospitano specie protette, offrono aree di sosta fondamentali per l’avifauna migratoria lungo le rotte tra Europa e Africa e favoriscono la presenza di insetti utili all’agricoltura. Allo stesso tempo svolgono una funzione cruciale di regolazione delle acque, contrastando erosione costiera, siccità e allagamenti, fenomeni amplificati dal cambiamento climatico. La biodiversità si difende nei campi e nelle stalle, dove in Puglia si contano 139 specie vegetali e 9 animali a rischio estinzione, salvaguardati grazie all’impegno degli agricoltori e allevatori custodi, protagonisti di un vero e proprio “cibo eroico”. Il sistema delle aree protette regionali copre oltre 245mila ettari, di cui il 75,8% costituito dai Parchi Nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia e l’8,3% da aree e riserve naturali marine. Le province con la maggiore incidenza di territorio protetto sono Foggia (51,5%) e Bari (27,7%), dove la varietà botanica raggiunge 2.500 specie vegetali. Difendere le zone umide significa difendere l’agricoltura pugliese – sottolinea Coldiretti Puglia – perché dove c’è biodiversità c’è suolo fertile, equilibrio naturale e qualità delle produzioni. Senza questi ecosistemi si indebolisce l’intero territorio, dalle campagne alle città. Da qui l’appello di Coldiretti a contrastare consumo di suolo, inquinamento e abbandono del territorio, puntando su una gestione attiva e sostenibile delle aree naturali e rurali. Gli agricoltori sono i primi custodi dell’ambiente: attraverso pratiche responsabili contribuiscono alla tutela degli habitat, alla salvaguardia delle specie selvatiche e alla manutenzione del paesaggio. La Giornata Mondiale delle Zone Umide diventa così un momento per ribadire che ambiente e agricoltura sono alleati naturali, non mondi contrapposti. Investire nella tutela della biodiversità vegetale e animale significa rafforzare la resilienza del territorio pugliese e garantire un futuro alle nuove generazioni. Coldiretti Puglia invita istituzioni e cittadini a sostenere politiche di protezione delle aree umide e a scegliere produzioni agricole locali, espressione di un territorio vivo e ricco di biodiversità.

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