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Una patologia sommersa, eppure oltre 7 milioni di italiani, uomini e donne, ne soffrono. Sono le apnee del sonno, interruzioni della respirazione con riduzione dell’ossigenazione durante il riposo notturno. Di cause, sintomi e cure si è parlato in un incontro al Policlinico di Bari. È una patologia cronica sottodiagnosticata, eppure ne soffrono sette milioni di persone in Italia e colpisce anche il6% della popolazione pediatrica. Parliamo delle apnee del sonno,e del rischio cardiometabolico correlato. Se ne è parlato al Policlinico di Bari nell’evento promosso dalll’Associazione Apnoici Italiani e dal Centro per i Disturbi Respiratori del Sonno Del Policlinico. I sintomi piu’ frequenti: il russare intenso, sonnolenza diurna, risvegli con sensazione di soffocamento, cefalea, perdita di memoria, stanchezza. Le cause? Affidarsi a esperti specializzati in terapia del sonno è fondamentale. L’unita’ del Policlinico ha una stanza dedicata dove i pazienti ricoverati vengono seguiti con un approccio multidisciplinare nel monitoraggio e nell’adattamento del cipap, cioe’ un ventilatore che aiuta a disostruire le vie aree. Tre gli ambulatori settimanali. In un anno si contano ben 700 day service Intervista alla Prof.ssa Elisiana Carpagnano, direttrice Unità operativa di pneumologia Policinico Bari e Trifone Mastrogiacomo, vicepresidente nazionale AAI

Uno studio su oltre 23mila adulti individua in 7 ore e 18 minuti la durata ideale del sonno per ridurre il rischio di insulino-resistenza e mette in guardia sugli effetti del recupero eccessivo nel weekend. Dormire in media 7 ore e 18 minuti per notte potrebbe rappresentare la durata ideale per ridurre il rischio di insulino-resistenza, una condizione che spesso precede il diabete di tipo 2. È quanto emerge da un ampio studio osservazionale pubblicato su BMJ Open Diabetes Research & Care. La ricerca suggerisce che non solo dormire troppo poco, ma anche dormire troppo, potrebbe influire negativamente sul metabolismo del glucosio. Lo studio: oltre 23mila adulti analizzati I ricercatori hanno esaminato i dati di 23.475 persone tra i 20 e gli 80 anni, raccolti tra il 2009 e il 2023 nell’ambito del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES). Per oltre 10mila partecipanti erano disponibili anche informazioni dettagliate sul sonno nel weekend. Per valutare il rischio metabolico è stato utilizzato l’Estimated Glucose Disposal Rate (eGDR), un indicatore dell’insulino-resistenza calcolato in base a: Circonferenza vita Glicemia a digiuno Pressione arteriosa Valori inferiori a 6-7 mg/kg/min indicano un rischio più elevato, mentre valori superiori a 10 mg/kg/min sono associati a un rischio più basso. Nel campione analizzato, il valore medio era pari a 8,23. La relazione tra durata del sonno e metabolismo L’analisi ha evidenziato una relazione a U rovesciata tra durata del sonno nei giorni feriali e rischio metabolico. Sotto le 7 ore e 18 minuti: aumentare il sonno migliorava l’eGDR Oltre le 7 ore e 18 minuti: l’eGDR tendeva a peggiorare L’effetto risultava particolarmente evidente nelle donne e nelle persone tra i 40 e i 59 anni. Recuperare sonno nel weekend: aiuta o peggiora? Un altro aspetto chiave riguarda il cosiddetto “sonno compensatorio” del fine settimana. Chi dormiva meno della soglia ottimale durante la settimana e recuperava 1-2 ore nel weekend mostrava un miglioramento dell’eGDR. Chi invece già superava la soglia ideale nei giorni feriali e aggiungeva più di 2 ore nel fine settimana presentava un peggioramento dell’indicatore metabolico. Quasi il 48% dei partecipanti ha dichiarato di recuperare ore di sonno nel weekend. Sonno e diabete: una relazione bidirezionale Secondo gli autori, esiste una relazione bidirezionale tra sonno e metabolismo. Un controllo glicemico non ottimale è associato sia a una durata troppo breve sia eccessiva del sonno, oltre che a disturbi del riposo. Questo può generare un circolo vizioso: La disfunzione metabolica altera il sonno Un sonno irregolare peggiora ulteriormente la salute metabolica Limiti dello studio Trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire un rapporto diretto di causa-effetto. Inoltre, la durata del sonno è stata auto-riferita, elemento che potrebbe influire sull’accuratezza dei dati. Quante ore dormire per la salute metabolica? Alla luce dei risultati, dormire circa 7 ore e 18 minuti a notte potrebbe rappresentare un punto di equilibrio per ridurre il rischio di insulino-resistenza e diabete di tipo 2. Anche la gestione del recupero di sonno nel weekend potrebbe avere un ruolo importante nella regolazione metabolica e nella prevenzione delle malattie croniche.

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