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Era accusato di falso per aver alterato alcuni verbali nell’ambito dell’inchiesta “Sistema Trani” Il Tribunale di Lecce ha condannato a 3 anni e 9 mesi di reclusione il pm Michele Ruggiero, imputato con l’accusa di falso per aver alterato i verbali di alcune persone informate sui fatti nel corso dell’inchiesta denominata sistema Trani. Una pena superiore di 3 mesi rispetto a quella invocata dalla procura. Ruggiero è stato interdetto dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e dovrà risarcire con una provvisionale di 20mila euro l’ex vicesindaco Giuseppe Di Marzio.

La Cassazione ha riconosciuto in via definitiva che l’ex pm di Trani, Ruggero, forzò la mano nell’inchiesta sui sospetti abusi in alcuni appalti del comune di Trani, minacciando alcuni testimoni per avere dagli stessi dichiarazioni che avrebbero incastrato l’allora comandante dei vigili urbani, Antonio Modugno. Ma Modugno nei giorni scorsi è stato condannato ugualmente

La decisione è scaturita all’indomani della condanna in primo grado a 5 anni e 11 mesi del dirigente nel processo che tra il 2014 e il 2016 coinvolse politici e funzionari comunali Il Comune di Terlizzi, con una raccomandata che porta la data del 20 febbraio, firmata dalla responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza, Antonella Fiore, ha disposto “la sospensione immediata degli incarichi e la efficacia del contratto di lavoro subordinato stipulato dall’amministrazione comunale” con il comandante della polizia locale Antonio Modugno. Secondo quanto si legge nel provvedimento, la decisione è scaturita all’indomani della condanna in primo grado a 5 anni e 11 mesi del dirigente nel processo denominato “Sistema Trani” che tra il 2014 e il 2016 coinvolse politici e funzionari comunali. Modugno, che all’epoca era dirigente a Trani, è accusato di concorso in peculato continuato e aggravato. Per i legali del comandante il provvedimento di sospensione, non ancora notificato ma che a loro dire circolava sulle chat di componenti dell’amministrazione comunale, sarebbe stato adottato da “soggetto (segretario generale) in assenza di norma espressa attributiva di un potere in tal senso” e sulla scorta “di un mero dispositivo e prima ancora, quindi, del deposito della sentenza in cancelleria in uno alle relative motivazioni”. Per la difesa di Modugno, che ha preannunciato ricorso, a rendere “surreale la vicenda è il fatto che pochi giorni fa il pubblico ministero che ha innescato il calvario giudiziario del dott. Modugno è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione per aver messo in atto modalità intimidatorie e violenze nei confronti di alcuni testimoni al fine di costringerli a dichiarare il falso in danno proprio del dott. Modugno. Ad oggi, tuttavia, risulta che il pubblico ministero è ancora in servizio mentre il Modugno viene sospeso sulla scorta di una sentenza tutt’altro che definitiva”.

Nel dicembre del 2014 un’inchiesta segnò la fine dell’amministrazione di Centrodestra Servizio di Giovanni Di Benedetto Intervista a Luigi Riserbato

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