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sequestro beni

L’uomo è un imprenditore specializzato nel commercio di auto Non avrebbe comunicato la variazione del suo patrimonio intestando l’azienda a terzi per evitare controlli da parte del fisco e della Guardia di finanza. E invece i finanzieri, che lo controllavano a causa dei suoi precedenti per stalking, maltrattamenti in famiglia e violenza di genere, lo hanno scoperto. Il Tribunale diTrani ha disposto il sequestro dei suoi beni per circa 650mila euro e dell’intero compendio aziendale. L’uomo è un imprenditore specializzato nel commercio di auto di Andria. I sigilli riguardano 185 auto del valore di 564mila euro, 29 immobili e 800 euro in contanti a cui si aggiunge la sede aziendale.

Sigilli a società, auto, macchine agricole, terreni, fabbricati, quote sociali e rapporti finanziari Ammonta a circa sei milioni di euro il decreto di confisca di beni emesso dal Tribunale di Bari nei confronti di un imprenditore di Cerignola, che per decenni ha operato nel settore alimentare sofisticando e commercializzando, su larga scala, olio d’oliva. L’imprenditore in passato è stato coinvolto in numerose inchieste giudiziarie, che hanno delineato i presupposti per l’applicazione della misura di prevenzione. Confiscate società, auto, macchine agricole, terreni, fabbricati, quote sociali e rapporti finanziari.

Sequestrate due auto di grande valore, un diamante, un rolex,10 mila euro in contanti, 10 kg di monete e una società Dopo l’arresto scatta il sequestro dei beni per Antonio Rizzo Bello, 30 anni di Alliste , in carcere dal maggio scorso in un blitz della Guardia di Finanza di Gallipoli scattato dopo l’allarme del parroco del paese don Dario Donateo dopo la morte per overdose di un 36enne del posto. Questa mattina i finanzieri del comando gallipolino hanno eseguito nell’abitazione di Melissano un decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Angelo Zizzari a carico dei beni del 30enne. Sequestrate due auto di grande valore , un diamante, un rolex,10 mila euro in contanti , una busta con 10 kg di monete e una società. Le indagini dei finanzieri avrebbero evidenziato un’evidente sperequazione tra i redditi dichiarati da e il tenore di vita e i beni posseduti dall’uomo. Alliste viene considerata una sorta di centrale dello spaccio . Insieme a Rizzo vennero arrestati anche un suo zio e un suo cugino .

A partire dagli anni ’80, è stato ripetutamente indagato e condannato per produzione e messa in commercio su larga scala, nei mercati nazionali ed esteri, di olio d’oliva adulterato e sofisticato Sono stati confiscati beni pari a 1.6 milioni di euro a un imprenditore di Cerignola. L’uomo a partire dagli anni ’80 è stato ripetutamente indagato e condannato per produzione e messa in commercio su larga scala, nei mercati nazionali ed esteri, di olio d’oliva adulterato e sofisticato. L’esecuzione del decreto è della Direzione Investigativa Antimafia emesso dal Tribunale di Bari. La misura riguarda una società operante nel settore dell’imbottigliamento dell’olio di oliva e di semi e il suo compendio aziendale, composto da 1 opificio, 1 capannone ed 1 autovettura, 3 fabbricati, 1 terreno,2 autoveicoli e diversi rapporti finanziari. 

L’uomo, già condannato all’ergastolo per quattro omicidi, è vicino al clan Campanella-Carbone di Canosa di Puglia – Trinitapoli Il Tribunale per le misure di Prevenzione di Bari ha revocato il sequestro antimafia dei beni nei confronti di Sabino Carbone, già condannato all’ergastolo per quattro omicidi, ritenuto esponente della criminalità organizzata del Nord barese vicino al clan Campanella-Carbone storicamente operante nella zona di Canosa di Puglia e Trinitapoli. Il provvedimento ha interessato anche la moglie, intestataria dei beni del marito. Si tratta di un appartamento a Canosa e disponibilità finanziarie, del valore complessivo di diverse centinaia di migliaia di euro. I giudici hanno scritto che l’abitazione è stata legittimamente acquistata e ristrutturata dalla moglie di Carbone con i soldi donati dal nonno, così come lo stesso avrebbe ricevuto aiuti economici da parte dei parenti. Marito e moglie erano difesi dagli avvocati Sabino Di Sibio e Raffaele Dibello.

Arrestati un 37enne ed un 42enne, considerati personaggi di spicco del narcotraffico legati alla Sacra Corona Unita  Ville e case vacanza, una stazione di servizio, due auto di grossa cilindrata, numerosi terreni e depositi bancari. Beni per un valore di oltre un milione e mezzo di euro sono stati sequestrati a due presunti trafficanti di droga salentini. Si tratta di Gianluca Calabrese, 37enne di Copertino, e Cristian Roi, 42enne di Nardò. I due sono stati arrestati lo scorso 20 novembre dalla polizia, al termine di un’indagine su un presunto traffico di droga e riciclaggio. Sono considerati personaggi di spicco del narcotraffico legati alla Sacra Corona Unita. 

Si tratta di 23 immobili, una impresa individuale operante nel settore agricolo e varie disponibilità finanziarie La Direzione Investigativa Antimafia ha confiscato beni per un valore di oltre 1 milione di euro a un noto pregiudicato di Trinitapoli. L’uomo, già sorvegliato speciale di pubblica sicurezza e più volte condannato per reati in materia di stupefacenti, è stato ritenuto socialmente pericoloso, proprio negli anni in cui ha effettuato i rilevanti investimenti, oggi confiscati. Si tratta di 23 immobili, una impresa individuale operante nel settore agricolo e varie disponibilità finanziarie. Le indagini patrimoniali esperite dalla DIA sono state condotte sotto la direzione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, e condivise dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Bari. Gli inquirenti hanno così dimostrato la riconducibilità di tali investimenti ad attività illecite.

Il provvedimento della Dia a carico di un noto pluripregiudicato della Capitanata, esponente di spicco della criminalità organizzata I sigilli sono stati scattati per una barca di 12 metri, auto di valore, una società e varie disponibilità finanziarie intestate ad un prestanome ma riconducibile al pregiudicato. Valore complessivo un milione e mezzo di euro, che si sommano ad altri beni sequestrati in precedenza per circa 11,5 milioni di euro. Per la Direzione investigativa antimafia l’uomo, benché condannato per diversi reati, continuava ad accumulare beni di valore sproporzionato rispetto a quanto dichiarato al Fisco.

L provvedimento è stato eseguito dai carabinieri Beni per quattro milioni di euro sequestrati dai carabinieri ad un 59enne di Andria: negli ultimi 20 anni avrebbe acquistato case, messo in piedi attività imprenditoriali e aperto conti correnti smerciando droga e compiendo reati contro il patrimonio. I sigilli riguardano due abitazioni, sei aziende con sedi ad Andria, Trani e Bisceglie, due autovetture e otto conti correnti. Case, aziende e conti correnti risulterebbero intestati a familiari e conoscenti. “Aggredire il patrimonio provento di attività illecite è il modo per ripristinare il normale circolo dell’economia”, commenta il colonnello Massimiliano Galasso, comandanteprovinciale carabinieri Bat. 

Condannato in via definitiva anche per associazione mafiosa La Dia di Foggia ha sequestrato beni per un valore complessivo di circa 400mila euro nella disponibilità – di Rocco Moretti, boss della mala foggiana, detenuto in regime di 41 bis. Il provvedimento, emesso dalla corte d’appello di Bari su richiesta della procura generale, è stato disposto a seguito delle condanne definitive per estorsione (4 anni e 8 mesi), associazione mafiosa ed altro (10 anni e 8 mesi). Moretti eraimputato nel processo Decimazione. Le indagini hanno permesso di ricostruire gli introiti percepiti dall’intero nucleo familiare e di ottenere riscontri in merito all’illecita provenienza dei beni, derivanti soprattutto dalle estorsioni. Moretti è ritenuto capo, organizzatore e promotore, dell’associazione mafiosa denominata Società foggiana. Gli accertamenti patrimoniali hanno consentito di rilevare una evidente sproporzione tra i beni posseduti rispetto ai redditi dichiarati.

Sequestrati beni per 600 mila euro, cifra risparmiata interrando abusivamente gli scarti dei cantieri a Montescaglioso Imprenditori lucani e pugliesi coinvolti in un traffico illecito di rifiuti, che ha prodotto notevoli danni ambientali: 14 gli indagati, cinque le imprese coinvolte nell’operazione coordinata dalla Dda di Potenza. sequestrati beni per 600 mila euro, cifra risparmiata interrando abusivamente gli scarti dei cantieri a Montescaglioso, durante lavori ad una strada pubblica. Una vera discarica abusiva nel sottosuolo da 26 mila metri quadrati, molto vicino al centro cittadino. I carabinieri, da dicembre 2021 ad agosto 2022, hanno ricostruito oltre 100 viaggi dai cantieri alla discarica abusiva, per smaltire illecitamente circa 41 mila metri cubi di rifiuti speciali, prevalentemente terre e rocce di scavo, piastrelle in ceramica, cemento e porzioni di asfalto. Operazioni coperte da finti documenti che attestavano il regolare smaltimento dei rifiuti, con l’obiettivo di ricevere i pagamenti per la gara d’appalto vinta al comune di Montescaglioso. Dieci imprenditori e 5 aziende non potranno esercitare l’attività professionale, né contrattare con la pubblica amministrazione per un anno.

Raduano è evaso dal carcere di Nuoro nel febbraio scorso Beni del valore di circa 600mila euro sono stati confiscati al boss di Vieste Marco Raduano, condannato definitivamente a 19 anni di carcere per reati di mafia ed evaso dal carcere di Badu ‘e Carros (Nuoro) il 24febbraio scorso. L’operazione è stata svolta dai finanzieri di Bari, su richiesta della Procura generale della Repubblica. Come ricostruito dagli inquirenti, al termine di un’indagine iniziata nel 2007 e terminata nel 2022, Raduano ha accumulato un ingente patrimonio derivante dallo svolgimento delle attività illecite e goduto di un tenore di vita sproporzionato rispetto ai redditi leciti dichiarati. Nel corso delle indagini sono stati analizzati contratti di compravendita di case e auto, oltre ad altri atti pubblici che hanno interessato tutto il nucleo familiare del boss.

Il destinatario della misura di prevenzione si sarebbe reso responsabile di vari reati contro il patrimonio Furto, ricettazione, rapina ed estorsione, commessi anche con violenza e uso delle armi. Questi sarebbero i reati di cui si è macchiato l’uomo di Bari destinatario della misura di prevenzione da parte della guardia di finanza. L’indagine patrimoniale, che ha interessato il periodo dal 2008 al 2022, ha riguardato l’analisi di documentazione, tra cui i contratti di compravendita dei beni e numerosi altri atti pubblici che hanno interessato nel tempo l’intero nucleo familiare dell’investigato. Il materiale raccolto ha però dimostratocome la capacità reddituale lecita, quasi inesistente, dell’uomo e dei suoi familiari, non fosse tale da giustificare, complessivamente l’accrescimento patrimoniale avvenuto negli anni in cui si è manifestata la pericolosità sociale del soggetto su cui vertevano le indagini. L’uomo, infatti, con il presumibile fine di eludere possibili interventi ablatori, ha intestato gli immobili e le autovetture acquistate ai suoi congiunti.

Smaltiva illecitamente sangue, proveniente dalla macellazione di animali, in un pozzo artesiano Beni per 8 milioni di euro sequestrati ad un imprenditore di 49 anni di Francavilla Fontana, già arrestato nel gennaio 2021 perchè ritenuto a capo di un’associazione criminale che smaltiva illecitamente sangue, proveniente dalla macellazione di animali, in un pozzo artesiano ricavato nel giardino della sua villa. L’uomo – secondo le indagini della direzione investigativa antimafia – aveva accumulato illecitamente un ingente patrimonio, sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Fra i beni finiti sotto sequestro tre imprese, 16 appartamenti e terreni, 41 automezzi e una decina di conti correnti bancari. L’imprenditore è stato rinviato a giudizio a gennaio insieme ad altre dieci persone. 

Il nucleo familiare del 49enne avrebbe sostenuto spese per un totale di circa 280mila euro, interamente riconducibili ad attività criminali I carabinieri di Taranto hanno dato esecuzione ad un provvedimento di confisca beni, del valore di 100 mila euro, nei confronti di un 49enne di Carosino, nel tarantino, con numerosi precedenti in materia di stupefacenti. Grazie ai proventi delle attività illecite, l’uomo aveva accumulato denaro su vari conti correnti, reimpiegandone una parte per l’acquisto di immobili ed un’auto. Le indagini della procura hanno accertato che la famiglia del 49enne avrebbe sostenuto spese per un totale di 280 mila euro, nell’arco di un decennio, interamente riconducibili ad attività criminali ed in particolare allo spaccio di stupefacenti.

Coinvolte società in provincia di Bari, a Roma e nel Veneto Per interrompere una presunta frode sull’utilizzo del bonus facciate che coinvolgerebbe una persona residente a Castellana Grotte, in provincia di Bari, due società venete e una romana, la Guardia di finanza sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dalla procura, relativo a beni e crediti di imposta per circa 20 milioni di euro. Secondo i militari si tratta del profitto di emissioni di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indebita compensazione e autoriciclaggio.Rilevata l’esistenza di un circuito fraudolento che graviterebbe intorno alla figura di un imprenditore, rappresentante legale di due società venete operanti nel settore edile, una delle quali avrebbe ancora nel proprio cassetto fiscale crediti di imposta inesistenti per oltre 11 milioni di euro. Le imprese venete avrebbero, inoltre, ceduto crediti d’imposta fittizi, per un valore di circa 1,8 milioni di euro, a una società romana operante nel settore dell’energia elettrica, incassando il relativo controvalore.A insospettire la Guardia di finanza sono stati, tra l’altro, l’inesistenza degli immobili oggetto di interventi edilizi, lascarsa capacità reddituale dei beneficiari dei crediti d’imposta(primi cedenti), la mancanza di un’idonea struttura organizzativa e finanziaria delle società realizzatrici dei lavori (prime cessionarie). 

Il 53enne opera nel commercio all’ingrosso di mitili Sequestro in Grecia e Bulgaria per due milioni di euro ad un commerciante di cozze tarantino. L’uomo, già condannato per associazione di tipo mafioso, estorsione e violazioni in materia di armi e munizioni, era stato colpito nel 2019 da una misura di prevenzione patrimoniale avanzata dalla Dia, conclusasi con la confisca di beni sul territorio nazionale per un valore complessivo di cinque milioni di euro. Il provvedimento ha riguardato due società attive nell’import-export di cozze, rispettivamente, in territorio greco per il commercio di prodotti alimentari e bulgaro nel settore dei trasporti internazionali.

Nel provvedimento anche immobili in provincia di Pescara Ammonta a poco più di 151mila euro il valore dei beni mobili e immobili confiscati al 59enne di San Severo, nel foggiano, Ettore Domenico Dell’Aquila, con precedenti penali e di polizia per spaccio stupefacenti e reati contro il patrimonio. Il provvedimento è stato eseguito dopo la sentenza emessa dalla Corte di Cassazione a carico dell’uomo, ritenuto socialmente pericoloso. La confisca, che segue il sequestro disposto tre anni fa, riguarda un rapporto bancario e tre immobili che si trovano a Montesilvano, in provincia di Pescara. Secondo le indagini patrimoniali, condotte dai finanzieri e dagliagenti della polizia di Stato, i beni nella disponibilità del 59enne, dei suoi familiari e di altre persone a lui collegate in veste di prestanome, avevano un valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, appena sufficienti per il sostentamento dell’intero nucleo familiare.

Sigilli a terreni, immobili, società, due capannoni industriali e 36veicoli I carabinieri del comando provinciale di Bari hanno sequestrato beni per 20 milioni di euro nella disponibilità di Roberto Dello Russo, indiscusso capo del clan omonimo attivo nello spaccio di droga a Terlizzi, condannato di recente a 20 anni di carcere. I beni sottoposti a sequestro, su richiesta della procura antimafia di Bari, si riferiscono a cinque terreni agricoli grandi due ettari, quattro fabbricati, compresa una sontuosa villa, una società di riciclaggio metalli, una concessionaria di auto e mezzi pesanti, cinque conti correnti bancari e decine fra automobili, autoarticolati e mezzi industriali. Un patrimonio di origine illecita accumulato negli ultimi 20 anni grazie al traffico di droga a Terlizzi e nelle città limitrofe.

Undici provvedimenti totali, sequestrati soldi e immobili Undici arresti, sequestri di beni per 2 milioni di euro e decine di perquisizioni tra le province di Pescara, Foggia e Grosseto. La Gdf ha eseguito i provvedimenti disposti dal Gip del Tribunale di L’Aquila, nei confronti di personaggi di spicco della “Società Foggiana”. Tra le misure cautelari 8 arresti, di cui quattro ai domiciliari, un obbligo di dimora, 2 obblighi di firma, oltre a sequestri di due immobili a Pescara e Grosseto, 300.000 euro in contanti, e un vasto paniere di quote di 5 società del pescarese, per un valore complessivo di 2 milioni di euro, sottratti alla disponibilità del sodalizio criminale. L’operazione odierna è stata condotta dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Pescara nell’ambito delleindagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia.

Bari, Gdf sequestra beni per 1 milione di euro

Il destinatario della misura di prevenzione si sarebbe reso responsabile di vari reati contro il patrimonio Furto, ricettazione, rapina ed estorsione, commessi anche con violenza

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