
Incredibile scoperta Unisalento in Uzbekistan: resti di bambino operato al cranio 4 mila anni fa
Documenta per la prima volta in tutta l’Asia un intervento neurochirurgico che non ha precedenti noti nel continente a quella data Due bambini, di tre
Documenta per la prima volta in tutta l’Asia un intervento neurochirurgico che non ha precedenti noti nel continente a quella data. Due bambini, di tre e cinque anni, deposti fianco a fianco. Uno dei due porta sul cranio i segni inequivocabili di un’operazione chirurgica. Quattromila anni fa, nella città di Djarkutan, nel cuore dell’Asia Centrale, qualcuno sapeva aprire una testa per tentare di guarire. È questa la scoperta straordinaria che la campagna di scavo in corso in Djarkutqn in Uzbekistan, ha restituito alla missione congiunta dell’Università del Salento, dell’Università Statale di Termez e dell’Istituto Archeologico di Samarcanda. La sepoltura rivoluziona le conoscenze sulle pratiche rituali e mediche della Civiltà dell’Oxus, la grande cultura che tra la fine del terzo e l’inizio del secondo millennio avanti Cristo dominò l’Asia Centrale e si estese fino alle coste del Golfo Persico. E soprattutto documenta per la prima volta in tutta l’Asia un intervento neurochirurgico — probabilmente eseguito per trattare patologie neurologiche, traumi, epilessie o emicranie — che non ha precedenti noti nel continente a quella data.
Individuate 79 iscrizioni inedite in un corridoio tra i teatri e via Stabiana grazie alla fotografia computazionale. Dalle dichiarazioni d’amore alle offese, fino ai racconti di combattimenti gladiatori: l’antica Pompei continua a parlare attraverso i suoi graffiti, oggi tornati leggibili grazie alle nuove tecnologie. Storie come quella di Erato, nomi, emozioni e invocazioni agli dèi riemergono da un muro scavato oltre 230 anni fa, lungo un corridoio di passaggio tra l’area dei teatri e via Stabiana, dove ciò che era ormai invisibile all’occhio umano è stato recuperato grazie alla fotografia computazionale. Su quella parete, attraversata nei secoli da milioni di visitatori, sono state censite circa 300 iscrizioni, di cui 200 già note e 79 inedite, individuate grazie a un progetto di ricerca internazionale. L’iniziativa, intitolata “Bruits de Couloir” (Voci di corridoio), è stata ideata da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell’Università della Sorbona e da Marie-Adeline Le Guennec dell’Università del Québec a Montréal, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei. Come illustrato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, il progetto si è sviluppato in due campagne di studio, nel 2022 e nel 2025, consentendo una rilettura complessiva del corpus di graffiti presenti in questo ambiente di transito. L’analisi si è basata su un approccio multidisciplinare che integra epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities, restituendo una fotografia più completa della vita quotidiana pompeiana. «La tecnologia è la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico, e quelle stanze vanno raccontate al pubblico», ha commentato il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. «Stiamo lavorando a un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che a Pompei superano le 10mila unità: un patrimonio straordinario, la cui conservazione futura può essere garantita solo grazie all’uso delle nuove tecnologie». La metodologia adottata prevede l’utilizzo di una griglia virtuale, la documentazione dei legami spaziali e tematici tra le iscrizioni e l’analisi delle superfici murarie tramite RTI (Reflectance Transformation Imaging), una tecnica che consente di acquisire immagini dello stesso oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione. In questo modo è possibile individuare incisioni ormai impercettibili, facendo emergere nuove informazioni a oltre due secoli dagli scavi. Parallelamente, è in fase di sviluppo una piattaforma 3D che integrerà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, offrendo un nuovo strumento per la visualizzazione e l’annotazione delle iscrizioni. Per garantire la conservazione di questo complesso epigrafico, concentrato in un unico ambiente e portato alla luce nel 1794, il Parco archeologico di Pompei ha inoltre programmato la realizzazione di una copertura del corridoio, destinata a proteggere gli intonaci e a favorire una futura esperienza di visita integrata con le tecnologie digitali sviluppate dalla ricerca.
La sensazionale scoperta è frutto di un lavoro di collaborazione tra i ricercatori dell’ateneo del capoluogo pugliese e i loro colleghi dell’università di Firenze e dell’agenzia spaziale italiana Servizio: Gianfranco Bonasora Montaggio: Luigi Aloisio

Documenta per la prima volta in tutta l’Asia un intervento neurochirurgico che non ha precedenti noti nel continente a quella data Due bambini, di tre

IL DOSSIER Individuate 79 iscrizioni inedite in un corridoio tra i teatri e via Stabiana grazie alla fotografia computazionale Dalle dichiarazioni d’amore alle offese, fino

La sensazionale scoperta è frutto di un lavoro di collaborazione tra i ricercatori dell’ateneo del capoluogo pugliese e i loro colleghi dell’università di Firenze e
