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Stessa posizione anche per gli altri indagati. Hanno respinto tutte le accuse nel corso degli interrogatori di garanzia davanti al gip del tribunale di Lecce Francesca Mariano. A cominciare dall’ex presidente del consiglio comunale Pietro Guadalupi, coinvolto nell’inchiesta sulla presunta ricostituzione della frangia tuturanese della Sacra Corona Unita. Assistito dal suo legale, l’avvocato Danilo Di Serio, Guadalupi ha negato di aver avuto un ruolo di “facilitatore” in un presunto episodio estorsivo, cioè di aver messo in contatto un imprenditore con ambienti criminali. Provato dalla detenzione – si trova nel carcere di Borgo San Nicola – ha sostenuto di essere estraneo ai fatti e, anzi, vittima del sistema emerso nell’indagine. Una linea difensiva che punta anche su alcune intercettazioni, nelle quali soggetti vicini al clan parlerebbero di un “Guadalupi” con toni minacciosi: secondo la difesa, si tratterebbe proprio dell’ex politico, che sarebbe quindi stato oggetto di pressioni. Nelle prossime ore, la difesa potrebbe presentare ricorso al Riesame. Davanti al gip ha risposto anche Mauro Iaia, ritenuto dagli inquirenti vicino agli ambienti del clan. Secondo la ricostruzione della Dda di Lecce, sarebbe stato coinvolto in un percorso di avvicinamento alla criminalità organizzata, fino a un incontro con esponenti del gruppo guidato da Salvatore Buccarella, dopo il quale si sarebbe messo a disposizione del clan. Anche lui, però, ha respinto ogni addebito. Stessa posizione per Adriano Vitale, chiamato a rispondere di un’altra ipotesi di estorsione. Al giudice ha spiegato che i rapporti con le presunte vittime erano esclusivamente di natura lavorativa, e non legati ad attività illecite. L’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Brindisi, ha portato a misure cautelari nei confronti di quattro persone: uno risponde anche di associazione mafiosa, gli altri di diversi episodi estorsivi.

Si tratta di Alessandro Blasi, 44 anni, originario di San Pietro Vernotico. È stato arrestato anche il quarto uomo coinvolto nell’operazione “Colemi”, il blitz condotto dalla polizia contro la frangia tuturanese della Sacra corona unita che ha portato in carcere, tra gli altri, l’ex presidente del consiglio comunale di Brindisi Pietro Guadalupi. Si tratta di Alessandro Blasi, 44 anni, originario di San Pietro Vernotico, che nella mattinata di ieri era riuscito a sottrarsi alla cattura fuggendo dalla propria abitazione, probabilmente passando dai tetti. Dopo ore di ricerche serrate, gli agenti della squadra mobile di Brindisi sono riusciti a rintracciarlo e arrestarlo, ponendo fine alla sua breve latitanza.

È stato trovato in una villa nelle campagne tra Fasano e Locorotondo È stato arrestato Onofrio Margaritondo, esponente di vertice della Sacra Corona Unita, latitante dal 2023. I carabinieri di Brindisi lo hanno trovato in una villa nelle campagne tra Fasano e Locorotondo. Il 49enne di Fasano era affiliato al clan della S.C.U. “dei mesagnesi” ed è definito dagli inquirenti come storico referente di organizzazioni criminali albanesi nel territorio e responsabile tra l’altro di traffico internazionale di sostanze stupefacenti e di traffico di extracomunitari. L’uomo nel 2023 era stato destinatario di un’ordine di carcerazione a oltre 7 anni per estorsione e danneggiamento. Durante le perquisizioni sono stati trovati 1 pistola clandestina, denaro e documenti falsi. Il proprietario dell’immobile e la sua compagna sono stati denunciati per favoreggiamento aggravato.     

È accaduto nel carcere di Palermo Ha cercato di consegnare un cellulare a un detenuto del carcere di Palermo, per questo un avvocato del foro di Brindisi è stato arrestato. Il legale aveva chiesto un colloquio con il suo assistito, condannato in primo grado a 20 anni accusato di fare parte della Sacra Corona Unita. Gli agenti della polizia penitenziaria hanno notato il passaggio di un oggetto, si trattava proprio di un piccolo cellulare.

Fermato lo storico boss Salvatore Buccarella. Secondo la Dda di Lecce aveva riorganizzato il clan con estorsioni, minacce e intimidazioni

Operazioni tra Tuturano, Brindisi e Napoli, eseguite diverse perquisizioni Quattro persone sono state sottoposte a un decreto di fermo dalla Polizia di Stato di Brindisi, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con accuse – a vario titolo – di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione. Tra i destinatari del provvedimento c’è Salvatore Buccarella, 63 anni, noto storico esponente della Sacra Corona Unita, soprannominato “Totò Balla”, recentemente sottoposto a regime di semi-libertà. Gli altri coinvolti sono Vincenzo Schiavone, 47 anni, di Brindisi, Umberto Attanasi, 59enne di San Donaci e il figlio Pasquale, 37 anni. Le operazioni hanno visto l’impiego di agenti della squadra mobile e dei Reparti Speciali, con perquisizioni presso le abitazioni dei fermati, con il sequestro di smartphone e sim. La DDA di Lecce parla di “storici esponenti” della SCU, appartenenti alla frangia dei cosiddetti tuturanesi, con Buccarella che ha contribuito a dare il nome alla consorteria.

Alla Stomeo Zimbalo di Lecce si chiude con una targa e un incontro simbolico il progetto sulla legalità e la memoria della lotta alla Sacra Corona Unita. Intervista: Don Luigi Ciotti, Libera

I soggetti avrebbero agevolato la frangia “Tuturanese” Giornalista: Pamela Spinelli

Coinvolta anche la provincia di Foggia. Le sostanze stupefacenti erano importate dal Sudamerica, dal Marocco e dall’Olanda e distribuite dalla provincia di Brescia su tutto il territorio nazionale Ci sono anche residenti della provincia di Foggia tra le persone interessate da provvedimenti emessi a seguito di una indagine antidroga partita da Brescia. Uno dei due gruppi coinvolti era legato ad esponenti di ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra, Stidda e Sacra Corona Unita. La Polizia di Stato ha arrestato così 45 persone, di cui 30 in carcere, 12 agli arresti domiciliari, 3 con obbligo di dimora. Dalle indagini, che hanno portato a molte perquisizioni, sono emersi due gruppi accusati di associazione per delinquere finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti importate dal Sudamerica, dal Marocco e dall’Olanda e distribuite dalla provincia di Brescia su tutto il territorio nazionale.

Numerosi esponenti della Sacra Corona Unita avevano comprato una serie di locali pubblici. Il denaro illecito veniva reinvestito soprattutto nella creazione di imprese Duro colpo alle organizzazioni criminali operative nel Salento. Beni per 12 milioni di euro sono stati sequestrati da polizia e guardia di finanza a numerosi esponenti della Sacra Corona Unita. Avevano formato due gruppi ben strutturati – uno attivo nella zona di Lecce l’altro nel Basso Salento – specializzati nel traffico di droga e nel riciclaggio. Avevano anche acquisito una serie di locali pubblici come bar e ristoranti e alcuni esercizi commerciali. Ma il denaro illecito veniva reinvestito soprattutto nella creazione di imprese, con la complicità di un ex commercialista. Le imprese venivano affidate a dei prestanome e avevano nel loro libro paga mogli o parenti di detenuti. I soldi venivano elargiti anche a società compiacenti attraverso le quali venivano acquistate auto di lusso utilizzate poi dai pregiudicati e dai loro familiari.

Domani la cerimonia, il riconoscimento per aver istruito i più importanti processi contro la mafia pugliese Il Consiglio Comunale di Mesagne ha conferito con decisione unanime la cittadinanza onoraria ai magistrati pugliesi Antonio Giuseppe De Donno e Michele Emiliano, oggi Presidente della Regione Puglia. Questo il testo della motivazione: “Per la dedizione umana e professionale e l’alto senso di giustizia con cui hanno contribuito all’emancipazione della comunità mesagnese dall’aggressione e dallo stigma della criminalità organizzata”. La cerimonia si terrà domani 25 novembre alle ore 16,00 durante la seduta straordinaria del Consiglio Comunale all’Auditorium del Castello Normanno-Svevo. De Donno ed Emiliano sono stati in prima linea negli anni Novanta nell’istruzione dei più importanti processi contro la Sacra Corona Unita.

Vittime delle estorsioni titolari di pizzerie, ristoranti, bar e pasticcerie, nove quelle coinvolte nelle indagini

Tra gli arrestati c’è anche il referente della Sacra Corona unita di Brindisi Vincenzo Bruno Porta anche in Puglia l’inchiesta dell’Antimafia di Brescia che ha sgominato un traffico internazionale di droga. Tra i 61 arrestati figurano anche il referente della Sacra Corona unita di Brindisi, Vincenzo Bruno, e il cassiere del clan al quale è stato sequestrato quasi un milione di euro in contanti. I due erano in contatto con i vertici dell’associazione attiva in Albania e che vendeva cocaina importata in Italia da Olanda e Spagna. 135 gli indagati in tutta Italia.

Sono accusati di attentati, danneggiamenti e lesioni personali I Carabinieri di Brindisi hanno fermato due ragazzi di San Pietro Vernotico, entrambi minorenni all’epoca dei fatti, ritenuti responsabili di tentate estorsioni a commercianti e imprenditori, danneggiamenti con esplosivi e materiale incendiario e lesioni personali, e legati ad un’associazione di stampo mafioso riconducibile alla frangia tuturanese della Sacra Corona Unita. I due minori, uno dei quali oggi ha 18 anni, erano stati intercettati e pedinati nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Dia di Lecce partita nell’ottobre 2022. Ad uno dei due il capoclan garantiva l’assistenza legale e il suo mantenimento in carcere, provvedendo a fargli pervenire in cella capi d’abbigliamento, scarpe e somme di denaro. L’inchiesta aveva portato all’arresto di quattro persone, tutte di San Pietro Vernotico.

Per la Cassazione Giuseppe Perrone, 57 anni di Trepuzzi condannato all’ergastolo ostativo per un omicidio avvenuto nel ’92 durante gli anni bui della Scu, deve restare in carcere perché potrebbe nuovamente riallacciare legami con la criminalità locale Servizio di Stefania Congedo Montaggio di Donato Colazzo

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