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L’Istat segnala record di risparmio e prudenza nei consumi nonostante il reddito in crescita. Nel terzo trimestre del 2025, le famiglie italiane hanno registrato un forte incremento del potere d’acquisto, secondo i dati diffusi dall’Istat. Il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dell’1,8% rispetto al trimestre precedente, mentre il deflatore implicito dei consumi è cresciuto solo dello 0,2%, segnalando un reale miglioramento della capacità di spesa delle famiglie. Questo incremento rappresenta un fenomeno significativo: si tratta di un aumento del reddito reale e della propensione al risparmio che, se si esclude il periodo Covid, raggiunge livelli massimi dal terzo trimestre del 2009. Nonostante questo, la spesa per consumi finali delle famiglie rimane contenuta, segnalando un atteggiamento prudente nei confronti delle spese quotidiane. Sempre nel terzo trimestre 2025, l’Istat stima che la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici abbia raggiunto l’11,4%, registrando un incremento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Questo aumento riflette una spesa per consumi finali molto più debole rispetto alla crescita del reddito disponibile lordo, che nello stesso periodo è aumentato del 2%, mentre la spesa per consumi è cresciuta solo dello 0,3%. Il dato conferma una tendenza alla prudenza economica delle famiglie italiane, che, pur beneficiando di maggiori risorse, scelgono di accumulare risparmio piuttosto che aumentare i consumi. Questo comportamento ha implicazioni importanti per la ripresa economica e la domanda interna, evidenziando come l’incremento del reddito reale non si traduca automaticamente in maggiore spesa. Oltre al risparmio, l’Istat segnala anche l’andamento degli investimenti delle famiglie consumatrici. Nel terzo trimestre 2025, il tasso di investimento è stimato all’8,5%, in leggera diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. La flessione è legata a un calo degli investimenti fissi lordi dell’1,4%, nonostante l’aumento del reddito disponibile lordo. Questo indica che le famiglie italiane stanno destinando una quota maggiore delle proprie risorse al risparmio, piuttosto che agli investimenti materiali, confermando la tendenza alla cautela in un contesto economico caratterizzato da inflazione contenuta ma anche da incertezza sui mercati. In sintesi, il terzo trimestre 2025 evidenzia un quadro complesso per le famiglie italiane: l’aumento del potere d’acquisto dell’1,8%, la crescita della propensione al risparmio all’11,4%, la spesa per consumi finali ancora debole (+0,3%) e il tasso di investimento in lieve calo (8,5%), a fronte di un aumento del reddito disponibile lordo (+2%). Questi dati confermano come le famiglie italiane abbiano adottato strategie di risparmio e investimento prudenti, pur beneficiando di una maggiore capacità di spesa. Per il settore economico e per le politiche di sostegno ai consumi, questo significa che l’incremento del potere d’acquisto non si traduce automaticamente in un aumento dei consumi, ma può essere indirizzato verso investimenti futuri e sicurezza finanziaria.

Il capoluogo pugliese guida le città del Sud nel risparmio quotidiano: si riesce a tagliare fino a un quinto dello stipendio. Pranzare fuori casa può incidere in modo significativo sul budget mensile delle famiglie italiane, arrivando a pesare fino al 20% del reddito lordo. Secondo un’analisi di Bravo, fintech leader nella gestione del debito, prepararsi il pasto a casa rappresenta un’opportunità concreta di risparmio: in media, chi porta il pranzo da casa può tagliare la spesa di circa 263 euro al mese, pari a quasi 3.200 euro all’anno. La differenza tra mangiare al ristorante o in mensa e consumare il pasto casalingo è notevole: un piatto di pasta, un’acqua e un caffè costano mediamente 16 euro al Nord e 13 euro al Sud, mentre a casa il pasto si attesta intorno a 1,7 euro. Le regioni settentrionali, come Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria e Trentino-Alto Adige, offrono il potenziale di risparmio più alto, con cifre che possono superare i 3.500 euro annui. Al contrario, nel Sud Italia e nelle isole, tra cui Puglia, Sicilia, Sardegna, Molise e Abruzzo, il risparmio annuale resta poco sotto i 2.800 euro, con un divario di quasi 670 euro rispetto al Nord. La spiegazione, secondo gli analisti, risiede principalmente nelle retribuzioni più basse e nei costi più contenuti della ristorazione nelle regioni meridionali. Tuttavia, il quadro cambia se si considera il risparmio in termini percentuali sul reddito mensile: qui, alcune città del Sud Italia scalano la classifica, dimostrando che portarsi il pranzo da casa può rappresentare una vera strategia di gestione del bilancio familiare. Tra le città italiane, Milano guida la classifica assoluta per risparmio annuo, con oltre 3.630 euro potenzialmente risparmiabili, seguita da Monza-Brianza, Parma, Modena e Bologna. Il capoluogo lombardo, con uno stipendio medio mensile lordo di circa 2.780 euro, evidenzia come anche redditi elevati non eliminino il peso della spesa alimentare quotidiana. Nel Sud, invece, le città raggiungono mediamente un risparmio annuo di circa 2.760 euro. Ma se si guarda al risparmio in percentuale sulla busta paga, la situazione cambia radicalmente: Vibo Valentia è in testa con un 22,3% del reddito mensile risparmiabile, seguita da Grosseto (21%) e Imperia (21%). In Puglia, città come Bari, Lecce, Taranto e Foggia mostrano numeri interessanti. A Bari, ad esempio, dove la retribuzione media mensile lorda è inferiore rispetto al Nord, portarsi il pranzo da casa consente di risparmiare una quota significativa del budget familiare, rendendo questa scelta più vantaggiosa in termini percentuali rispetto a molte città settentrionali. Anche Lecce e Taranto beneficiano di un impatto simile: pur con un costo del pasto fuori leggermente inferiore rispetto al Nord, il risparmio in percentuale sul reddito può superare il 19%, offrendo una boccata d’ossigeno a chi ha un reddito medio-modesto. Foggia e le altre città pugliesi confermano questa tendenza, sottolineando come il Sud Italia, pur con spese assolute inferiori, trovi nel pranzo casalingo un vero strumento di risparmio familiare. Anche in Basilicata, centri come Potenza e Matera evidenziano la stessa dinamica: il costo medio di un pranzo fuori è inferiore rispetto al Nord, ma il reddito più basso fa sì che portarsi il pasto da casa rappresenti una soluzione di grande impatto economico per i lavoratori e i professionisti della regione. La scelta di consumare il pranzo preparato a casa non è solo una questione di risparmio, ma anche di gestione intelligente del budget mensile, soprattutto in un contesto dove il costo della vita sta aumentando e i redditi restano relativamente contenuti.

Primo appuntamento al quartiere Salinella. Ma sarà così ogni domenica a rotazione nei quartieri. Buona la prima: soddisfatti commercianti e consumatori. Servizio di Francesco Persiani intervista a Gianni Castellano, fivag cisl

Taranto, tornano mercati rionali di domenica

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