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Procura di Trani

Gli indagati avrebbero prodotto inquinamento chimico e alterazione delle acque sotterranee e di falda nell’intero comprensorio. La Procura di Trani ha disposto accertamenti nell’ambito di una inchiesta sull’inquinamento ambientale a Molfetta, nel Barese. Il fascicolo contesta, a vario titolo, i reati di disastro ambientale e scarico illecito di reflui industriali a imprenditori, società, dirigenti e funzionari del Consorzio per l’area di sviluppo industriale (Asi) di Bari, del settore Ambiente della Città Metropolitana di Bari e del Comune di Molfetta. Gli indagati avrebbero prodotto inquinamento chimico e alterazione delle acque sotterranee e di falda nell’intero comprensorio Asi a Molfetta. Il personale del Nucleo speciale d’intervento del comando generale delle Capitanerie di porto ha eseguito il sequestro “preventivo impeditivo totale o parziale di alcune aziende” che si trovano nel “comprensorio Asi, con contestuale imposizione della amministrazione giudiziaria”. I sigilli sono stati apposti anche a “undici sistemi di pozzi disperdenti utilizzati dal Consorzio” che sarebbero stati usati per immettere in modo “abusivo e diretto acque reflue industriali direttamente nelle acque di falda”. La Procura ha inoltre richiesto il commissariamento giudiziale del Consorzio e di “Asi Spa”, società partecipata dal Consorzio. Gli indagati per i quali sono stati chiesti arresti e misure interdittive verranno sottoposti ad interrogatorio preventivo.

L’uomo è deceduto due anni fa. Torniamo a parlare di un presunto caso di malasanità per il quale tre medici del pronto soccorso di Bisceglie sono indagati. La Procura di Trani ha chiesto l’archiviazione ma i familiari di Pasquale Crocetti, 62 anni di Trani ma residente fin dall’infanzia a Varese, deceduto due anni fa, hanno fatto opposizione. Riprese e montaggio Cosimo CaragiuloInterviste a Francesca e Marianna Crocetti, figlie di Pasquale

Alcune attività commerciali sono state chiuse per consentire il lavoro di campionatura. Sono in corso le indagini da parte della Procura di Trani per accertare se il decesso di un uomo diAndria, avvenuto il 9 marzo scorso, sia stato provocato da una infezione da listeria, batterio che si contrae dall’assunzione di cibi contaminati. Pare che la vittima avesse un quadro clinico complesso. Il servizio veterinario igiene degli alimenti di origini animale della Asl Bat sta svolgendo indagini. Intanto alcune attività commerciali sono state chiuse per consentire il lavoro di campionatura.

Il cadavere del 53enne fu trovato nell’aprile 2025. Una donna di 69 anni è stata arrestata con l’accusa di aver ceduto ad un 53enne una dose di cocaina che, una volta iniettata per via endovenosa, aveva provocato la morte dell’uomo. L’indagata si trova in carcere su disposizione della magistratura di Trani. Le indagini della Procura di Trani, delegate alla Squadra Mobile della Questura di Barletta-Andria-Trani, erano state avviate dopo la morte del 53enne andriese, il cui cadavere fu trovato nella sua auto nell’aprile 2025. Le intercettazioni e l’analisi dei sistemi di video-sorveglianza hanno consentito agli investigatori di acquisire elementi a carico della spacciatrice 69enne.

Si tratta di due diverse indagini, condotte dalla guardia di finanza e coordinate dalla Procura di Trani, risalenti agli ultimi tre anni. Beni per un valore complessivo di 550mila euro sono stati confiscati a due imprese di Trani e Barletta, accusate di gestione illecita di rifiuti. Gli accertamenti investigativi relativi alla società di Barletta, attiva nel settore del recupero per il riciclaggio dei rifiuti solidi e biomasse, sono iniziati nel 2021 quando fu accertata la gestione di rifiuti da materiali inerti provenienti da demolizioni in quantità 22 volte superiori rispetto al limite stoccabile autorizzato e pari a mille tonnellate. Sarebbe stata realizzata una discarica abusiva estesa per 40mila metri quadrati e cinque volte più grande rispetto a quanto previsto dalle autorizzazioni in possessodell’impresa. La discarica sarebbe stata creata senza pavimentazione impermeabilizzata che ha provocato la caduta nel sottosuolo delle acque meteoriche di dilavamento dei rifiuti. Nell’aprile2023 il Tribunale di Trani ha disposto il sequestro dell’azienda e di 534mila euro riconducibili al guadagno illecitamente ottenuto tra il 2019 e il 2021. L’altra inchiesta ha riguardato una impresa di Trani attiva nella raccolta e lavorazione vetro e rottami di vetro. L’azienda ha gestito la raccolta e la frantumazione ma non il recupero di rottami vetrosi impuri, in quantità doppia rispetto al titolo autorizzativo di 6.650 tonnellate. Anche in questo caso, il Tribunale hadisposto il sequestro del compendio aziendale e di 1,26 milioni di euro, quale profitto illecito per il triennio 2022-2024.

Le indagini della polizia dovranno chiarire la natura del rogo. Al momento non si esclude nessuna ipotesi. La Procura di Trani ha aperto un’inchiesta sull’incendio che ieri sera, 5 febbraio, a Barletta ha distruttol’auto del giornalista Adriano Antonucci. L’ipotesi di reato è danneggiamento a seguito di incendio e al momento si procede contro ignoti. L’auto, che è stata sequestrata, era parcheggiata non lontano dalla abitazione del cronista. Le indagini della polizia dovranno chiarire la natura del rogo. L’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona potrà aiutare gli investigatori. Al momento non si esclude nessuna ipotesi. Al giornalista sono stai rivolti diversi messaggi di vicinanza e solidarietà tra cui quella del sindaco di Barletta, Cosimo Cannito. “La più sincera solidarietà e vicinanza umana al giornalista Adriano Antonucci. Sono al fianco di chi, con professionalità e passione, racconta la nostra città. Ad Adriano va tutto il mio sostegno e quello dell’amministrazione comunale. Confido nel lavoro delle forze dell’ordine affinché si possa fare luce sull’accaduto”.

La Procura di Trani ha aperto un’indagine. Ad agire un commando di almeno 4 persone. Un’autocisterna carica di olio extravergine di oliva è stata assaltata mentre percorreva le campagne tra Castel Del Monte e l’Alta Murgia. L’autista è stato sequestrato, bendato e poi abbandonato nell’agro di Rutigliano. Il tir è stato poi trovato completamente vuoto nella zona di Cerignola. Ad agire, nella notte tra lunedì e martedì, sarebbe stato un commando composto da almeno quattro persone. Hanno affiancato l’autocisterna con una vettura di grossa cilindrata e hanno puntato le armi contro il conducente, costringendolo a fermarsi. Poi si sono impadroniti del mezzo e lo hanno svuotato. L’autocisterna trasportava circa 500 quintali di olio, per un valore stimato di oltre 300mila euro. La procura di Trani ha aperto un’indagine. Le rapine ai tir carichi di olio, il cosiddetto oro verd, diventano sempre più frequenti: appena un mese fa un colpo simile è stato messo a segno a Canosa di Puglia.

Operazione della Gdf coordinata dalla Procura di Trani Sono 57 gli indagati di cui 54 persone fisiche e tre enti che rispondono di 84 ipotesi di reato tra associazione per delinquere, danneggiamento e deturpamento di beni paesaggistici, inquinamento, disastro ambientale. Avrebbe pescato in modo abusivo datteri di mare devastando il fondale marino a largo delle coste di Molfetta. La vasta operazione è stata condotta dagli uomini della capitaneria di porto a Molfetta. In carcere sono finite 25 persone, altre 10 sono state sottoposte agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, tre a obblighi di dimora e 11 a divieti di dimora e di esercitare attività di impresa. La costa battuta dagli indagati partiva da Molfetta e arrivava a Barletta. “Una vendita da oltre mezzo milione di euro con un danno inestimabile per l’ambiente”, ha evidenziato il comandante della capitaneria di porto di Molfetta, il capitano di fregata Raffaello Muscariello. Utili sono state le intercettazioni telefoniche. Secondo quanto accertato, gli indagati erano divisi “in tre gruppi che collaboravano tra di loro, si scambiavano i mezzi, sceglievano le giornate “per non sovrapporsi nelle attività”. Per il capo della Procura di Trani, Renato Nitti, “c’era il dattarolo che con bombola e martello si immergeva per recuperare i datteri, c’era chi si occupava della intermediazione con pescherie, ristoranti e singoli acquirenti. Insomma, una filiera ben strutturata”.

Tra loro vecchie conoscenze delle forze dell’ordine e nuove leve, molte delle quali insospettabili 30 ordinanze di custodia cautelare vengono eseguite in queste ore dalla Polizia di stato ad Andria in un’operazione coordinata dalla procura di Trani. Si tratta di soggetti accusati di aver creato, nel comune andriese, una fitta rete di spaccio di sostanze stupefacenti. Tra loro vecchie conoscenze delle forze dell’ordine e nuove leve, molte delle quali insospettabili. Degli indagati, che sono di Andria e hanno un’età compresa tra i 19 e i 64 anni, venti sono finiti in carcere e dieci agli arresti domiciliari. Tra loro vi è è una donna. Dalle indagini degli agenti è emerso che sei distinti gruppi di spaccio operavano ad Andria, ciascuno nella propria zona. I contatti con i clienti venivano gestiti da centralinisti che concordavano telefonicamente ora e luogo d’incontro. Erano poi i pusher con monopattini o bici elettriche a effettuare le consegne.

L’inchiesta è della Procura di Trani. Un uomo di Bisceglie è ai domiciliari, gli altri di Andria sono in carcere Sono tutti considerati responsabili di un sequestro lampo di un imprenditore. Si tratta di sette persone tra i 78 e i 36 anni che sono state arrestate dagli agenti della squadra mobile di Andria. Il 78enne di Bisceglie si trova agli arresti domiciliari, gli altri tutti di Andria e con precedenti penali sono in carcere. Tra loro ci sono anche un padre e suo figlio. Le accuse, contestate a vario titolo, sono di sequestro di persona a scopo di rapina, tentata rapina aggravata dall’uso di armi e detenzione di banconote false. Gli indagati, secondo l’inchiesta “Game over” coordinata dalla procura di Trani, sono in tutto 8.

La procura di Trani definirà il capo d’accusa per il 64enne che avrebbe adescato la minore e tentato di abusarne Servizio: Linda Cappello

Si tratta di beni mobili e immobili, incluse le somme depositate sui conti correnti. E anche due cani Due mesi dopo la morte del compagno si presenta davanti ad un notaio e tira fuori un testamento olografo in cui lo stesso la nomina erede universale. Peccato però che secondo la procura di Trani il testamento sia falso. La donna, una 50enne residente a Canosa, ha ricevuto nelle scorse settimane un avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato dalla sezione di polizia giudiziaria e firmato dal pubblico ministero Marcello Catalano. Servizio di Linda Cappello

Secondo la difesa, il gip avrebbe ripreso le argomentazioni addotte dalla Procura nella richiesta di arresto, senza motivare adeguatamente ed esprimere valutazioni autonome sul quadro indiziario Il Tribunale del Riesame ha scarcerato Vincenzo Chiumarulo e Roberto Ortalizio, entrambi baresi, arrestati il 13 maggio scorso nell’ambito di un’operazione antidroga condotta dai carabinieri della compagnia di Molfetta e coordinata dalla procura di Trani. Ha trovato accoglimento uno dei motivi rappresentati dall’avvocato Nicola Lerario: secondo la difesa, il gip avrebbe ripreso le argomentazioni addotte dalla Procura nella richiesta di arresto, senza motivare adeguatamente ed esprimere valutazioni autonome sul quadro indiziario. I due indagati sono stati rimessi in libertà.  di Linda Cappello

Indagine lampo della Squadra Mobile sul ferimento di un ragazzo, vero obiettivo dell’agguato e una ragazza, ferita per sbaglio

Dovrà difendersi dalla richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Trani E’ oggi il giorno della verità per Tommaso Minervini, sindaco di Molfetta, per il quale la Procura di Trani ha chiesto l’arresto ai domiciliari per una serie di reati riconducibili alla sua attività di pubblico amministratore. In mattinata Minervini sarà interrogato dal gip Marina Chiddo che deciderà se accettare la richiesta della Procura o rigettarla.

L’ipotesi di reato è danneggiamento a seguito di incendio La Procura di Trani ha aperto un’inchiesta per fare chiarezza su quanto accaduto a Spinazzola, dove l’auto della moglie del vicepresidente della Provincia Bat, Lino Di Noia, è stata incendiata. L’ipotesi di reato è danneggiamento a seguito di incendio e per ora è contro ignoti. Sull’accaduto indagano icarabinieri.

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