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C’è la testimonianza di una persona, che ha riferito di averlo visto in volto con ancora in mano il coltello sporco di sangue. È stato convalidato il fermo di Maurizio Pastore, il 42enne barese accusato di aver ucciso a coltellate il 39enne Amleto Magellano sabato scorso in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi. L’uomo, interrogato oggi dal gip, si è avvalso della facoltà di non rispondere: il giudice, in seguito alla convalida, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’accusa è quella di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà . Contro Pastore c’è la testimonianza di una persona, che ha riferito di averlo visto in volto con ancora in mano il coltello sporco di sangue. Il movente, al momento, non è ancora chiaro, ma la moglie della vittima ha riferito che in passato Pastore avrebbe cercato di colpire il 39enne con un martello, per questioni legate alla ristrutturazione di un bagno. Magellano è stato colpito con più fendenti al torace, ed è deceduto poco dopo il suo arrivo al Policlinico. 

La Suprema Corte mette la parola fine alla vicenda giudiziaria della morte del 23enne albanese Qamil Hyrai, avvenuta nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione  Non fu omicidio volontario, ma una tragica fatalità. Dopo 11 anni la Corte di Cassazione mette la parola fine alla vicenda giudiziaria della morte del pastore albanese di 23 anni, Qamil Hyrai, avvenuta il 6 aprile 2014, nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del Procuratore generale contro la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Taranto che aveva annullato la condanna a 21 anni e 4 mesi di reclusione a carico del datore della vittima, Giuseppe Roi, 42 anni di Copertino emessa dalla corte d’Assise d’Appello di Lecce. Roi era accusato di avere ucciso il pastore mentre sparava per divertimento contro un frigorifero incurante che il pastore stesse dietro il muro di cinta. Nel primo grado di giudizio Roi era stato condannato a 30 anni di reclusione.

Riqualificato in omicidio colposo – ormai prescritto – il reato di cui era accusato l’allevatore di Porto Cesareo Giuseppe Roi La Corte d’Assise d’Appello di Taranto ha riqualificato in omicidio colposo – ormai prescritto – il reato di cui era accusato l’allevatore di Porto Cesareo Giuseppe Roi, accusato di aver sparato e ucciso il pastore albanese di 23 anni, Qamil Hyrai, morto il 6 aprile del 2014 nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione. In passato, l’imputato era stato condannato a 21 anni con l’accusa di omicidio volontario, verdetto poi annullato dalla Corte di Cassazione. Roi, appassionato di armi, colpì la vittima mentre si stava esercitando a sparare. Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Roberto Eustachio Sisto e Francesca Conte

Come da tradizione duecento donne hanno attraversato il paese con l’abito simbolo della sposa di un tempo Servizio di Pietro Loffredo Interviste: Matteo Vocale – Sindaco di San Nicandro Garganico Anna Maria Fallucchi – Senatrice Fratelli d’Italia

L’episodio avvenne nelle campagne di Porto Cesareo. Vittima un 23enne albanese 21 anni e 4 mesi in appello per l’imprenditore Giuseppe Roi, 40 anni, di Porto Cesareo, accusato di aver ucciso un suo dipendente, Qamil Hyrai, 23 anni, di origine albanese, con un colpo di pistola alla fronte. L’episodio di cronaca si verifico’ in una campagna mentre il giovane pastore portava al pascolo il gregge. All’origine della tragedia, forse, un errore. La Corte presieduta da Vincenzo Scardia ha dato ragione all’accusa riducendo tuttavia la pena da 30 a 21 anni e 4 mesi. 

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