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Economia meridionale in recupero, occupazione in aumento e nuove opportunità di sviluppo, ma persistono divari e criticità attuative. Il Check-up Mezzogiorno 2025, realizzato da Confindustria e SRM – Centro Studi collegato a Intesa Sanpaolo, restituisce l’immagine di un Mezzogiorno in progressivo recupero, caratterizzato da un rafforzamento strutturale dell’economia. Negli ultimi anni la crescita economica del Sud, trainata dagli investimenti, risulta più sostenuta rispetto al resto del Paese, pur in un contesto macroeconomico e geopolitico complesso. I divari storici territoriali non sono ancora superati, ma il cambio di passo appare ormai evidente e apre una traiettoria credibile di convergenza. Nel 2025, l’Indice sintetico dell’economia meridionale raggiunge quota 641,9, collocandosi tra Centro (666,5) e Nord (630), con un incremento di 6,1 punti dopo il rallentamento registrato nel 2024. Il PIL del Mezzogiorno cresce del +7,7% nel periodo 2019–2024, superando la media nazionale (+5,8%). Nel 2024 la crescita si attesta allo 0,7%, con prospettive di rafforzamento nel 2026, anche grazie all’attuazione del PNRR. Il PIL pro-capite sale a 22mila euro, restando tuttavia inferiore alla media italiana. Il mercato del lavoro nel Sud registra una crescita dell’occupazione del +0,8%, superiore al dato nazionale, ma permangono criticità strutturali, legate al costo del lavoro e al mismatch delle competenze. Il superamento della Decontribuzione Sud e le difficoltà applicative della nuova fase rendono necessarie risposte chiare e coerenti di politica economica. Il tessuto produttivo meridionale continua a evolversi: a fronte di una lieve riduzione del numero complessivo di imprese, in linea con il resto del Paese, cresce il numero delle società di capitali (+4,0%), segnale di un graduale irrobustimento della struttura imprenditoriale. Più fragile l’andamento dell’export del Mezzogiorno, che nel 2025 mostra una fase di debolezza, pur con la manifattura che resta il pilastro delle esportazioni, rappresentando oltre il 93% del totale. Un ruolo decisivo nel sostenere questa fase di crescita è svolto dalle politiche pubbliche, che hanno contribuito in modo determinante alla tenuta del sistema produttivo e all’attivazione degli investimenti. Il Check-up Mezzogiorno aggiorna i dati relativi al credito d’imposta per gli investimenti nella ZES Unica Mezzogiorno e alle autorizzazioni uniche, confermandone la piena efficacia.Nel 2025 sono state presentate 10.493 domande di credito d’imposta (+52%), per un valore di 3,64 miliardi di euro, che hanno attivato oltre 7,3 miliardi di investimenti. Le autorizzazioni uniche nella ZES Unica confermano il successo di un modello basato sulla semplificazione amministrativa: a inizio 2026 si contano oltre mille autorizzazioni, con circa 6 miliardi di investimenti diretti e oltre 17mila posti di lavoro creati, senza considerare gli effetti indiretti e moltiplicativi. Il PNRR nel Mezzogiorno rappresenta un’ulteriore leva strategica, con oltre 110mila progetti concentrati nel Sud. Tuttavia, permangono criticità nell’attuazione: a fronte delle risorse assegnate, risultano liquidati 14,5 miliardi di euro, con un tasso di pagamento del 27%, inferiore a quello del Centro-Nord. La programmazione 2014–2020 della politica di coesione si è chiusa positivamente, raggiungendo tutti gli obiettivi di spesa. Diversamente, la programmazione 2021–2027 mostra un livello di avanzamento ancora contenuto, nonostante la revisione di metà periodo sia ormai consolidata. Nel complesso, il Check-up Mezzogiorno 2025 conferma la centralità del “Fattore Mezzogiorno”, inteso come combinazione virtuosa di crescita economica, politiche pubbliche efficaci e capacità imprenditoriale. Resta tuttavia concreto il rischio di rallentamento e di riapertura dei divari, soprattutto in un contesto internazionale incerto. «Per consolidare la crescita e trasformarla in sviluppo strutturale – ha dichiarato Natale Mazzuca, Vice Presidente di Confindustria per le Politiche Strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno – è fondamentale garantire certezza delle regole, continuità degli strumenti e coerenza delle politiche in una visione di medio-lungo periodo. Occorre rafforzare la ZES Unica Mezzogiorno, attrarre grandi imprese, sviluppare filiere innovative, riequilibrare gli investimenti territoriali e definire una strategia chiara per il post-PNRR». «Il Check-up Mezzogiorno – ha sottolineato Massimo Deandreis, Direttore Generale di SRM – evidenzia un chiaro cambio di passo nella crescita del Sud, con un +7,7% di PIL tra il 2019 e il 2024, circa due punti percentuali in più della media nazionale. Un Mezzogiorno più solido è oggi un fattore chiave di competitività per l’Italia e può svolgere un ruolo strategico nel nuovo scenario geoeconomico euromediterraneo, come hub produttivo, infrastrutturale ed energetico».

L’Ufficio parlamentare di bilancio: Pil in accelerazione nell’ultimo trimestre grazie alla domanda interna, occupazione stabile e inflazione contenuta. L’economia italiana arriva alla fine del 2025 con segnali di rafforzamento, ma senza perdere l’equilibrio precario su cui cammina. La crescita c’è, sostenuta soprattutto dalla domanda interna, ma lo sguardo resta rivolto a un orizzonte ancora incerto, segnato dai rischi globali, dagli umori dei mercati finanziari e dagli effetti sempre più tangibili del cambiamento climatico. È questo il quadro che emerge dalla Nota congiunturale di febbraio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che fotografa un Paese in ripresa lenta, più solida nei fondamentali interni ma esposto a fattori esterni difficili da governare. Dopo una fase di quasi stagnazione nei trimestri centrali dell’anno, il Pil italiano ha accelerato nel quarto trimestre del 2025, registrando una crescita dello 0,3%. Un risultato attribuito in larga parte alla tenuta dei consumi e alla spinta della domanda interna, che ha compensato un contesto internazionale meno favorevole. Su base annua, secondo le stime preliminari, il prodotto interno lordo sarebbe cresciuto dello 0,7%, anche se il dato finale potrebbe risultare inferiore di due decimi di punto a causa dell’aggiustamento per i giorni lavorativi, tre in meno rispetto al 2024. Il mercato del lavoro offre segnali di stabilità, più che di slancio. Durante l’estate è aumentato l’input di lavoro, trainato soprattutto dal recupero delle ore lavorate per addetto, in particolare nella manifattura e nei servizi. Nello scenario previsivo dell’Upb, l’occupazione continuerà a crescere a ritmi contenuti, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi intorno al 6%. Resta però un nodo irrisolto: i salari. La dinamica retributiva continua a essere moderata e il divario negativo delle retribuzioni reali rispetto al periodo pre-pandemico rimane ampio. In altre parole, si lavora di più, ma il potere d’acquisto non ha ancora recuperato le perdite accumulate negli ultimi anni. Sul fronte dei prezzi, il quadro è più rassicurante. L’inflazione si mantiene contenuta, attestandosi intorno all’1,5% nel 2025, un livello inferiore rispetto alla media dell’area euro. I consumi delle famiglie crescono, ma lo fanno con cautela. L’atteggiamento prudente è confermato da una propensione al risparmio che nel terzo trimestre del 2025 ha raggiunto l’11,4%, circa quattro punti percentuali in più rispetto ai livelli pre-pandemici. Famiglie e imprese, secondo l’Upb, mantengono aspettative orientate alla stabilità, senza eccessi di ottimismo ma neppure segnali di allarme immediato. Anche gli investimenti tengono: il tasso di investimento resta intorno al 23% del Pil, un valore elevato nel confronto storico e indicativo di una struttura produttiva che continua a scommettere sul medio periodo.

Imprese sempre in difficoltà a reperire figure specializzate Servizio di Anna De Feo, montaggio di Pasquale D’Attoma. Intervista a Gianluca Budano, Direttore Arpal Puglia

L’esponente M5s manifesta i timori su salute e occupazione Servizio di Stefania Rotolo; intervista a on: Patty L’abbate (M5s);

La difficoltà attuale delle aziende è trovare personale esperto in intelligenza artificiale I dati forniti dalla società di recruiting Hays Italia hanno registrato difficoltà, da parte delle aziende, a rintracciare ed assumere esperti di intelligenza artificiale. Questa nuova sfida si inserisce in un contesto occupazionale che in Puglia risulta in crescita. Il tasso di occupazione è passato dal 45,5% del 2018 al 51,2% del 2024. Secondo la stessa indagine di Hays Italia, da maggio a luglio 2025 sono previste 111.670 nuove assunzioni: un dato che rappresenta il +13,2% rispetto alle assunzioni registrate nello stesso periodo del 2024.

Il sindacato ha dato il via a un’operazione verità sui dati relativi all’occupazione Servizio di Guglielmina Logroscino Montaggio di Orazio Corbacio

Il ministro dell’Agricoltura, intervenendo in streaming al festival delle Regioni, apre alla possibilità di impiegare nuova manodopera straniera a patto che siano regolamentati i flussi dall’estero Servizio di Anna De Feo Riprese di Roberto Cofano Intervista a Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura

Banca d’Italia: in aumento le assunzioni nel commercioe nel turismo. Male le costruzioni Nel 2023 in Puglia l’occupazione è cresciuta del 2,1% anche se con minore intensità rispetto all’anno precedente. Tuttavia il trend positivo dell’ultimo triennio ha permesso di superare i livelli pre pandemia di circa 76mila unità. E’ quanto emerge dall’ultimo report della Banca d’Italia sull’economia pugliese. Il tasso di disoccupazione è diminuito all’11,6%, ma resta superiore alla media italiana di circa 4 punti. Le assunzioni sono cresciute nei servizi, nel commercio e nel turismo, mentre sono diminuite nelle costruzioni. Secondo il direttore della sede di Bari della Banca d’Italia, Sergio Magarelli, “la crescita ha indubbiamente rallentato, ma la situazione delle imprese pugliesi resta positiva, solida dal punto di vista patrimoniale e finanziario”. 

Grazia, un marito e due figli minorenni, ha aspettato per anni una casa popolare Servizio: Guglielmina Logroscino Riprese e montaggio: Roberto Cofano Interviste: Grazia Di Bari; Giuseppe Nitti, sindaco di Casamassima.

Presentato il progetto di collaborazione tra scuole medie del territorio e Confindustria. Conoscere subito le aziende del territorio per orientare gli studi e quindi il lavoro. Servizio di Francesco Persiani Int. Vito Alfonso Int. Anda Furfaro

Il 2022, ha fatto registrare un +6,7% del Pil Pugliese rispetto all’anno precedente. Dato più alto della media nazionale Intervista a: Giuseppe Deleonardis, Presidente Comitato Regionale Inps Puglia; Roberto Ghiselli, Presidente Civ Inps; Vincenzo Tedesco, Direttore Regionale Inps Puglia Servizio di Guglielmina Logroscino Riprese e montaggio di Roberto Cofano

Dal 2019 al 2023 il numero degli occupati è aumentato di 100 mila unità La Puglia è la locomotiva dell’occupazione nel Mezzogiorno d’Italia. Lo certifica uno studio dei consulenti del lavoro. Dal 2019 al 2023 il numero degli occupati è aumentato di 100 mila unità, un incremento pari all’8,6%. Seguono Sicilia e Calabria. In Puglia il tasso di occupazione è passato dal 44,6% del 2019 al 49,8% di quest’anno. Tra le fasce più richieste dal mercato del lavoro quella tra i 15 e i 34 anni e quella tra i 55 e i 64 anni.

Secondo il segretario generale della Cgil, uno dei problemi principali è la tendenza verso a precarizzazione del lavoro Intervista a: Maurizio Landini Segr. Gen. Cgil; Massimiliano Giansanti pres. Confagricoltura Servizio di Stefania Rotolo Riprese e montaggio di Massimo D’Olimpio

Il commento presidente dell’Unpli Puglia a margine dell’incontro alla Lum Intervista a: Rocco Lauciello, pres. regionale Unpli Puglia Aps

La perdita di così tanti posti di lavoro porterebbe l Vulture Melfese a diventare una delle più gravi aree di crisi del Paese Sarebbero 14mila i posti di lavoro a rischio, tra dipendenti diretti e indotto, nel caso di una chiusura totale dello stabilimento Stellantis. A Riferirlo è il rapporto dell’Ires Cgil “L’automotive in Basilicata e in provincia di Potenza. Scenari futuri e possibili impatti sul territorio”, il quale evidenzia che la scomparsa di un così alto numero di lavoratori farebbe scendere di sette punti percentuale il Pil della Basilicata. “La provincia diPotenza perderebbe il 16% dei suoi addetti totali ed il 50% dei suoi addetti manifatturieri – ha precisato Riccardo Achilli direttore Ires Cgil Basilicata – e il Vulture Melfese diverrebbe una delle più gravi aree di crisi del Paese, perdendo il 38% della sua occupazione totale ed il 77% di quella manifatturiera”

I dati diffusi dall’Osservatorio economico Aforisma In Puglia aumentano gli occupati mentre diminuiscono i disoccupati e gli inattivi. È quanto emerge dallo studio condotto dall’Osservatorio economico Aforisma, diretto da Davide Stasi. Nel 2022 l’aumento del numero degli occupati è stato di 60mila unità (da 1.207.000 a 1.267.000). Il numero dei disoccupati è sceso di 31mila unità mentre quello degli inattivi è calato di 49mila unità. Il tasso di occupazione sale dal 54,8 % al 56,3%. La maggior parte degli occupati lavora nel settore dei servizi (679mila); segue il commercio (193mila); l’industria (182mila), l’agricoltura (108mila) e le costruzioni (104mila). “Si tratta – spiega Davide Stasi – di dati positivi che, però, non si traducono in un miglioramento dei livelli di benessere della nostra società. Anzi, spesso celano situazioni di precariato e sfruttamento. Per questo risulta importante affrontare il tema della giusta retribuzione e salario minimo”.

Illustrati, a Bari, i pacchetti europei di sostegno all’economia e alla crescita dell’occupazione Servizio di Francesco Iato Intervista a Michele Emiliano, Presidente Regione Puglia

Lollobrigida: incentivare l’occupazione

Il ministro dell’Agricoltura, intervenendo in streaming al festival delle Regioni, apre alla possibilità di impiegare nuova manodopera straniera a patto che siano regolamentati i flussi

Puglia, aumentano gli occupati

I dati diffusi dall’Osservatorio economico Aforisma In Puglia aumentano gli occupati mentre diminuiscono i disoccupati e gli inattivi. È quanto emerge dallo studio condotto dall’Osservatorio economico Aforisma, diretto da Davide Stasi.

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