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mafia garganica

La scarcerazione viene osservata con attenzione dagli investigatori, anche alla luce dei nuovi equilibri della mafia garganica e delle recenti inchieste. Armando Li Bergolis torna in libertà. Il 51enne di Monte Sant’Angelo, ritenuto dagli investigatori uno dei nomi storici della mafia garganica e figura di vertice del clan dei “montanari” Li Bergolis-Miucci, ha lasciato il carcere dopo una lunga detenzione trascorsa in parte anche al 41 bis. La sua scarcerazione riporta l’attenzione sulle sanguinose faide che per decenni hanno segnato il Gargano, prima contro il gruppo Primosa-Alfieri e successivamente contro gli ex alleati Ricucci, in una lunga scia di omicidi e regolamenti di conti. Il nome di Li Bergolis compare nelle carte del processo “Iscaro-Saburo”, il maxi procedimento che certifico’ l’esistenza della mafia garganica. In quel processo Armando Li Bergolis venne condannato a 27 anni di carcere, stessa pena inflitta al fratello Matteo,mentre Franco Li Bergolis fu condannato all’ergastolo. Armando Li Bergolis è stato per anni indicato dagli inquirenti come uno dei riferimenti più influenti della criminalità del promontorio. La scarcerazione viene ora osservata con attenzione dagli investigatori, anche alla luce dei nuovi equilibri della mafia garganica e delle recenti inchieste sul territorio. 

Quelle più pesanti inflitte a Pietro La Torre, all’ergastolano Matteo Lombardi e Francesco Scirpoli. Ventidue condanne, a complessivi 180 anni di reclusione, e due assoluzioni nel processo di primo grado alla mafia garganica denominato ‘Omnia Nostra’, sul racket nel settore ittico. Il verdetto, dopo nove ore di camera di consiglio, è stato emesso dal Tribunale di Foggia. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, traffico di droga e tentato omicidio. L’inchiesta riguarda i gruppi criminali attivi tra Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Mattinata e Vieste. Le condanne più pesanti sono state inflitte ai presunti capiclan: Pietro La Torre – per lui 30 anni -, all’ergastolano Matteo Lombardi – inflitti 24 anni – e Francesco Scirpoli, a cui sono stati comminati 12 anni e sei mesi.

La vittima pare fosse vicina a una delle famiglie coinvolte nella guerra di mafia garganica, iniziata, ormai, quasi messo secolo fa. Il sindaco: “La mafia è tornata a uccidere” Omicidio in nottata a Monte Sant’Angelo. Un uomo di 38 anni, Leonardo Ricucci, con precedenti penali, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nei pressi della sua masseria, in una zona impervia nell’entroterra, in località Sitizzo.  La vittima pare fosse vicina a una delle famiglie coinvolte nella guerra di mafia garganica, iniziata, ormai, quasi messo secolo fa. Al momento l’inchiesta dei carabinieri è coordinata dalla procura diFoggia, ma non è escluso il passaggio dell’inchiesta alla Direzione distrettuale antimafia di Bari.  Stando ad una prima ricostruzione, il cadavere è stato ritrovato nella notte dopo l’allarme dato dai familiari che, non vedendolo rientrare, hanno allertato le forze dell’ordine. È stato ritrovato senza vita nell’auto in un masseria di famiglia dove si sarebbe recato già dalla mattinata di ieri. Sposato, padre di due figli, era un fornaio e lavorava nel forno di famiglia nella cittadina garganica. “La mafia è tornata ad uccidere” ha commentato il sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo D’Arienzo. “Un fatto grave, che scuote profondamente la nostra comunità e che ci richiama ad una consapevolezza fondamentale: non dobbiamo mai abbassare la guardia. Se per tanti anni Monte Sant’Angelo non ha vissuto episodi così drammatici, è grazie alla risposta forte e decisa dello Stato, delle forze dell’ordine, della magistratura, ma anche della comunità, delle sue istituzioni, delle associazioni, delle parrocchie, delle scuole, dei cittadini che hanno scelto da che parte stare”.

Si tratta di Grazia Romito, sorella di Mario Luciano, boss della mafia Garganica. Del caso informata Prefettura e Procura Grazia Romito, sorella di Mario Luciano, boss della mafia Garganica, ucciso ad agosto del 2017 in un agguato, è stata assunta dalla Sanitaservice di Foggia attraverso una società di lavoro interinale. Per tre mesi farà la soccorritrice del 118 a Mattinata. La donna gestiva un’attività di pompe funebri a Manfredonia, raggiunta da un’interdittiva antimafia. Secondo quanto riporta stamattina l’edizione pugliese del Corriere della Sera la Asl e la Sanitaservice, dopo aver ricevuto la segnalazione di un sindacato, ha informato Prefettura e Procura per le verifiche del caso.

La mappa dei clan, gli omicidi e le pressioni su politici e professionisti nel racconto fornito ai giudici di Foggia Servizio di Pietro Loffredo

È ritenuto il braccio destro dell’ex boss Marco Raduano, anche lui divenuto collaboratore di giustizia C’è un nuovo pentito della mafia garganica. Si tratta di Gianluigi Troiano, 31 anni, di Vieste, ritenuto il braccio destro dell’ex boss Marco Raduano, anche lui divenuto collaboratore di giustizia. La notizia è stata comunicata questa mattina dal difensore dell’imputato durante il processo per l’omicidio di Omar Trotta ucciso a Vieste sette anni fa per cui sono imputati Troiano e Angelo Bonsanto di San Severo. La difesa di Troiano ha depositato un memoriale di tre pagine con le dichiarazioni del 31enne. Gianluigi Troiano e Marco Raduano furono arrestati all’estero dopo una lunga latitanza: Troiano in Spagna e Raduano in Corsica. Entrambi sono in attesa di giudizio in Spagna, per l’omicidio di un nordafricano per un debito di droga. Troiano, dopo anni di attesa, è stato estradato in Italia e si trova in una località segreta. Con il pentimento del 31enne salgono a 12 i collaboratori di giustizia della mafia garganica.

Carabinieri, polizia di stato e guardia di finanza stannoeseguendo anche sequestri patrimoniali È in corso in queste ore una vasta operazione contro la mafia garganica con diversi arresti tra Foggia ed altre località del territorio nazionale per associazione mafiosa, traffico di droga, estorsioni ed altro. Carabinieri, polizia di stato e guardia di finanza stanno eseguendo anche sequestri patrimoniali. L’operazione scaturisce da una vasta manovra investigativa diretta dalla direzione distrettuale antimafia di Bari con il coordinamento della direzione nazionale. Ulteriori aggiornamenti nel corso della mattinata.

Pasquale Ricucci era al vertice dell’omonimo clan, ritenuto responsabile di numerosi furti, ricettazioni, truffe ed estorsioni Ammonta ad oltre 700 mila euro il valore dei beni posti sotto sequestro nei confronti degli eredi di Pasquale Ricucci, il presunto boss ucciso l’11 novembre del 2019 a Monte Sant’Angelo, sul Gargano. Si tratta di beni immobili, fabbricati ed un compendio aziendale. Pasquale Ricucci era ritenuto al vertice dell’omonimo clan. Nel corso delle indagini, sottolineano gli inquirenti, ha manifestato una particolare capacità intimidatoria verso chi operava nel settore agricolo e nell’allevamento del bestiame. È ritenuto responsabile di numerosi furti, ricettazioni, truffe ed estorsioni

Assassinato l’allevatore 28enne Bartolomeo La Pomarda, era parente di due pentiti Servizio di Pietro Loffredo

Si indaga sui suoi legami con due pentiti della mafia garganica Servizio Pietro Loffredo

Alla sbarra, a Foggia, 26 presunti affiliati ai clan della mafia garganica. Tra due settimane, i giudici decideranno se celebrare un unico maxi processo per omicidio e numerosi altri reati Servizio di Pietro Loffredo

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