
Cinque ergastoli per i quattro casi di lupara bianca a Canosa di Puglia
I soggetti sono coinvolti, con diverse responsabilità, nella distruzione dei cadaveri di Alessandro Sorrenti, Sabino Sasso, Sabino D’Ambra e di Giuseppe Vassalli La corte di
I soggetti sono coinvolti, con diverse responsabilità, nella distruzione dei cadaveri di Alessandro Sorrenti, Sabino Sasso, Sabino D’Ambra e di Giuseppe Vassalli. La corte di assise d’appello di Bari ha confermato le condanne all’ergastolo per i cinque imputati del processo per i quattro casi di lupara bianca a Canosa di Puglia. Ergastolo per Daniele Boccuto, Cosimo Damiano Campanella, suo nipote omonimo, Sabino Carbone e Cosimo Zagaria, 10 anni e 6 mesi di carcere per Pasquale Boccuto, che risponde solo di estorsione e detenzione e porto di arma da guerra. Per tutti c’è l’aggravante del metodo mafioso. I giudici hanno confermato quanto stabilito in primo grado accogliendo le richieste dell’accusa secondo la quale i soggetti sono coinvolti, con diverse responsabilità, nella distruzione dei cadaveri di Alessandro Sorrenti e Sabino Sasso, la cui scomparsa risale al 2003, fatti sparire perché volevano comandare sui traffici illeciti in città, di Sabino D’Ambra, ucciso nel gennaio del 2010 perché ritenuto un confidente della polizia, e di Giuseppe Vassalli, svanito nel nulla ad agosto del 2015, ammazzato, per gli investigatori della polizia, per aver tradito l’organizzazione di cui faceva parte mettendosi in proprio, ma soprattutto per aver avuto una relazione sentimentale con la ex fidanzata di uno del gruppo. Nel processo sono stati ascoltati anche tre pentiti, le cui dichiarazioni sono state ritenute evidentemente attendibili.
Ricerche nei pozzi, nei vasconi e nei canaloni ma del 32enne ancora nessuna traccia Servizio di Pietro Loffredo;
I nuovi collaboratori di giustizia potrebbero svelare la loro sorte: lo hanno ribadito, a Monte Sant’Angelo, i rappresentanti istituzionali che hanno incontrato gli studenti per parlare delle persone scomparse Intervistati: Maurizio Valiante, prefetto di Foggia; Ludovico Vaccaro, procuratore della Repubblica di Foggia; Pierpaolo D’Arienzo, sindaco di Monte Sant’Angelo: Rosa Guerra, mamma di Alessandro Ciavarella
Ucciso e mai ritrovato, dal 2014, Angelo Popolizio La Procura di Bari ha chiesto l’ergastolo nei confronti di Nicola Cifarelli e Cesare Michele Oreste, ritenuti responsabili dell’omicidio e dell’occultamento di cadavere di Angelo Popolizio, il 28enne scomparso da Altamura il 7 agosto 2014. I due sono anche imputati per porto e detenzione di arma da fuoco, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Il cadavere di Popolizio non è mai stato ritrovato. Secondo la Procura, quel giorno i due avrebbero prelevato la vittima da un circolo ricreativo e, dopo averlo condotto in aperta campagna, lo avrebbero ucciso con diversi colpi d’arma da fuoco. Caricato il cadavere in auto, poi, lo avrebbero lasciato in custodia a un sodale del clan D’Abramo-Sforza, di cui farebbero parte, perché ne impedisse il ritrovamento. Arrestati a maggio 2022, Cifarelli e Oreste (45 e 39 anni) erano già in carcere per altri motivi. L’omicidio, secondo la Dda, sarebbe stato commissionato dopo avere appreso che il28enne era stato, a sua volta, incaricato da un clan rivale di uccidere un esponente di vertici del gruppo criminale D’Abramo-Sforza. Il prossimo 11 luglio è prevista la discussione delle difese.
Caso di “lupara bianca” del 1990 Servizio di Stefania Congedo

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