
Taranto, licenziamenti ingiusti al Todis, scatta lo stato di agitazione
Licenziamenti in tronco e senza motivo al supermercato Todis di Lama, a Taranto. Solo l’ultimo di tanti episodi irregolari per la Uiltucs, che proclama lo stato di

Licenziamenti in tronco e senza motivo al supermercato Todis di Lama, a Taranto. Solo l’ultimo di tanti episodi irregolari per la Uiltucs, che proclama lo stato di agitazione. Licenziata, da un giorno all’altro, senza motivo. Così un altro collega, prima demansionato da responsabile a magazziniere, poi mandato a casa. La Uiltucs Taranto proclama lo stato di agitazione e lo sciopero dei lavoratori del Todis di Lama, in via Tre Fontane. I licenziamenti in tronco sono solo l’ultima delle irregolarità denunciate dal sindacato. Dalla presenza di lavoratori in nero, alcuni anche in disoccupazione già percettori di Naspi, fino ai casi di dipendenti con turni da 60 ore settimanali a fronte di contratti e salari part time, senza riposi, ferie, diritti. Chiedono il confronto con Conad e Addis, la società che gestisce il supermercato, e il reintegro dei lavoratori. Intervista a Luigi Galiano, Uiltucs Uil Taranto
Il suo calvario inizia nel 2020, quando si ammala di Covid, ha un malore in azienda e anziché accompagnarlo in ospedale lo spediscono a casa in taxi. Era il 2020 quando Fabio Peluso, addetto agli impianti di ossigeno all’ex Ilva, mentre era in turno di notte, ha un malore e si accascia. Era uno dei primi casi Covid. Per evitare che la notizia si diffondesse all’esterno l’azienda, invece di accompagnare Fabio in ospedale, lo spedisce a casa con un taxi. Per lui fu una umiliazione. Mi sono sentito un sacco di immondizia da smaltire in fretta ed in silenzio ci racconta. Una volta a casa chiama il 118. Immediato il ricovero al Moscati. Era Covid. Rientra in azienda e nel frattempo presenta un esposto in Procura per il trattamento, la notizia diventa di dominio pubblico. Inizia cosi un altro calvario, oltre quello fisico. La persecuzione sistematica ed il mobbing. Un peso psicologico enorme che lo porta alla depressione. Non esce più di casa, non va a lavoro. E l’8 dicembre del 2022 arriva la lettera di licenziamento Intervista Fabio Peluso ex operaio Ilva
L’azienda avrebbe inviato un messaggio intimidatorio a tutte le lavoratrici e lavoratori: “Se sbagli ti licenzio” Un lavoratore si ferisce lievemente ad un arto mentre esegue alcune attività durante il proprio turno e l’azienda lo licenzia. È successo a Taranto allo stabilimento Vestas Blades. La denuncia è di Fiom e Uilm. Ritengono inaccettabile tale atteggiamento aziendale che invece di garantire tutte le misure di sicurezza, licenzia il dipendente. Ma c’è di più dicono i sindacati. L’azienda avrebbe inviato un messaggio intimidatorio a tutte le lavoratrici e lavoratori: “Se sbagli ti licenzio”. Pertanto Fiom e Uil proclamano un’ora di assemblea lunedì prossimo e uno sciopero il giorno successivo in assenza di risposte.
Per i giudici del tribunale del Lavoro il licenziamento non è proporzionato ai fatti contestati Per il tribunale del Lavoro di Bari le due vigilasse che chiesero aiuto ad un fedelissimo del clan Parisi, devono essere reintegrate nella polizia locale. Secondo le indagini si rivolsero a Fabio Fiore, ex autista del boss di Japigia Savinuccio, per punire una persona che le aveva insultate. I fatti sono emersi nell’inchiesta “Codice interno” sul voto di scambio politico-mafioso che, a marzo 2024, ha portato all’esecuzione di 130 misure cautelari. Per i giudici del tribunale del Lavoro il licenziamento non è proporzionato ai fatti contestati. Le due vigilasse non avevano un rapporto illecito con il fedelissimo del clan ma solo salutari contatti telefonici e questo “non può costituire di per sé motivo di licenziamento”. Il Comune di Bari presenterà ricorso.
Lunedì 23 giugno, senza alcun preavviso a loro dire, hanno trovato chiuse le porte per via di un provvedimento del tribunale di Lamezia Terme dove esiste un’altra filiale, adesso fallita Sono preoccupati i 28 dipendenti della Minox, azienda della periferia di Minervino Murge attiva da oltre trent’anni nella produzione di articoli in acciaio di alta qualità. Lunedì 23 giugno, senza alcun preavviso a loro dire, hanno trovato chiuse le porte per via di un provvedimento del tribunale di Lamezia Terme dove esiste un’altra filiale, adesso fallita. Questa mattina presidio pacifico davanti ai cancelli della fabbrica in attesa di rispose dal curatore fallimentare che avrebbe proposto loro delle soluzioni per evitare il licenziamento. La sindaca Maria Laura Mancini ha informato della situazione il Prefetto, la prossima settimana ci sarà un incontro per chiarire i contorni di una vicenda ancora poco chiara.
Il Consiglio di Disciplina conferma il provvedimento, ora la decisione del Tribunale del Lavoro
Per il fallimento di Lucana Carburanti, otto dipendenti in bilico. Sindacati mobilitati Servizio di Alessandro Boccia
A rischio licenziamento centinaia di dipendenti Servizio di Saverio Carlucci; montaggio di Pasquale Realmonte
Deve scontare 7 anni e 8 mesi Non solo un pessimo professore ma anche un commercialista truffatore latitante. È finito in manette Fabio Lanza, il 60 enne di Taranto, docente di diritto, già noto alle cronache per aver accumulato 550 giorni di assenza in un istituto superiore di Treviso e, per questo, licenziato con il benestare dell’ufficio scolastico regionale. Ma mentre come professore se l’è cavata con un licenziamento, da commercialista gli è andata proprio male. Era ricercato da giugno scorso in tutta Italia. Deve scontare 7 anni e 8 mesi. La squadra mobile, dopo un’accurata attività investigativa, lo ha rintracciato a Taranto e lo ha arrestato in esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura. Lanza dovrà scontare un cumulo di pene concorrenti per varie condanne per reati di truffa aggravata e peculato.
Riunione a Bari della task force per l’occupazione. Obiettivo, bloccare la procedura di licenziamento collettivo dei 114 lavoratori impiegati nello stabilimento di Foggia La Regione Puglia è pronta a mettere a disposizione i suoi strumenti a supporto delle imprese perammodernare i macchinari o innovare il ciclo produttivo della G&W Electric ed è disponibile a una mediazione con l’Enel, committente dell’azienda foggiana di progettazione e produzione di impiantielettrici industriali, affinche’ siano rivalutati in meglio i prezzi di acquisto. E’ l’esito della riunione della task force regionale per l’occupazione, convocata per discutere della procedura di licenziamento collettivo di 114 lavoratori impiegati nello stabilimento dell’ex Tozzi di Foggia, acquisita nel 2019 dal gruppo statunitense G&W Electric. Alla riunione erano presenti il governatore Emiliano, ilvicepresidente Raffaele Piemontese, il management dell’azienda, le rappresentanze sindacali unitarie, i rappresentanti delle federazioni e delle confederazioni di Cgil, Cisl e Uil. Il confronto e’ stato aggiornato a una decina di giorni. Fuori dagli uffici regionali i lavoratori hanno tenuto un sit-in pacifico.
Venerdì sindacati in piazza Doccia fredda per i 113 lavoratori della Baritech. Gli operai dell’azienda nella zona industriale tra Bari eModugno hanno ricevuto la mail di licenziamento, dopo che ieri Baritech ha rifiutato di prorogare la Cig. Per venerdi’ i sindacati hanno annunciato un sit-in di protesta davanti alla prefettura di Bari “per rafforzare la richiesta di attivazione di una permanente cabina di crisi guidata dalla prefetta Antonia Bellomo, che coinvolga i responsabili della task force regionale, i dirigenti del Consorzio Asi, il sindaco metropolitano, il sindaco di Modugno e ogni altro soggetto Istituzionale che voglia essere presente al tavolo di crisi”.

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