Skin Telenorba50
banca-popolare-di-puglia-e-basilicata-giugno

Tgnorba

Telenorba

maldarizzi-automotive

kazakistan

L’Ambasciata italiana in Kazakistan gli ha comunicato che potrà presto incontrare il bambino, rapito nel 2015 dalla madre. Dopo undici anni di battaglie giudiziarie, si apre uno spiraglio nella vicenda di Adelio Bocci, il bambino rapito nel 2015 e portato in Kazakistan dalla madre senza il consenso del padre. l’Ambasciata italiana in Kazakistan ha comunicato al padre che potrà presto recarsi nel Paese per incontrare il figlio, accompagnato da personale diplomatico. Qui l’intervista a Giovanni Bocci

La vicenda risale al 2015. Due sentenze non sarebbero state eseguite Servizio di Pamela Spinelli, riprese e montaggio di Donato Colazzo. Interviste ad Annalisa Console, Pres. Penelope Puglia; Elsa Bocci, zia di Adelio; avv. Pierluigi Vicidomini, avv. Pierluigi Morena

Da Brindisi a Roma la protesta silenziosa del padre di Adelio, portato dalla madre in Kakistan 8 anni fa Servizio di Stefania RotoloRiprese e Montaggio di Massimo d’OlimpioIntervistati:Giovanni BocciRocco Micale, Ass. Penelope

‘Rapito dalla mamma 8 anni fa, chiedo incontro a Meloni’ E’ arrivato dalla Puglia a Roma, fino a pochi metri da Palazzo Chigi per chiedere alle istituzioni diintervenire per far tornare suo figlio in Italia. “Adelio mi è stato sottratto 8 anni fa, quando aveva solo due anni – racconta Giovanni Bocci – La madre lo ha portato in Kazakistan e da allora incontrarlo è quasi impossibile. Non lo incontro da tre anni e da sei mesi non lo vedo neanche attraverso le videochiamate. Nonostante tre mandati di cattura nei suoi confronti nessuno fa nulla”. Poi sottolinea: “Chiedo un intervento delle istituzioni. Non andrò via da qui fino a quando non sarò ricevuto dalla premier Giorgia Meloni”. Giovanni si trova nei pressi di largo Chigi controllato dalle forze dell’ordine. “Non mi consentono di mettere cartelli e striscioni – dice – ma da qui non mi muovo. Un mese fa abbiamo manifestato con l’associazioni Penelope e dalla segreteria di Mantovano mi avevano promesso che si sarebbero interessati della vicenda. Ma dopo un mese nessuna risposta. Chiedo al governo italiano solamente i diritti di un padre”. 

La richiesta del padre per proteggere Amina e sua madre. La 18enne, dopo essere stata in carcere in Kazakistan per 113 giorni, è stata liberata lo scorso 2 novembre e prosciolta dall’accusa di traffico internazionale di stupefacenti Servizio di Stefania Congedo Riprese e montaggio di Donato Colazzo Intervista: Sergio Milo, padre di Amina

Sta bene la diciottenne salentina tenuta sotto sequestro in Kazakistan E’ tornata a casa, a Lequile, in provincia di Lecce, Amina Milo. Il 2 novembre scorso la diciottenne è stata prosciolta dalle accuse di traffico di droga ed è stata rilasciata dopo tre mesi di detenzione dalla magistratura del Kazakistan. Nei primi 16 giorni, secondo quanto riferito dalla ragazza, sarebbe stata sequestrata da alcuni poliziotti in un appartamento privato, dove avrebbe subito dei tentativi distupro. In un’altra occasione avrebbe subito pressioni psicologiche per firmare documenti in una lingua che non comprendeva. Al momento tre poliziotti sono indagati per tortura ai suoi danni.

Passano i giorni e il rientro di Amina dal Kazakistan resta ancora senza una data. Nel frattempo il suo legale è stato accusato di Frode allo Stato nella vicenda Servizio: Stefania Congedo Montaggio: Francesco Afrune

La sua presenza in Kazakistan è indispensabile nell’ambito dell’inchiesta per torture a carico di tre poliziotti Servizio Stefania Congedo

Tre poliziotti indagati per tortura, la ragazza segregata in un appartamento per 16 giorni “Amina Milo è stata prosciolta dalle accuse a suo carico. Amina è libera”. Lo comunica il legale della ragazza. “Mi sento bene ora, grazie a tutti per l’aiuto, non ci sto credendo”, sono queste le prime parole di Amina, detenuta in Kazakistan con l’accusa di traffico internazionale di droga da luglio. La 18enne si era recata in visita ad alcuni parenti con la madre ed era stata fermata dalla polizia in compagnia di un coetaneo kazako, in possesso di stupefacenti. Successivamente la ragazza era stata riconvocata e arrestata, dopo la firma su documenti che non era in grado di comprendere, segregata e maltrattata dalla polizia. Tre agenti (due uomini e una donna, sospesi dal servizio) sono indagati per tortura. Al momento la ragazza dovrebbe restare al consolato italiano proprio per testimoniare nel processo contro i poliziotti. Ecco l’intervista esclusiva a Pomeriggio Norba.

Il timore più grande è che il piccolo di 10 anni, originario di Brindisi, possa essere morto. L’appello della famiglia che non ha sue notizie da giugno. Servizio: Pamela SpinelliRiprese e montaggio: Francesco Afrune Intervista: Elsa Bocci (zia di Adelio Bocci)

Legale Amina: ‘Procura speciale Astana ha aperto una inchiesta’  Alcuni poliziotti sarebbero indagati per torture nell’inchiesta che la Procura speciale di Astana, inKazakistan, ha aperto per fare luce sugli abusi che la 18enne italiana Amina Milo ha denunciato di aver subito durante i giorni in cui sarebbe stata detenuta da alcuni agenti in un appartamento segreto, dove sarebbe stata maltrattata e picchiata, subendo tentativi di stupro. Lo comunica il legale di Amina, Alibek Sekerov, precisando che in giornata ci sarà un altro confronto in Procura con uno degli agenti indagati e con altri testimoni. Amina, secondo quanto ricostruito dai suoi genitori e dal suo legale, è stata fermata a Astana dalla polizia il 18 giugno mentre era in giro con un coetaneo del posto. Il ragazzo avrebbeavuto con sé dello stupefacente ma Amina – precisa il legale – “non sapeva nulla che il ragazzo avesse della droga”. E anche gli esami tossicologici non hanno evidenziato la presenza di alcuna sostanza nel sangue di Amina che quindi “è stata detenuta senza alcun motivo”. Dopo il fermo, Amina – secondo quanto riferito – è stata portata dalla polizia in un appartamento privato dal quale poi un agente avrebbe chiamato sua madre, Assemgul Sapenova, chiedendole 60mila euro per il rilascio di sua figlia. La madrea quel punto, su consiglio dell’avvocato Sekerov, si è rivolta all’ambasciata italiana che ha ottenuto il rilascio della 18enne. Pochi giorni dopo, però, l’11 luglio, Amina è stata nuovamente convocata dalla polizia, che l’ha arrestata per traffico internazionale di droga, dopo averle fatto firmare dei documenti che la giovane non comprendeva perché, vivendo in Italia da quando aveva otto anni, non parla né russo né kazako.

Può vederlo solo in videochiamata. Ora neanche più quello. A settembre una protesta davanti la Farnesina Intervista: Elsa Bocci (zia di Adelio Bocci)Giornalista: Pamela Spinelli

Amina Milo è tornata a casa

Sta bene la diciottenne salentina tenuta sotto sequestro in Kazakistan E’ tornata a casa, a Lequile, in provincia di Lecce, Amina Milo. Il 2 novembre

Caso Amina: guai per il suo legale

Passano i giorni e il rientro di Amina dal Kazakistan resta ancora senza una data. Nel frattempo il suo legale è stato accusato di Frode

deliziosa
deliziosa