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Hantavirus

“Molto basso il rischio di contagio”. “L’Hantavirus non rappresenta un’emergenza per l’Italia e l’Europa, essendo molto basso il rischio di contagio”: lo ha detto Antonio Fasanella, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata, durante la visita alla struttura, a Foggia, delle autorità civili e militari della Capitanata.Numerosi i temi affrontati: dal ritorno dell’epatite A, a causa delle cattive pratiche di conservazione dei mitili, alla pericolosità della brucellosi bovina, che non si riesce a eradicare dal Gargano. Intervista a Antonio Fasanella, dir. gen. Istituto Zooprofilattico Puglia e Basilicata

Si tratta di un virus conosciuto dagli anni Cinquanta, non è come il covid che era un virus nuovo. Trasmessa una nota informativa alle Asl a tutti i soggetti interessati. “L’Hantavirus non rappresenta un’emergenza per l’Italia e l’Europa, essendo molto basso il rischio di contagio”: lo ha detto Antonio Fasanella, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata, durante la visita alla struttura, a Foggia, delle autorità civili e militari della Capitanata.Numerosi i temi affrontati: dal ritorno dell’epatite A, a causa delle cattive pratiche di conservazione dei mitili, alla pericolosità della brucellosi bovina, che non si riesce a eradicare dal Gargano. Fasanella ha spiegato che l’hantavirus è conosciuto sin dagli anni Cinquanta, non è come il Covid, che era un virus nuovo. Si trasmette da persona a persona, ma solo a seguito di un contatto continuo, non a caso le prime vittime sono state marito e moglie. Qui l’intervista al direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata Intanto il dipartimento Promozione della Salute della Regione Puglia ha trasmesso una nota informativa a tutte le Asl a tutti i soggetti interessati: aziende ospedaliere, Irccs pubblici e privati, enti ecclesiastici, trutture sanitarie private accreditate, farmacie di comunità, medici di medicina generale e pediatri. Il direttore del dipartimento Vito Montanaro ricorda che in Puglia non ci sono casi diagnosticati e spiega le modalità di contagio, i livelli di rischio, la sintomatologia, le definizioni operative dei casi e dei contatti. In presenza di casi sospetti, la Asl territorialmente competente dovrà effettuare test facendo riferimento al laboratorio di Epidemiologia molecolare e Sanità pubblica del dipartimento interdisciplinare di Medicina del Policlinico che è collegato con lo Spallanzani di Roma.

L’OMS monitora il virus Andes dopo i decessi tra Argentina e Sudafrica: tra sintomi respiratori e contatti stretti, ecco perché non è una nuova pandemia. Il recente focolaio da hantavirus emerso sulla nave da crociera Hondius ha attirato l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali, sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia attualmente classificato il rischio di diffusione globale come basso. La vicenda ha avuto inizio durante una spedizione tra l’Antartide e l’oceano Atlantico meridionale, partita da Ushuaia il primo aprile. Il primo segnale di allarme è giunto con il decesso di un passeggero olandese per insufficienza respiratoria, seguito a breve distanza dalla morte della moglie a Johannesburg. Ad oggi si contano otto casi, tra confermati e sospetti, inclusa un’assistente di volo KLM entrata in contatto con i contagiati e una persona rientrata in Svizzera risultata positiva. Il virus responsabile è stato identificato come virus Andes, una specifica variante di hantavirus endemica del Sudamerica, nota per essere trasportata da piccoli roditori. Secondo le ricostruzioni dell’OMS, il contagio iniziale sarebbe avvenuto durante sessioni di birdwatching in aree rurali tra Uruguay, Cile e Argentina, dove i passeggeri sarebbero entrati in contatto con feci o urina di roditori infetti. Il virus Andes è caratterizzato da un periodo di incubazione che varia da una a otto settimane, rendendo la diagnosi precoce estremamente complessa poiché i sintomi iniziali, come febbre e stanchezza, sono facilmente sovrapponibili a quelli di una comune influenza. Tuttavia, la progressione della malattia può portare a una grave sindrome polmonare con un tasso di letalità del 40%. Attualmente non esistono vaccini o cure specifiche, e le terapie si limitano al supporto delle funzioni vitali e respiratorie. Uno degli aspetti più dibattuti dal punto di vista scientifico riguarda la trasmissione da persona a persona: a differenza di altri hantavirus che si trasmettono esclusivamente dagli animali all’uomo, il virus Andes ha mostrato in passato la capacità di diffondersi tra esseri umani attraverso contatti stretti e prolungati, sebbene questa modalità sia considerata rara e meno efficiente rispetto ad altri patogeni respiratori come il SARS-CoV-2. Nonostante il clima di preoccupazione, gli esperti sottolineano che non ci sono presupposti per temere una nuova pandemia. Gli hantavirus hanno dinamiche di trasmissione molto diverse dai coronavirus: non si diffondono facilmente tramite semplici goccioline respiratorie in ambienti condivisi e tendono a generare catene di contagio brevi che si esauriscono spontaneamente. Inoltre, l’elevata gravità dei sintomi e l’alta letalità rendono paradossalmente più difficile la circolazione massiva del virus tra la popolazione. Il monitoraggio della nave Hondius, attualmente diretta verso le isole Canarie per fornire assistenza medica, e il sequenziamento genetico dei campioni prelevati dai pazienti positivi sono passaggi fondamentali per escludere mutazioni che possano favorire un adattamento del virus agli umani. Al momento, l’attenzione rimane focalizzata sul tracciamento di chi ha partecipato alla crociera e sul monitoraggio di eventuali sintomi nelle persone sotto osservazione in Europa e negli Stati Uniti.

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