
Ex Ilva: Tar Lecce conferma sospensione ordinanza stop impianti
Il collegio si esprimerà nel merito il prossimo 26 ottobre Resta sospesa l’ordinanza del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, sullo stop agli impianti dell’areaa caldo

Il collegio si esprimerà nel merito il prossimo 26 ottobre Resta sospesa l’ordinanza del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, sullo stop agli impianti dell’areaa caldo a causa delle emissioni di benzene. Lo ha deciso il Tar di Lecce, con un’ordinanza depositata oggi dopo l’udienza di ieri. Il collegio si esprimerà nel merito della vicenda nell”udienza del 26 ottobre. L’ordinanza del sindaco era già stata sospesa dal Tar con un decreto monocratico del presidente della sezione nelle scorse settimane in attesa dell’udienza del 13 luglio, adesso la sospensione viene confermata dal collegio. Il provvedimento del sindaco di maggio scorso ha stabilito che Acciaieried’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, rispettivamente gestore e proprietà degli impianti, eliminassero in 30 giorni le cause delle accresciute emissioni di benzene – anche se queste non hanno mai superato i valori limite -, altrimenti nei successivi 30 avrebbero dovuto fermare gli impianti.
Ordinanza stop impianti, Tar si riserva decisione Il Tar di Lecce nelle prossime ore stabilirà se dovrà essere sospesa l’ordinanza con cui il sindaco ed il presidente della provincia, Melucci, ha intimato lo stop dell’area a caldo ad Acciaierie d’Italia e all’Ilva in amministrazione straordinaria, qualora non dovessero essere individuate e sanate le emissioni di benzene. Questa mattina, alla camera di consiglio erano presenti i legali di comune e provincia, di Regione Puglia, Arpa e Asl. Hanno evidenziato l’allarmante situazione che a livello sanitario un intero territorio è costretto a subire da decenni. A chiedere la piena operatività dell’ordinanza non è solo un’amministrazione, ma una intera comunità, hanno detto gli avvocati. il Tar si è risevato la decisione. A Lecce erano presenti Melucci, una rappresentanza compatta delle amministrazioni locali e Legambiente.
La questione dovrà essere discussa e decisa al TAR di Lecce, competente per territorio Il TAR del Lazio si è dichiarato incompetente in merito a discussione e decisione sul ricorso presentato da Acciaierie d’Italia contro l’ordinanza del sindaco di Taranto, quella che impone la riduzione dei livelli di emissione di benzene, pena la chiusura dell’impianto. Il ricorso, quindi, dovrà essere discusso e deciso al TAR di Lecce, competente per territorio.
La proroga vale solo per lo stabilimento di Taranto E’ scattata da oggi la nuova cassa integrazione straordinaria per 2.500 dipendenti dell’ex Ilva diTaranto, ora Acciaierie d’Italia. E’ in continuità con quella partita a fine marzo e durerà sino a fine anno, disposta nell’ambito del decreto sulla Pubblica amministrazione approvato nei giorni scorsi dal Cdm. La proroga via decreto vale solo per lo stabilimento di Taranto che, avendo esaurito il plafond a disposizione, non poteva più usufruire dell’ammortizzatore sociale riavviato da fine marzo al ministero del Lavoro. La via del decreto per Taranto si è resa necessaria anche perchè gli incontri al ministero del 13 e 15 giugno, sulla cassa in deroga chiesta dall’azienda, si sono chiusi senza accordo con i sindacati. Senza intervento normativo, i lavoratori sospesi da oggi sarebbero stati privi di copertura.
E’ l’aut aut del sindaco, che chiede l’intervento urgente della Meloni Con o senza Pnrr l’ex Ilva deve essere completamente de carbonizzata, oppure non si produrrà più acciaio a taranto. E’ l’aut aut del sindaco Melucci, dopo che il ministero dell’ambiente ha confermato un possibile trasloco del progetto dell’impianto del preridotto e delle risorse, un miliardo di euro, dal Pnrr al Fondo di Coesione. I ministri Urso e Fitto, in differenti occasioni, hanno pubblicamente garantito, dice il primo cittadino, il coraggio e l’impegno dell’esecutivo nazionale nella direzione di un accordo di programma sull’ex Ilva, volto alla chiusura delle fonti inquinanti, alla transizione verso i forni elettrici e l’idrogeno, alla riconversione della forza lavoro e dell’indotto locale con la leva dei fondi europei disponibili per Taranto. Senza accordo di programma per la decarbonizzazione non accetteremo alcun processo di revisione dell’Aia dello stabilimento tarantino, dichiara ancora Melucci, il quale chiede un intervento urgente della Meloni.
A Lorenzo Zaratta fu diagnosticato un tumoreal cervello a soli tre mesi dalla nascita Il prossimo 2 ottobre comincerà il processo nei confronti di alcuni dirigenti dell’ex Ilva, coinvolti nell’inchiesta per la morte del piccolo Lorenzo Zaratta, il bimbo di soli 5 anni che, a causa di un astrocitoma, perse la vita il 30 luglio del 2014. La Corte d’appello di Taranto ha accolto il ricorso del pm Buccoliero e dei genitori assistiti dall’avvocato Lorenzo Laporta che ha documentato la presenza di ferro, acciaio, zinco e silicio nel cervello del piccolo, dove si sono sviluppate masse tumorali. La questione, secondo il rappresentante dell’accusa, non è valutare se l’esposizione ambientale possa aver generato un tumore, ma che quelle sostanze lo abbiano sicuramente generato. Gli imputati sono l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso; l’ex responsabile dell’area parchi minerali, Marco Andelmi; il capo dell’area cokerie Ivan Di Maggio; il responsabile dell’area altiforni Salvatore De Felice; i responsabili delle due acciaierie Salvatore D’Alò e Giovanni Valentino.
Tavolo con i sindacati il 19. C’è l’ipotesi di un nuovo partner Per l’ex Ilva “siamo arrivati al momento decisionale”. Lo afferma il ministro delle imprese e delmade in Italy, Adolfo Urso, alla Festa dell’Innovazione del Foglio, ricordando di aver convocato il tavolo con i sindacati per il 19 giugno. Il ministro punta a un confronto “pienamente costruttivo con gli investitori stranieri” ma “lo Stato c’è” e vuole fare di Taranto “la più grande acciaieria green d’Europa eun modello per il pianeta”. “Noi abbiamo intenzione di farlo comunque” aggiunge, e c’è “anche la possibilità di un nuovo partner industriale”.
Il premier ospite di Bruno Vespa in masseria a Manduria incontra i sindacati metalmeccanici Servizio di Annamaria Rosato
L’associazione Aigi e i sindacati dell’indotto ex Ilva le hanno chiesto un incontro al termine Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni aprirà questa sera la quarta edizione del “Forum in masseria”, la rassegna organizzata da Bruno Vespa nella sua tenuta a Manduria. L’associazione “Aigi” che riunisce un importante numero delle aziende dell’indotto ex ilva, chiede alla premier un incontro a margine dell’iniziativa, mentre i sindacati metalmeccanici contano di consegnarle un documento sulla crisi che attraversa Acciaierie d’Italia. La richiesta è quella di “un intervento celere da parte del Governo per cambiare gli assetti societari, rilanciare la produzione e presentare un piano industriale ed ambientale”.
I metalmeccanici chiedono l’intervento del Governo per cambiare gli assetti societari In occasione della presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Manduria la sera dell’8 giugno, nell’ambito della rassegna “Forum in masseria” organizzata da Bruno Vespa, i rappresentanti di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb presenteranno un documento sulla situazione dell’ex Ilva. I sindacati chiedono “un intervento celere da parte del Governo per cambiare gli assetti societari, rilanciare la produzione e presentare un piano industriale ed ambientale che attendiamo invano da troppotempo”.Per i sindacati, “la richiesta di proroga di alcune prescrizioni ambientali che nonsaranno ultimate entro il 23 agosto 2023, l’assenza di una mancanza di programmazionedelle manutenzioni ordinarie e straordinarie, l’aumento inspiegabile dei lavoratori collocati in cassa integrazione, segnalano una chiara intenzione da parte di ArcelorMittal di non voler investire sulfuturo del sito di Taranto”.
L’azienda di Torricella è in regime di concordato e non può garantire la continuità occupazionale Sit-in oggi dei lavoratori della ditta Lacaita (indotto ex Ilva) davanti ai cancelli dell’azienda, a Torricella (Taranto), nel giorno in cui è scaduta la copertura della cassa integrazione. L’azienda è in regime di concordato e non può garantire la continuità occupazionale. “Assistiamo ad uno sgretolamento del tessuto industriale – sottolinea Pietro Cantoro della Fim Cisl – nel settore dell’appalto di Taranto, derivato da una mancata ripresa del livello produttivo nello stabilimento di Acciaierie d’Italia, che impatta violentemente nella tenuta di piccole e medie imprese prevalentemente mono committenti, che ormai alla deriva hanno utilizzato tutti i normali ammortizzatori sociali”. La Fim Cisl, aggiunge, “registra una non tempestiva reattività della stessa azienda Lacaita nello stimolare più celeri risposte dalla macchina amministrativa e giuridica, e nell’intercettare e valutare percorsi e formule alternative di supporto pertraghettare la complicata congiuntura. Visto il particolare frangente che determina la mancanza di copertura di un ammortizzatore sociale, di cui riteniamo che l’azienda debba farsi carico già a partire da questo lunedì 5 giugno, avevamo antecedentemente sollecitato sia l’intervento del commissario incapo al concordato, che successivamente alla task force regionale”. Intanto, per domani mattina, la Fim Cisl ha “già dato disponibilità – conclude Cantoro – per un incontro aziendale, e parallelamente, spingerà per la convocazione di un tavolo presso la task force regionale, al fine di ricercare soluzioni praticabili. Non permetteremo mai che a pagare il prezzo di questa complicata vicenda, abbandonata e alla deriva, ormai non più sostenibile e che esaspera oltremodo una tensione sociale già elevata, sia sempre la parte più debole, i lavoratori”.
Trasmesse dal sindaco al Ministero e alla Regione le linee guida del progetto Servizio di Annamaria Rosato Intervista a Rinaldo Melucci, Sindaco di Taranto
Un tratto di costa jonica completamente deturpato dallo sversamento di scorie incandescenti provenienti da altoforni industriali, è stato sottoposto a sequestro. La denuncia e’ di Veraleaks Servizio di Annamaria Rosato Intervista: Luciano Manna, Veraleaks
Salta l’incontro di domani, decisione del governatore Emiliano Il governatore Michele Emiliano ha annullato la convocazione fissata per domani sera a Bari, nella sede della Presidenza della Giunta, del tavolo per l’ex-Ilva di Taranto con Comune e Provincia di Taranto e iconsiglieri regionali dell’area di Taranto. La nuova convocazione di Emiliano è stata rinviata al pomeriggio del 22 maggio. Emiliano ha fatto sua l’istanza arrivata dal capogruppo del M5S alla Regione Puglia, Marco Galante, per una più ampia partecipazione al confronto finalizzata alla sottoscrizione di un documento condiviso che rappresenti la posizione unitaria della Regione da portare al Tavolo nazionale.
Il sindacato chiede al Governo di fare chiarezza “Il Governo e il ministero delle Imprese e del Made in Italy facciano immediatamente chiarezza.L’avvio della definizione di un accordo di programma, cosi’ come annunciato in maniera poco chiara dal ministro Urso, non ha trovato nessun consenso da parte delle organizzazioni sindacali. Al contrario abbiamo chiesto un tavolo permanente che affrontasse seriamente il processo di transizione ecologica partendo dal piano industriale ed ambientale”. E’ quanto afferma il segretario della Fiom Cgil Francesco Brigati. Secondo il sindacato “non potra’ esserci nessuna discussione su un eventuale accordo di programma se prima non si discute di piano industriale, del futuro piano ambientale e occupazionale in cui tener in considerazione quanto previsto dall’accordo del 6 settembre 2018 in merito alla clausola di salvaguardia per i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria, cosi’ come diventa rilevante l’applicazione delle linee guida della Valutazione d’Impatto Sanitaria preventiva necessaria ad avere un’acciaieria green”.
Nel Decreto legge varato dal Governo si profila la proroga della cassa integrazione straordinaria finoal 31 dicembre per i dipendenti dello stabilimento Acciaierie d’Italia. E’ quanto afferma il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. A fine marzo, con un’intesa con l’azienda sottoscritta da Fim Cisl, Fiom Cgil e Ugl e respinta da Uilm e Usb, era stata prorogata per un altro anno la cassa straordinaria per 3.000 dipendenti del gruppo all’infuori dei 2.500 cassintegrati previsti a Taranto, per i quali, la cassa sarebbe dovuta terminare il 19 giugno prossimo.
L’autista è riuscito a fermare il mezzo in un’area isolata e ha tentato, invano, di spegnere le fiamme Questa mattina un bus navetta che fa da spola tra Taranto e l’ex Ilva, dopo aver lasciato gli operai in servizio, ha preso fuoco, a causa di un guasto al motore. L’autista è riuscito a fermare il mezzo in un’area isolata e ha tentato, invano, di spegnere le fiamme. Il bus è andato completamente distrutto. Sul posto i vigili del fuoco in servizio al siderurgico, che hanno spento il rogo.
Obiettivo dare risalto alla loro vertenza in occasione della presenza del ministro Sangiuliano Alcune centinaia di lavoratori in cassa integrazione straordinaria dell’ex Ilva presidiano questa mattina i due ingressi del MarTa, il Museo archeologico nazionale di Taranto. La protesta intende dare risalto alla loro vertenza in occasione dell’inaugurazione dell’esposizione definitiva del gruppo scultoreo del IV secolo a.C. ‘Orfeo e le sirene’. All’evento saranno presenti il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano e altre autorità. Il gruppo scultoreo fu trafugato agli inizi degli anni ’70 da uno scavo clandestino a Taranto, portato poi in Svizzera in un caveau e infine venduto e collocato nel Paul Getty Museum di Los Angeles. Dagli Usa, al termine di una complessa attività di indagine dei carabinieri del comando Tutela patrimonio artistico e della Procura di Taranto, le tre sculture di ‘Orfeo e le sirene’ sono tornate in Italia la scorsa estate, prima a Roma e da oggi nella sede definitiva del Museo di Taranto. La protesta dei cassintegrati è guidata dai sindacati Uilm e Usb. In mattinata i lavoratori hanno tenuto un presidio davanti alla prefettura e una loro delegazione ha incontrato il prefetto, Demetrio Martino, sollecitandolo a prospettare la situazione al ministero delle Imprese affinchè convochi un incontro al più presto. Pomo della discordia il recente accordo al ministero del Lavoro, che proroga per un altro anno, sino a marzo 2024, la cassa straordinaria per 3.000 dipendenti di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, di cui 2.500 a Taranto.
A spiegare le ragioni, il segretario provinciale Uilm Taranto, Davide Sperti Servizio di Francesco Persiani Intervista a Davide Sperti, Seg. Prov. UILM TA
Uilm e Usb non firmano l’intesa: “No a certificazione esuberi” Come era evidente sin dai primi incontri, i sindacati si sono divisi sulla firma del rinnovo di un altro anno di cassa Integrazione straordinaria per 3000 addetti di Acciaierie d’Italia. Al Ministero del Lavoro hanno firmato l’intesa Fim Cisl, Fiom, Cgil, Ugl e Fismic. Sono rimasti sulle loro posizioni fortemente critiche e dunque non hanno firmato Uilm e Usb. L’ostacolo non superato è la richiesta di garanzie sul rientro in produzione dei 1600 lavoratori in AS. Ieri scadeva la prima annualità della Cassa Integrazione in Acciaierie d’Italia e sono stati riproposti gli stessi numeri dello scorso anno. 2500 dei 3000 dipendenti sono dello stabilimento di Taranto. Secondo quanto dichiarato dai vertici del Gruppo, la nuova Cassa Integrazione Straordinaria era necessaria per la salvaguardia dei livelli occupazioni e per permettere la continuità aziendale. Ai lavoratori in Cigs verrà riconosciuto il rateo della tredicesima e verrà anticipato il trattamento di integrazione salariale alle normali scadenze di paga. Acciaierie, si legge nel verbale, ha preso atto delle richieste da parte dei sindacati – e sostenuta anche dalle Regioni interessate – della opportunità di un tavolo ministeriale sul piano industriale dell’azienda.

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