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evasione fiscale

Mentre le imprese si preparano alla maxiscadenza fiscale da 22,9 miliardi di euro, l’incrocio delle banche dati ridisegna la mappa dell’infedeltà tributaria tra propensione territoriale e impatto assoluto. In vista della cruciale scadenza fiscale del prossimo 30 giugno, il sistema produttivo italiano si trova ad affrontare uno degli adempimenti più complessi e onerosi dell’anno: il versamento all’erario di ben 22,9 miliardi di euro. Questa imponente mobilitazione di liquidità, calcolata dall’Ufficio studi della CGIA, equivale quasi a un punto percentuale di PIL, una cifra che metterà a dura prova la tenuta finanziaria del comparto imprenditoriale. In un contesto macroeconomico caratterizzato da una contrazione della liquidità aziendale, non si esclude che moltissimi contribuenti scelgano di avvalersi della facoltà di rinviare il versamento al 30 luglio. Tale opzione, pur garantendo un temporaneo sollievo di cassa, comporta una maggiorazione dello 0,4 per cento sull’importo originariamente dovuto (misura da cui sono escluse gran parte delle microimprese). Focus imposte: l’Ires si conferma la tassa più gravosa L’analisi dettagliata delle entrate previste per il fisco evidenzia la netta predominanza delle imposte sulle società: Ires (Imposta sul reddito delle società di capitali): costituisce la fetta principale del gettito, garantendo allo stato ben 15,8 miliardi di euro. Irap (Imposta regionale sulle attività produttive): richiederà un esborso complessivo pari a 5,1 miliardi di euro. Irpef e addizionali: l’imposta sul reddito delle pessoas fisiche peserà per 1,8 miliardi di euro, a cui si sommeranno 209 milioni di euro a titolo di addizionali regionali e comunali. Per alleggerire la pressione sulle realtà minori, il provvedimento entrato in vigore il 22 maggio consente alle attività soggette agli ISA (indici sintetici di affidabilità fiscale) con fatturato entro i 5,1 milioni di euro di differire i pagamenti al 20 luglio senza alcuna maggiorazione, o entro il 19 agosto con un incremento dello 0,8 per cento. 2. Confronto europeo: Italia al 5° posto per pressione fiscale Il posizionamento dell’italia nel panorama fiscale continentale rimane critico. Nel 2025, la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il 43,1 per cento del PIL, collocando il nostro paese al quinto posto della classifica UE dei contribuenti più tartassati. La media dell’Unione Europea (UE27) si attesta al 40,7 per cento, evidenziando un divario svantaggioso per l’italia di ben 2,4 punti percentuali. I principali competitor commerciali dell’eurozona mostrano dinamiche competitive nettamente più favorevoli, ad eccezione della Francia: Francia: prima in Europa con una pressione fiscale al 46,1% del PIL. Germania: registra il 41,8% (1,3 punti in meno rispetto all’Italia). Spagna: si ferma al 38,1% (ben 5 punti in meno del dato italiano). Irlanda: rappresenta l’oasi fiscale della federazione con appena il 21,4%. 3. Lotta all’evasione: recupero record di 36,2 miliardi di euro Il 2025 ha fatto registrare un successo senza precedenti sul fronte del controllo dell’infedeltà fiscale. L’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione hanno recuperato la cifra record di 36,2 miliardi di euro. Si tratta di un incremento straordinario del 44 per cento tra il 2022 e il 2025, segno tangibile dell’efficacia delle nuove strategie digitali di verifica. La crescita costante del recupero fiscale è stata trainata principalmente dall’introduzione e dal consolidamento di strumenti normativi e tecnologici avanzati, tra cui lo split payment, la compliance fiscale, la fatturazione elettronica e l’invio telematico dei corrispettivi. Questi presidi hanno spinto al ravvedimento operoso diverse categorie di evasori seriali, inclusi i soggetti che incassavano fondi pubblici senza versare l’IVA e i promotori delle complesse “frodi carosello”. 4. La mappa del sommerso: la geografia dell’evasione da 107 miliardi Nonostante i successi sul fronte del recupero, i dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) stimano che l’evasione fiscale complessiva in Italia rimanga una piaga da 107 miliardi di euro all’anno, pari a un tasso di evasione nazionale del 12,1% (ovvero oltre 12 euro sottratti ogni 100 legittimamente incassati). L’analisi territoriale condotta dall’ufficio studi della CGIA rivela una profonda spaccatura tra nord e sud, distinguendo tra l’indice di propensione e l’impatto economico assoluto: Classifica per propensione all’evasione (Tasso percentuale): la regione con la maggiore infedeltà fiscale d’italia è la Calabria con un tasso del 20,4%. Seguono a ruota la Puglia (18,5%), la Sicilia (18%) e la Campania (17,9%). Al polo opposto si posiziona la Provincia Autonoma di Bolzano, l’area più virtuosa del paese con un tasso di appena il 7,9%. Classifica per impatto assoluto (Valore monetario sottratto): ribaltando il criterio di lettura in termini di volume economico, la Lombardia si colloca al primo posto assoluto, sottraendo all’erario ben 17,7 miliardi di euro. Seguono il Lazio con 12 miliardi e la Campania con 9,8 miliardi. 5. Le nuove frontiere del contrasto: digitalizzazione e incrocio delle banche dati La sfida futura per sradicare l’evasione non passa da un incremento dei controlli fisici indiscriminati, bensì da un uso strategico, intelligente e mirato del patrimonio informativo a disposizione della pubblica amministrazione. L’incrocio delle banche dati e l’analisi avanzata dei flussi finanziari permettono di isolare i profili ad alto rischio, tutelando contestualmente i contribuenti onesti. L’Agenzia delle Entrate ha ridefinito i propri target strategici, concentrando l’azione di contrasto sui fenomeni a maggiore pericolosità economica: Frodi IVA comunitarie ed estere e utilizzo fraudolento di crediti d’imposta inesistenti o non spettanti. Indebita percezione di contributi, incentivi statali e aiuti economici pubblici. Spostamenti fittizi della residenza fiscale all’estero e occultamento sistematico di patrimoni e attività finanziarie oltreconfine. Questi comportamenti illeciti non solo sottraggono risorse essenziali per il welfare e i servizi pubblici, ma alterano profondamente le regole della concorrenza di mercato, penalizzando il tessuto industriale sano del paese.

La scoperta è dei finanzieri di Gallipoli nel corso di controlli disposti nell’ultimo periodo per contrastare l’evasione. Imprese edili e funebri e ristoranti completamente sconosciuti al fisco, con ricavi per circa 3,7 milioni del tutto sottratti a tassazione. La scoperta è dei finanzieri di Gallipoli nel corso di controlli disposti nell’ultimo periodo per contrastare l’evasione. I finanzieri hanno trovato documentazione in nero, che ha consentito di ricostruire, grazie anche all’ausilio delle banche dati in uso al Corpo, il reddito non dichiarato al fisco. In particolare, l’attività ha consentito di rintracciare nei comuni di Parabita e Matino tre imprese operanti nel settore dell’edilizia, mentre nel comune di Gallipoli un ristorante e un’impresa funebre. 

Segnalate 5 persone. È di oltre 8 milioni di euro l’evasione compiuta da cinque circoli ricreativi tarantini in relazione all’illecito utilizzo di “slot machine” eroganti vincite in denaro. Questo è il bilancio di un’attività ispettiva svolta dalle Fiamme Gialle del comando provinciale di Taranto. Gli interventi rappresentano lo sviluppo, sul piano fiscale, del sequestro di 33 apparecchi da divertimento e intrattenimento non collegati alla retetelematica dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Per questo sono state segnalate 5 persone.

Nei guai una società operante nel commercio all’ingrosso ed al dettaglio di bevande alcoliche e non alcoliche. La guardia di finanza di Ostuni ha scoperto un’evasione fiscale da 2,5 milioni di euro. Responsabile una società di Ceglie Messapica operante nel commercio all’ingrosso ed al dettaglio di bevande alcoliche e non alcoliche. Alla società è stata contestata anche la violazione amministrativa prevista dal Codice del Commercio per non aver indicato i prezzi dei prodotti. Scoperto anche un lavoratore in nero. L’indagine, spiegano i finanzieri in una nota, è stata particolarmente complessa in ragione dell’occultamento delle scritture contabili. Strategia spesso utilizzata dagli evasori fiscali per non consentire all’amministrazione finanziaria di determinare le operazioni commerciali.

L’uomo è accusato di evasione fiscale e contributiva commessa in Germania tra il 2022 e il 2025 È stato rintracciato e arrestato un 41enne di Latiano, destinatario di un mandato d’arresto europeo emesso da un Tribunale tedesco. L’uomo è accusato di evasione fiscale e contributiva commessa in Germania tra il 2022 e il 2025. Le attività di ricerca sono state svolte dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Brindisi e della compagnia di San Vito dei Normanni. L’uomo è stato condotto nel carcere di Brindisi.

Eseguito sequestro preventivo per oltre 2,7 milioni di euro Sono stati confiscati ad una società operante nell’area metropolitana di Bari 2.700.000 euro. La società opera nel settore del commercio di parti di autoveicoli. Il servizio trae origine da una verifica fiscale eseguita dalla Compagnia di Monopoli che ha permesso di scoprire una frode che ha coinvolto nove imprese, quattro delle quali con sede in Ungheria per ottenere illeciti vantaggi fiscali. Cinque soggetti sono ritenuti responsabili di emissione di fatture false per un giro superiore ai 22 milioni di euro.

Tra gli indagati c’è un ingegnere: aveva ideato un software che consentiva di gestire una contabilità parallela in nero Chiuse dalla procura di Bari le indagini nei confronti di 28 dentisti di Bari e provincia, ritenuti responsabili di aver evaso le tasse per 6 milioni di euro tenendo una contabilità parallela in nero attraverso il software inventato da un ingegnere. Le indagini della Guardia di Finanza hanno interessato i 28 camici bianchi, tre società esercenti l’attività di studio odontoiatrico, dell’ingegnere informatico di Palo del Colle, TommasoCarbone e di una sua società. I 29 sono indagati per dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici. Le quattro società rispondono invece per la responsabilità amministrativa degli enti. Per l’accusa, negli anni tra il 2015 e il 2020, gli indagati avrebbero evaso imposte per oltre 6 milioni di euro. Le indagini, partite da una verifica fiscale, hanno consentito di individuare in Carbone l’ideatore e il fornitore di un software gestionale che permetteva ai professionisti che lo utilizzavano di tenere una contabilità dei compensi ricevuti ma non dichiarati. Il sistema gestionale avrebbe consentito di creare delle “schede cliente” nelle quali, dopo aver premuto il tasto F12 della tastiera e digitato una password, era possibile rendicontare i compensi percepiti in nero. Il gestionale permetteva anche di memorizzare la contabilità parallela su supporti esterni, rimovibili in caso di controlli e non accessibili senza prima aver premuto F12 e digitato la password. Il sistema permetteva quindi di tenere distinti due archivi informatici: uno interno definito “gestionale” con i dati delle fatture, uno esterno chiamato “storico” per raccogliere “i dati nella loro totalità”, come spiega la finanza in un comunicato e dunque anche quelli non annotati nella contabilità ufficiale. Carbone avrebbe anche creato delle chat per parlare con i suoi clienti, “rimandando ulteriori spiegazioni ad incontri di persona e facendo riferimento alla contabilità ‘black'”. A supporto delle indagini anche le dichiarazioni di diversi pazienti, che hanno raccontato di aver versato importi in contanti dopo le visite senza aver ricevuto regolare fattura.

Sottratti a tassazione quasi 20 milioni di euro Ventidue persone nella Barletta – Andria – Trani denunciate dai finanzieri del comando provinciale di Barletta: non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, con un danno per le casse dello Stato di quasi 20 milioni di euro (17 milioni di ricavi non dichiarati e 2 milioni di euro di Iva non versata). Si tratta di titolari di imprese attive in diversi settori: trasporti su strada, edilizia, commercio di abiti all’ingrosso di frutta e verdura, amministratori di condomini e procacciatori d’affari. La scoperta attraverso l’analisi delleinformazioni contenute nelle banche dati della Guardia di finanza. I 22 denunciati rispondono di omessa presentazione delle dichiarazioni prescritte dalla normativa tributaria.

Durante i controlli la guardia di finanza sequestra 12 apparecchi Ammonta ad oltre tre milioni di euro l’evasione fiscale accertata a Taranto dalla guardia difinanza, in relazione all’illecito utilizzo di slot machine in un circolo ricreativo. Nel corso dei controlli in tutta la provincia, sequestrati 12 apparecchi non collegati alla rete telematica dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Segnalato all’autorità competente il titolare di un’attività.

Operazione delle fiamme gialle in Salento Avrebbe sottratto al fisco compensi per oltre 280mila euro un ingegnere di Sogliano Cavour, inprovincia di Lecce. Lo hanno scoperto i finanzieri della compagnia di Maglie. Nel corso dell’intervento nello studio del professionista le fiamme gialle hanno rinvenuto documentazione extra-contabile dalla quale emergerebbero le prestazioni ‘in nero’. Ai fini della ricostruzione del reddito non dichiarato alfisco, sono state effettuate una serie di controlli incrociati rivolti ai clienti dell’ingegnere, quantificando in oltre 280.000 euro i compensi percepiti e mai dichiarati dal 2020 al 2024.

Nel mirino alberghi, B&B, case vacanze e affittacamere tra Ostuni, Carovigno, Fasano, Mesagne, Francavilla Fontana, San Pietro Vernotico e Torre Santa Susanna I finanzieri del comando provinciale di Brindisi hanno scoperto un’evasione da oltre 450.000 euronell’ambito delle attività turistiche del territorio. In particolare i militari hanno seguito un controllo approfondito che ha riguardato alberghi, B&B, case vacanze e affittacamere nei comuni di Ostuni, Carovigno, Fasano, Mesagne, Francavilla Fontana, San Pietro Vernotico e Torre Santa Susanna.L’indagine ha consentito di verificare che gli introiti degli affitti in molti casi sono stati incassati in nero. Le irregolarità sono state segnalate per i recuperi a tassazione e le relative sanzioni. Scoperte due strutture ricettive che hanno omesso di accreditarsi sul registro regionale al fine di ottenere il codice identificativoin violazione della legge regionale. I proprietari sono stati sanzionati.

A Leuca, Castro, Tricase, Otranto, Porto Cesareo e Gallipoli Ammontano complessivamente a oltre 170mila euro i ricavi non dichiarati al fisco per l’affitto diabitazioni e case-vacanze nel Salento. È quanto scoperto dai finanzieri del comando provinciale di Lecce nell’ambito di specifici controlli eseguiti a Leuca, Castro, Tricase, Otranto, Porto Cesareo e Gallipoli, località costiere interessate da significativi flussi turistici. Le Fiamme gialle hanno intensificato le verifiche conl’approssimarsi dell’estate per contrastare l’evasione fiscale nel settore delle locazioni brevi e turistiche. Dall’esame della documentazione acquisita e delle indagini bancarie è emerso che diverse persone hanno affittato le case – vacanza occultando i redditi derivanti dalla locazione.

Sequestrati beni ad una società di prodotti elettronici ed indagati due suoi amministratori Avrebbero evaso il fisco negli anni dal 2015 al 2020 utilizzando fatture inesistenti emesse da imprese con sede in diverse regioni e province italiane e simulando l’acquisto di beni sottocosto omettendo il pagamento dell’IVA. Questo il motivo per cui, i carabinieri del comando provinciale di Bari, dando seguito ad un provvedimento del G.I.P. di Trani, hanno effettuato un sequestro di beni pari al valore di 9 milioni di euro ai danni di una società di prodotti elettronici di Terlizzi. Indagati, inoltre, due amministratori della azienda che, al fine di sottrarre se stessi e la società al pagamento delle imposte sui redditi e dalle relative sanzioni, avrebbero donato ai rispettivi coniugi 4 immobili e due auto di lusso (BMW X3 e X5).

Omessa dichiarazione dei redditi per oltre 40mila euro, relativi alla locazione turistica degli immobili. Controlli fiscali in alcuni b&b e case vacanze delle province di Taranto, Mottola, Laterza ed Avetrana. Dagli accertamenti eseguiti dalla guardia di finanza è emerso che i titolari delle strutture ricettive hanno omesso di dichiarare i redditi rivenienti dagli immobili. I proventi occultati ammontano a circa 40 mila euro. Inoltre tre b&b di Mottola e Avetrana non avevano comunicato all’autorità competente le generalità delle persone alloggiate e avrebbero omesso l’iscrizione delle strutture nel registro regionale.

Nascosti al fisco redditi per circa 100 mila euro e IVA per oltre 27 mila euro Esercitava l’attività di riparazione, rimessaggio e alaggio di imbarcazioni da diporto senza autorizzazione. Nei guai un cantiere navale “in nero” della provincia di Taranto, finito nel mirino della guardia di finanza. Al momento dell’intervento le fiamme gialle hanno individuato oltre 80 imbarcazioni, tra cui natanti e gommoni. Dagli approfondimenti dei finanzieri, relativi alle annualità dal 2018 al 2023, è emerso che l’azienda ha omesso di presentare le dichiarazioni previste, nascondendo al fisco redditi per circa 100 mila euro, con la conseguente evasione anche dell’imposta sul valore aggiunto per oltre 27 mila euro.

Circa 1,8 milioni di euro di Iva evasa Oltre 14 milioni di euro i ricavi non dichiarati, circa 1,8 milioni di euro di Iva evasa, 17 tra imprenditori e professionisti denunciati: è il bilancio di un’operazione della Guardia di Finanza nel tarantino. Si contesta l’ipotesi di reato di omessa presentazione delle dichiarazioni prescritte dalla normativa tributaria. Alla magistratura è stata anche inoltrata una richiesta di sequestro di beni per un importo di oltre 5 milioni di euro, pari alle imposte complessivamente evase. La magistratura ha già in corso gli approfondimenti finalizzati a verificare la fondatezza delle responsabilità penali, nonchè l’esistenza dei presupposti per il sequestro dei beni e delle disponibilità economiche riferibili a coloro che sono interessati dagli accertamenti. Interessate dalle ispezioni dei finanzieri imprese presenti in diversi comuni della provincia, che operano nei settori della ristorazione, del trasporto merci, del commercio di prodotti alimentari e dei lavori edili, nonchè i titolari di alcuni studi professionali. Le persone segnalate all’autorità giudiziaria sono emerse attraverso specifiche analisi di rischio svolte dal Nucleo Speciale Entrate della Guardia di Finanza di Roma nell’ambito di indagini.

Indagini tra Bari e Torino, operazione della guardia di finanza Dopo una complessa verifica fiscale, scaturita da accertamenti antiriciclaggio, la guardia di finanza di Bari ha sequestrato beni per 32 milioni di euro, facenti capo ad una società portoghese con sede a Madeira, operante nella gestione di un servizio a pagamento di annunci su un noto portale web. A gestire la società in realtà era un commercialista piemontese, ora accusato – insieme ai 22 soci, quasi tutti residenti in Italia – di evasione fiscale internazionale, come accertato dalla procura di Torino, che ha proseguito l’indagine. Accertate operazioni per eludere la tassazione degli utili attraverso altre società con sedi a Cipro e nel Regno Unito.

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