
Molfetta, inquinamento nella zona Asi: “Tante imprese sane”
All’indomani del blitz della guardia costiera nella zona industriale di Molfetta, interessata da un forte inquinamento della falda, parlano gli imprenditori e le persone che
All’indomani del blitz della guardia costiera nella zona industriale di Molfetta, interessata da un forte inquinamento della falda, parlano gli imprenditori e le persone che qui lavorano. Si sarebbe verificato un vero e proprio disastro ambientale irreversibile, con la falda contaminata da sostanze inquinanti scaricate da alcune aziende. Poche, rispetto al numero di imprese sane, dicono i titolari. Intervista ad imprenditori e a Pasquale Salvemini, Wwf
Gli indagati avrebbero prodotto inquinamento chimico e alterazione delle acque sotterranee e di falda nell’intero comprensorio. La Procura di Trani ha disposto accertamenti nell’ambito di una inchiesta sull’inquinamento ambientale a Molfetta, nel Barese. Il fascicolo contesta, a vario titolo, i reati di disastro ambientale e scarico illecito di reflui industriali a imprenditori, società, dirigenti e funzionari del Consorzio per l’area di sviluppo industriale (Asi) di Bari, del settore Ambiente della Città Metropolitana di Bari e del Comune di Molfetta. Gli indagati avrebbero prodotto inquinamento chimico e alterazione delle acque sotterranee e di falda nell’intero comprensorio Asi a Molfetta. Il personale del Nucleo speciale d’intervento del comando generale delle Capitanerie di porto ha eseguito il sequestro “preventivo impeditivo totale o parziale di alcune aziende” che si trovano nel “comprensorio Asi, con contestuale imposizione della amministrazione giudiziaria”. I sigilli sono stati apposti anche a “undici sistemi di pozzi disperdenti utilizzati dal Consorzio” che sarebbero stati usati per immettere in modo “abusivo e diretto acque reflue industriali direttamente nelle acque di falda”. La Procura ha inoltre richiesto il commissariamento giudiziale del Consorzio e di “Asi Spa”, società partecipata dal Consorzio. Gli indagati per i quali sono stati chiesti arresti e misure interdittive verranno sottoposti ad interrogatorio preventivo.
Avrebbero deturpato l’habitat marino. Distrutti chilometri di scogliera tra Barletta e Giovinazzo Servizio di Giovanni Di Benedetto Intervista a Renato Nitti, capo Procura di Trani
Ipotizzati i reati di disastro ambientale, inquinamento ambientale e altro Intervista: Francesco Curcio, procuratore della Repubblica di Potenza Servizio Alessandro Boccia
Denunciato un uomo per i reati di ricettazione e disastro ambientale Duecento chili di cetrioli di mare posti sotto sequestro e una denuncia per i reati di ricettazione e disastro ambientale. È quanto disposto dalla Guardia Costiera di Taranto. I militari, nel corso delle attività di controllo del territorio, hanno notato alcuni movimenti sospetti tra due auto in un’area isolata del quartiere “Tamburi”. Dopo essersi appostati, hanno iniziato a seguire uno dei due veicoli, accertando in seguito la detenzione di otto bidoni contenenti i cetrioli di mare. A finire nei guai, il trasportatore. È infatti vietata la pesca delle oloturie, in quanto specie marina protetta che ricopre un ruolo centrale per l’equilibrio dell’ecosistema marino.Inoltre, domenica scorsa, nell’ambito di altri controlli, è stato smascherato un pescatore colto nell’atto di recuperare ricci di mare. All’uomo è stata comminata una sanzione di 2000 euro. Apposti i sigilli anche al pescato: si tratta di 350 esemplari di ricci.

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