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L’ex gip risponde di corruzione in atti giudiziari La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per l’ex gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver emesso provvedimenti favorevoli nei confronti di alcuni clienti del penalista Giancarlo Chiariello, pure lui imputato. Gli ermellini hanno rigettato anche il ricorso dell’ex avvocato, condannato a sei anni di reclusione, al quale era poi stato restituito un milione e duecentomila euro. Da rideterminare in appello, invece, la pena nei confronti di Alberto Chiariello, figlio di Giancarlo, pure lui imputato: la Corte ha annullato due dei tre capi di imputazione che gli erano contestati. Per lui la condanna era di due anni e 8 mesi. In primo grado sia De Benedictis che Chiariello erano stati condannati a 9 anni e 8 mesi di reclusione, ma in appello la pena è stata ridotta in virtù dell’esclusione dell’aggravante mafiosa. Entrambi avevano ammesso uno scambio di denaro avvenuto fra il 2020 e il 2021.De Benedictis, attualmente ai domiciliari, è stato già condannato in via definitiva a 9 anni e 3 mesi di reclusione per il possesso di armi da guerra

Insieme al proprietario dell’immobile, custodiva 200 pezzi tra mitragliatori, pistole, bombe a mano e migliaia di munizioni  L’ex gip barese Giuseppe De Benedicits è stato condannato in via definitiva a 9 anni e 3 mesi dalla Corte d’Appello di Lecce  per la vicenda dell’arsenale trovato in una villa di Andria.  La Cassazione  ha respinto il ricorso dei difensori dell’ex magistrato e ha leggermente ritoccato la pena inflitta al proprietario dell’immobile, Antonio Tannoia la cui condanna da 8 anni, 7 mesi e 20 giorni è passata a 8. Secondo la Dda di Lecce, i due custodivano un arsenale composto da più di 200 pezzi tra fucili mitragliatori, fucili a pompa, mitragliette, pistole, bombe a mano e migliaia di munizioni. 

Pena ridotta anche per l’imprenditore agricolo, Antonio Tannoia, nella cui masseria venne ritrovato l’ arsenale riconducibile all’ex gip Servizio di Stefania Congedo Riprese e montaggio di Francesco Afrune

Coinvolto nel progetto anche Adriano Tilgher, ex esponente di ‘Avanguardia Nazionale’ già condannato nel 1981 per riorganizzazione del partito fascista, che avrebbe contattato Saverio Ingraffìa, avvocato del foro di Bari e Francesco Scala Giuseppe De Benedictis avrebbe dovuto essere il membro segreto di una cellula di fascisti, il cui compito era mettere monitorare e in difficoltà colleghi ritenuti scomodi. Lo ha riferito la Procura di Caltanissetta durante la conferenza stampa che si è tenuta la mattina del 21 luglio. L’inchiesta ha portato all’arresto dell’avvocato Stefano Menicacci e Domenico Romeo, entrambi siciliani. Le indagini sono partite da alcune intercettazioni che avrebbero rivelato l’intenzione di creare una organizzazione fascista per tenere d’occhio il lavoro della magistratura. All’occasione il gruppo sarebbe intervenuto avviando una vera e propria macchina del fango nei confronti dei magistrati non graditi. Coinvolto nel progetto anche Adriano Tilgher, ex esponente di ‘Avanguardia Nazionale’ già condannato nel 1981 per riorganizzazione del partito fascista, che avrebbe contattato Saverio Ingraffìa, avvocato del foro di Bari, difensore dell’ex Gip di Bari, e Francesco Scala, docente universitario, per costituire una cellula che avrebbe già raccolto numerose adesioni.

E’ ripreso a Lecce il processo d’appello per l’ex gip del tribunale di Bari condannato in primo grado a 9 anni e 8 mesi per corruzione in atti giudiziari con l’aggravante mafiosa Servizio di Pamela Spinelli Montaggio di Donato Colazzo

L’esito della perizia della Corte d’Appello di Lecce. Udienza aggiornata al 22 settembre Servizio di Stefania Congedo Riprese e montaggio Donato Colazzo

E’ quanto emerge dalla perizia psichiatrica a cui l’ex Gip è stato sottoposto da parte del consulente nominato dalla Corte d’Appello di Lecce Giuseppe De Benedictis, l’ex gip di Bari, imputato nel processo d’appello a Lecce per traffico e detenzione di armi ed esplosivi, anche da guerra, del relativo munizionamento e di ricettazione, assieme all’imprenditore agricolo Giuseppe Tannoia , non è affetto da una patologia di tale gravità da escludere la libertà di autodeterminarsi. E’ quanto emerge dalla perizia psichiatrica a cui l’ex giudice è stato sottoposto da parte del consulente nominato dalla Corte d’Appello di Lecce, dottor Serafino De Giorgi, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Asl Lecce. In sostanza l’esame peritale avrebbe sì evidenziato una monomanìa ma che però non inciderebbe sulla capacità di una libera autodetermianzione. L’indiscrezione arriva alla vigilia dell’udienza del processo prevista per domani a mezzogiorno. La difesa dell’ex magistrato, rappresentata dagli avvocati Saverio Ingraffia e Gianfranco Schirone, aveva chiesto alla Corte il riconoscimento delle attenuanti generiche e del disturbo psichico di cui l’ex giudice soffrirebbe secondo una consulenza psichiatrica di parte (non presa in considerazione dal giudice di primo grado), riconducibile ad un «iper accumulo in un paziente mono maniacale con conseguente grave menomazione della capacità di auto determinarsi» . De Benedictis in primo grado è stato condannato a 12 anni e 8 mesi di reclusione.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 26 giugno con la requisitoria del procuratore generale Servizio Stefania Congedo

“Il possesso delle armi come solo e unico strumento per sfoggiare e rafforzare la sua mascolinità “. Viene descritto così l’ex gip, nella perizia psichiatrica di parte redatta lo scorso anno su cui ora i giudici della Corte d’Appello di Lecce vogliono vederci chiaro Servizio di Stefania Congedo Riprese e montaggio di Donato Colazzo Interviste a: Gianfranco Schirone, avvocato De Benedictis Saverio Ingraffia, avvocato De Benedictis

La decisione della Corte d’Appello di Lecce nei confronti dell’ex gip di Bari, imputato nel procedimento con l’accusa di traffico e detenzione di armi ed esplosivi, anche da guerra, del relativo munizionamento e di ricettazione Servizio di Pamela Spinelli Riprese e montaggio di Donato Colazzo

L’ex gip resta però ugualmente ristretto ai domiciliari per un altro procedimento in cui è stato condannato in primo grado a 12 anni e 8 mesi di carcere per traffico e detenzione di armi, esplosivi e ricettazione La Corte d’Appello di Lecce, presidente Nicola Lariccia, ha revocato gli arresti domiciliari all’ex gip di Bari Giuseppe De Benedictis. La revoca della misura restrittiva avanzata dai legali dell’ex gip, avvocati Gianfranco Schirone e Saverio Ingraffia, riguarda il procedimento che ha visto De Benedictis condannato a 9 anni e 8 mesi in primo grado insieme all’ ex penalista barese Giancarlo Chiariello per presunti quattro episodi di corruzione in atti giudiziari relativi a tangenti ottenute in cambio di scarcerazioni. Il processo di appello si è aperto ieri davanti al Tribunale di Lecce. De Benedictis resta ugualmente però ristretto ai domiciliari per altro procedimento dove è stato condannato in primo grado a 12 anni e 8 mesi di carcere per traffico e detenzione di armi, esplosivi e ricettazione. in concorso con un imprenditore agricolo e un caporal maggiore capo scelto dell’Esercito.

Al via, a Lecce, il processo di appello dopo la condanne inflitte in primo grado in abbreviato. L’ex gip e il penalista barese, condannati a 9 anni e 8 mesi, per corruzione in atti giudiziari con l’aggravante di aver favorito una associazione mafiosa  Servizio di Stefania Congedo Riprese e montaggio di Donato Colazzo

De Benedictis capace di autodeterminarsi

E’ quanto emerge dalla perizia psichiatrica a cui l’ex Gip è stato sottoposto da parte del consulente nominato dalla Corte d’Appello di Lecce Giuseppe De

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