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Maxi operazione in tutta Italia coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Nove persone sono state arrestate questa mattina in provincia di Foggia perchè accusate di avere partecipato, con ruoli e compiti differenti, alla organizzazione e realizzazione di tre omicidi di mafia compiuti a Manfredonia e a Mattinata tra il 2011 ed il 2016. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del tribunale di Bari, è stata eseguita dai carabinieri del Ros e dal personale del comando provinciale di Foggia. Gli omicidi furono realizzati nell’ambito della storica sanguinosa faida del Gargano che per anni ha visto scontrarsi i clan Romito-Lombardi-Ricucci con quello del Li Bergolis. Tre degli arrestati sono già condannati per associazione mafiosa nell’ambito dell’indagine Omnia Nostra del ROS (che ricomprendeva l’arco temporale dal giugno 2008 al luglio 2022), in quanto appartenenti al clan Romito-Lombardi-Ricucci. Per altri tre indagati il processo è ancora in corso. I tre omicidi di mafia commessi sul Gargano tra il 2011 e il 2016, i cui presunti responsabili sono stati arrestati oggi dai carabinieri, sono le due ‘lupare bianche‘ del 41enne del Francesco Li Bergolis (2011) e del 29enne Francesco Armiento (2016) e l’omicidio del 37enne Ivan Rosa (2014) (quest’ultimo è un omicidio su cui si proietta ancora una volta quel famoso “colpo di grazia” esploso al volto con il fucile a canne mozze, quindi la cancellazione del volto). “Si tratta di tre vicende che hanno creato un allarme particolarmente intenso nell’opinione pubblica” ha detto il procuratore aggiunto di Bari, coordinatore della Dda, Giuseppe Gatti, evidenziando che “sono vicende che colpiscono soggetti che erano al di fuori della guerra di mafia. Una mafia – ha detto Gatti – che non si limita a farsi la guerra, ma impone un controllo del territorio annichilendo una comunità, facendo ricorso all’esercizio indiscriminato, generalizzato e spregiudicato della violenza in una dimensione di odio”.

Per l’omicidio Scavo fermati tre giovanissimi, di età compresa tra i 21 e i 22 anni. La risposta dello Stato non si è fatta attendere. Dopo i fatti di sangue che hanno scosso il barese e la provincia BAT, la DDA di Bari ha coordinato un massiccio intervento che ha colpito il cuore dei clan mafiosi Capriati e Strisciuglio. 14 gli arresti. L’operazione all’alba chiude il cerchio su due omicidi eccellenti. Il primo è quello di Lello Capriati, avvenuto la sera di Pasquetta del 2024; il secondo, più recente, riguarda Filippo Scavo, vittima di un agguato in discoteca a Bisceglie nell’aprile 2026. Le forze dell’ordine stanno attualmente eseguendo perquisizioni a tappeto. L’inchiesta promette di far luce sulle nuove dinamiche della malavita organizzata pugliese. C’è anche Dylan Capriati, di 22 anni, nipote di Lello Capriati assassinato a Bari il primo aprile di due anni fa, tra i destinatari delle 14 misure eseguite oggi da carabinieri e polizia tra Bari e nord Barese. Il 22enne è in carcere in stato di fermo per l’omicidio di Filippo Scavo. Qui le parole del procuratore Roberto Rossi durante la conferenza stampa di stamattina. L’omicidio di Lello Capriati L’omicidio di Lello Capriati avvenne il 1° aprile del 2024 a Torre a Mare, nel giorno del lunedì di Pasqua, quando due killer, giunti a bordo di una moto di grossa cilindrata, esplodevano contro la vittima quattro colpi di pistola mentre viaggiava in auto. “All’epoca dei fatti, ricostruisce la Procura in una nota, Raffaele Capriati era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, che in qualche modo il Capriati aveva cercato di salvaguardare”. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Bari ha fatto emergere come la morte di Raffaele Capriati rappresentasse il culmine tragico di una serie di eventi verificatisi nei mesi precedenti che avevano visto diversi appartenenti ai due clan mafiosi sopra citati, spesso giovanissimi, fronteggiarsi all’interno di locali notturni, anche con l’esibizione di armi: un fenomeno grave e purtroppo diffuso, più volte segnalato da questa DDA. Le indagini della Polizia di Stato hanno consentito alla DDA di chiedere ed ottenere dal GIP 11 misure custodiali, non solo per l’omicidio, ma anche per altri gravi reati, tra cui un ulteriore allarmante fatto di sangue avvenuto qualche giorno prima nella piazza centrale di Carbonara oltre ad una serie di traffici illeciti in materia di armi e stupefacenti; inoltre, è emersa una significativa capacità di controllo delle organizzazioni mafiose all’interno del carcere di Bari, documentata altresì dalla sistematica introduzione, tramite droni, di telefoni cellulari all’interno delle celle detentive in cui alcuni degli odierni arrestati erano reclusi, consentendo loro di continuare ad avere rapporti con l’esterno e impartire disposizioni. L’omicidio di Filippo Scavo Contemporaneamente, sempre oggi, la DDA ha disposto l’esecuzione di tre fermi di indiziati di delitto in relazione all’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso nella discoteca “Divine Club” di Bisceglie. Sono stati fermati tre giovanissimi, di età compresa tra i 21 e i 22 anni, ai quali sono stati contestati, a vario titolo, i reati di omicidio volontario in concorso e porto illegale di armi da fuoco in luogo aperto al pubblico, aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il sodalizio criminale di appartenenza. L’attività investigativa ha consentito di ricostruire l’intera progressione dell’agguato e, allo stesso tempo, di collocare il tragico evento delittuoso quale ulteriore sviluppo del percorso di contrapposizione armata tra i clan Capriati e Strisciuglio, finalizzato all’occupazione violenta del territorio e al controllo del traffico di stupefacenti.    Gli inquirenti: “Omertà, ma anche risposta della società” Il questore di Bari, Annino Gargano, ha commentato così l’operazione: “Oggi è un punto importante nelmantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica a Bari. Nei prossimi giorni le attività non saranno soltanto di repressione, come oggi, ma anche di prevenzione. Continueranno per far sì che le festività di San Nicola si svolgano nel modo più tranquillo possibile”. Il comandante provinciale dei carabinieri della Bat, Massimiliano Galasso, rivendica la rapidità e lasolidità dell’attività condotta sull’omicidio avvenuto in discoteca: “Abbiamo riscontrato sia un atteggiamento omertoso, sia una risposta molto meno omertosa da parte della cittadinanza. Da un lato c’è ancora una sorta di timore reverenziale nei confronti di determinate frange criminali; dall’altro una risposta positiva della società civile e di parte dell’imprenditoria. Facciamo un appello al mondo dell’imprenditoria e alla società civile affinché il sentimento di sicurezza non sia solo appannaggio delle istituzioni, ma diventi realmente partecipato, anche attraverso investimenti non solo economici maumani”.

La DDA indaga su una possibile regia criminale dietro il disastro ambientale Intervista: Domenico La Marca, sindaco di Manfredonia

Ville, auto e conti intestati alla famiglia di Ruggiero Lattanzio. È il primo sequestro in Puglia contro gli eredi di un mafioso. Ville, appartamenti, auto e conti correnti per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro sono stati confiscati dai carabinieri del comando provinciale di Bari. I beni erano formalmente intestati agli eredi di Ruggiero Lattanzio, esponente di spicco del clan omonimo, ucciso nel 2019 a Barletta. Secondo le indagini, il patrimonio derivava dal traffico di droga e veniva “ripulito” tramite familiari, in assenza di redditi leciti. Il decreto è stato emesso dal tribunale di Bari su richiesta della Dda. Si tratta del primo provvedimento ablativo in Puglia eseguito contro gli eredi di un mafioso.

Lo ha sottolineato il coordinatore della Dda di Bari in un incontro con gli studenti, a Foggia, sui temi della legalità Intervista: Federica Bianchi, referente ‘Libera’ Foggia Alessandro Zito, pres. ass. antiracket Foggia Lazzaro D’Auria, ass. antiracket Foggia Francesco Giannella, coordinatore Dda Bari Servizio Pietro Loffredo

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