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Per l’omicidio Scavo fermati tre giovanissimi, di età compresa tra i 21 e i 22 anni. La risposta dello Stato non si è fatta attendere. Dopo i fatti di sangue che hanno scosso il barese e la provincia BAT, la DDA di Bari ha coordinato un massiccio intervento che ha colpito il cuore dei clan mafiosi Capriati e Strisciuglio. 14 gli arresti. L’operazione all’alba chiude il cerchio su due omicidi eccellenti. Il primo è quello di Lello Capriati, avvenuto la sera di Pasquetta del 2024; il secondo, più recente, riguarda Filippo Scavo, vittima di un agguato in discoteca a Bisceglie nell’aprile 2026. Le forze dell’ordine stanno attualmente eseguendo perquisizioni a tappeto. L’inchiesta promette di far luce sulle nuove dinamiche della malavita organizzata pugliese. C’è anche Dylan Capriati, di 22 anni, nipote di Lello Capriati assassinato a Bari il primo aprile di due anni fa, tra i destinatari delle 14 misure eseguite oggi da carabinieri e polizia tra Bari e nord Barese. Il 22enne è in carcere in stato di fermo per l’omicidio di Filippo Scavo. Qui le parole del procuratore Roberto Rossi durante la conferenza stampa di stamattina. L’omicidio di Lello Capriati L’omicidio di Lello Capriati avvenne il 1° aprile del 2024 a Torre a Mare, nel giorno del lunedì di Pasqua, quando due killer, giunti a bordo di una moto di grossa cilindrata, esplodevano contro la vittima quattro colpi di pistola mentre viaggiava in auto. “All’epoca dei fatti, ricostruisce la Procura in una nota, Raffaele Capriati era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo eclatante omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura dei fragili equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, che in qualche modo il Capriati aveva cercato di salvaguardare”. L’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile di Bari ha fatto emergere come la morte di Raffaele Capriati rappresentasse il culmine tragico di una serie di eventi verificatisi nei mesi precedenti che avevano visto diversi appartenenti ai due clan mafiosi sopra citati, spesso giovanissimi, fronteggiarsi all’interno di locali notturni, anche con l’esibizione di armi: un fenomeno grave e purtroppo diffuso, più volte segnalato da questa DDA. Le indagini della Polizia di Stato hanno consentito alla DDA di chiedere ed ottenere dal GIP 11 misure custodiali, non solo per l’omicidio, ma anche per altri gravi reati, tra cui un ulteriore allarmante fatto di sangue avvenuto qualche giorno prima nella piazza centrale di Carbonara oltre ad una serie di traffici illeciti in materia di armi e stupefacenti; inoltre, è emersa una significativa capacità di controllo delle organizzazioni mafiose all’interno del carcere di Bari, documentata altresì dalla sistematica introduzione, tramite droni, di telefoni cellulari all’interno delle celle detentive in cui alcuni degli odierni arrestati erano reclusi, consentendo loro di continuare ad avere rapporti con l’esterno e impartire disposizioni. L’omicidio di Filippo Scavo Contemporaneamente, sempre oggi, la DDA ha disposto l’esecuzione di tre fermi di indiziati di delitto in relazione all’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso nella discoteca “Divine Club” di Bisceglie. Sono stati fermati tre giovanissimi, di età compresa tra i 21 e i 22 anni, ai quali sono stati contestati, a vario titolo, i reati di omicidio volontario in concorso e porto illegale di armi da fuoco in luogo aperto al pubblico, aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il sodalizio criminale di appartenenza. L’attività investigativa ha consentito di ricostruire l’intera progressione dell’agguato e, allo stesso tempo, di collocare il tragico evento delittuoso quale ulteriore sviluppo del percorso di contrapposizione armata tra i clan Capriati e Strisciuglio, finalizzato all’occupazione violenta del territorio e al controllo del traffico di stupefacenti.    Gli inquirenti: “Omertà, ma anche risposta della società” Il questore di Bari, Annino Gargano, ha commentato così l’operazione: “Oggi è un punto importante nelmantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica a Bari. Nei prossimi giorni le attività non saranno soltanto di repressione, come oggi, ma anche di prevenzione. Continueranno per far sì che le festività di San Nicola si svolgano nel modo più tranquillo possibile”. Il comandante provinciale dei carabinieri della Bat, Massimiliano Galasso, rivendica la rapidità e lasolidità dell’attività condotta sull’omicidio avvenuto in discoteca: “Abbiamo riscontrato sia un atteggiamento omertoso, sia una risposta molto meno omertosa da parte della cittadinanza. Da un lato c’è ancora una sorta di timore reverenziale nei confronti di determinate frange criminali; dall’altro una risposta positiva della società civile e di parte dell’imprenditoria. Facciamo un appello al mondo dell’imprenditoria e alla società civile affinché il sentimento di sicurezza non sia solo appannaggio delle istituzioni, ma diventi realmente partecipato, anche attraverso investimenti non solo economici maumani”.

Dodici arresti. Tra gli episodi più gravi, nel marzo 2020, una sparatoria contro un bar, un’auto e una macelleria segnò la violenta contesa con la famiglia rivale Vavalle. Dodici arresti all’alba: il clan Strisciuglio, storica organizzazione criminale del quartiere San Paolo di Bari, è stato smantellato dai Carabinieri in un’operazione che ha coinvolto anche Triggiano, Lecce, Trani, Larino, Napoli, Lanciano, San Gimignano e Viterbo. Droga, estorsioni, armi da guerra e rituali mafiosi: è questo il inquietante universo criminale che gli investigatori hanno messo a nudo, svelando come il clan abbia continuato a operare anche durante i mesi di lockdown. L’indagine, denominata “Lockdown” e condotta dal settembre 2019 al maggio 2023, ha fotografato l’organizzazione interna del clan, con ruoli gerarchici ben definiti, riti di affiliazione e summit mafiosi sotto i portici dei complessi popolari. Tra gli episodi più gravi, nel marzo 2020, una sparatoria contro un bar, un’auto e una macelleria segnò la violenta contesa con la famiglia rivale Vavalle. Sono emerse anche le cosiddette “cupe”, nascondigli per droga, armi e denaro, dove alcune banconote riportavano i nomi degli affiliati destinatari dei soldi destinati al sostentamento dei detenuti e al reinvestimento nelle attività illecite. Nonostante molti vertici fossero in carcere, il clan riusciva a impartire ordini e ricevere aggiornamenti tramite familiari o telefoni illegali, mantenendo il controllo delle attività criminali.

Operazione dei carabinieri. In queste ore è in corso un’operazione dei Carabinieri di Bari San Paolo, delegata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, che sta portando all’arresto di presunti autori gravemente indiziati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione aggravate, porto e detenzione di armi da sparo clandestine e da guerra, ricettazione, lesioni personali aggravate, accensioni ed esplosioni pericolose, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Nel mirino degli investigatori esponenti del clan Strisciuglio.

L’accusa di spaccio di stupefacenti. In tutto 31 gli indagati Servizio di Linda Cappello

Gli arresti derivano dalle indagini avviate nel 2018 dalla Procura Distrettuale Antimafia Custodia cautelare in carcere per quattro pregiudicati baresi, appartenenti al clan Strisciuglio. Gli arrestati rispondono, con l’aggravante mafiosa, dei delitti di estorsione e tentata estorsione in danno dei titolari delle bancarelle abusive di fuochi pirotecnici natalizi, stanziati sulle vie del quartiere Libertà di Bari, oltre a numerosi episodi di detenzione e porto illegale di armi da fuoco e di detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Tutti fatti sono avvenuti nei mesi di novembre e dicembre del 2018. Gli arresti derivano dalle indagini avviate nel 2018 dalla Procura Distrettuale Antimafia, a seguito del duplice tentato omicidio di due pregiudicati del clan Palermiti, consumato nel quartiere Madonnella di Bari. Nell’estate del 2018, la frangia del clan Strisciuglio del quartiere San Paolo, tentò di conquistare la fiorente attività di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere Madonnella di Bari, cercando di estromettere il clan Palermiti, da sempre dominante in quel rione.  La sera del 18 settembre gli obiettivi dell’azione di fuoco erano due pregiudicati del clan di Japigia, che viaggiavano su uno scooter: il commando armato, a bordo di un’autovettura rubata e di tre motoveicoli, aprì il fuoco, incurante della presenza di ignari cittadini che passeggiavano per strada.  Il passeggero dello scooter riuscì a sottrarsi ai proiettili esplosi da un revolver Colt 38 special e da una pistola semiautomatica CZ, calibro 9 mm, mentre il conducente, colpito in più parti del corpo, dopo un delicato intervento chirurgico ed una lunga degenza ospedaliera, riuscì a salvarsi. La risposta del clan Palermiti per l’agguato del 18 settembre non tardò ad arrivare: infatti, sei giorni dopo, il 24 settembre, nel quartiere Carbonara di Bari, Michele Walter Rafaschieri fu assassinato e suo fratello rimase gravemente ferito.  Il 18 giugno 2024, la Squadra Mobile di Bari ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di dieci pregiudicati baresi, responsabili dell’agguato armato, mafioso, del 18 settembre 2018. 

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