
Natuzzi, raggiunta una prima intesa su cassa integrazione e incentivazione all’esodo
Si riduce il numero di dipendenti in cassa integrazione per il gruppo Natuzzi. È stata finalmente raggiunta una prima intesa nel corso della riunione che

. Si riduce il numero di dipendenti in cassa integrazione per il gruppo Natuzzi. È stata finalmente raggiunta una prima intesa nel corso della riunione che si è svolta al ministero del Lavoro. Saranno coinvolti un massimo di 1755 dipendenti distribuiti tra Puglia e Basilicata, con un limite di utilizzo del 62% a fronte dell’80% precedentemente richiesto. All’incontro c’erano anche i rappresentanti del ministero del Made in Italy, regione Puglia e Basilicata, azienda, Confidustria e sindacati. Nell’intesa è previsto anche l’impegno ad avviare un tavolo di confronto per l’incentivazione all’esodo con risorse fino a 6 milioni, messe a disposizione dall’azienda. L’incentivo sarà erogato dal primo gennaio al 30 settembre del 2027 per le uscite volontarie entro fine 2026
L’azienda ha motivato la necessità di incrementare la quota di cassa integrazione straordinaria con le difficoltà di mercato legate alla situazione geopolitica e alla sfiducia generalizzata dei consumatori. Si prevede un lunedì di forti tensioni all’esterno delle fabbriche a marchio Natuzzi, dopo la presentazione del nuovo piano industriale che prevede un incremento dal 45% all’80% delle ore di cassa integrazione. La misura riguarderà i 1755 dipendenti del gruppo, così distribuiti: 673 a Santeramo, 417 ad Sltamura, 391 a Laterza e 272 a Matera. La richiesta presentata da Natuzzi al ministero del Lavoro e del Made in Italy riporta la data del 20 aprile, giorno in cui sono previste assemblee, proteste e presidi fuori dai cancelli dei quattro stabilimenti. L’azienda ha motivato la necessità di incrementare la quota di cassa integrazione straordinaria con le difficoltà di mercato legate alla situazione geopolitica e alla sfiducia generalizzata dei consumatori, elementi che nei primi quattro mesi dell’anno avrebbero provocato un calo delle vendite che si attesta intorno al 16%. Sulla vicenda è intervenuto l’assessore pugliese allo Sviluppo economico, Eugenio Di Sciascio, il quale, d’intesa con la regione Basilicata, ha convocato un tavolo di crisi del distretto del mobile imbottito. “Tiapriamo il dialogo, non ci rassegniamo alla rottura delle trattative, non arrendiamoci”, questo l’appello lanciato da Di Sciascio ad azienda e sindacati.
Il piano dell’azienda, fino a febbraio produrrà con un solo altoforno Aumenta il numero degli operai dell’ex Ilva che andranno in cassa integrazione: dagli attuali 3.000 si passera’ a 4.000 secondo il piano di marcia presentato da acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ai sindacati, durante l’incontro di questa mattina al ministero del lavoro. Una decisione quasi inevitabile dal momento che l’azienda produrrà fino al febbraio del prossimo anno con un solo altoforno, un ridimensionamento impiantistico e produttivo dovuto all’incendio dell’altoforno uno avvenuto nelle scorse settimane e al conseguente sequestro. Solo da marzo 2026 l’ex Ilva tornerà a marciare con due altiforni, il 2 e il 4 che, nel frattempo, a turno verranno sottoposti ad interventi di manutenzione.
Non accetteranno la Cig senza prima aver avuto certezze sulle prospettive future e chiedono che si riapra il tavolo a Palazzo Chigi Dopo il blocco dell’altoforno uno, arriva, come previsto, la massiccia dose di cassa integrazione al siderurgico di Taranto. Ieri l’azienda ha illustrato in videoconferenza ai sindacati il piano che scatterà appena ottenute le necessarie autorizzazioni.
Vertici tra Aigi – Confindustria – sindacati Domani alle 15.00 Aigi, l’associazione che raggruppa la maggior parte dell’indotto legato ad Acciaieried’Italia, l’ex Ilva, incontrerà i sindacati per l’avvio della procedura di cassa integrazione per il personale dipendente delle imprese. In mattinata, invece, i sindacati vedranno Confindustria Taranto sempre per lo stesso motivo. Secondo Aigi, la cassa nell’indotto è”una soluzione purtroppo non più rinviabile, vista la grave situazione che sta investendo, nuovamente, a distanza di quasi 9 anni, lo stabilimento ex Ilvae che sta portando al tracollo delle imprese già gravate dal primo ‘bidone’ di 150 milioni di euro, consequenziale all’amministrazione straordinaria del 2015.Nove anni – dice Aigi – durante i quali nulla è cambiato. Nessun passo concreto per l’avvio del processo di decarbonizzazione che possa risolveredefinitivamente il dilemma lavoro-ambiente -salute”. “Per mantenere in equilibrio economico-finanziario lo stabilimento, serve produrre 6/8 tonnellate di acciaio annue. Serve produrre acciaio ecosostenibile. Per rendere lo stabilimento produttivo in chiave green, occorrono almeno dieci anni” mentre, dice Aigi,“con la nuova amministrazione straordinaria si tornerebbe nuovamente ai nastri di partenza. Il rischio concreto, qualora dovesse concretizzarsi questa sciagurata ipotesi, è che passino altri dieci anni senza interventi concreti tanto da cancellare l’indotto e con esso il tessuto industriale generando l’assenzadi acciaio italiano nel panorama europeo. Il processo di decarbonizzazione è lungo e va programmato. Questo chiede l’indotto di Taranto. L’indotto di Aigi”. “Chiediamo chiarezza, non un’altra amministrazione straordinaria – afferma Aigi – che metterebbe in ginocchio un asset fondamentale del territorio cheè rappresentato dall’indotto”. E ancora: “Se davvero non dovessero arrivare i 120 milioni di euro di crediti che vantiamo da Acciaierie d’Italia, sarà decretato il tracollo sociale di un territorio che perderebbe imprese e imprenditori. Persone che si sono indebitate per fare impresa. Taranto – conclude Aigi –rischia di diventare una citta’ di cassaintegrati. Una città desertificata”.
Coinvolti 2.500 operai dello stabilimento siderurgico di Taranto Il Ministero del Lavoro ha autorizzato ad Acciaierie d’Italia la prosecuzione della cassa integrazione per 2.500 dipendenti a Taranto. E’ in continuita’ con quella finita il 19 giugno e andra’ avanti sino a fine anno. La proroga avviene grazie ad un articolo inserito nel recente decreto legge sulla pubblica amministrazione relativo a tutte le imprese ritenute strategiche, e con piu’ di 1.000 addetti. Fiom, Fim e Uilm avevano gia’ indetto per domani uno sciopero nelle ultime quattro ore del primo e secondo turno e per le intere otto ore del terzo. Previsto un presidio di protesta sotto la Prefettura.
Da lunedì prossimo 2500 lavoratori dell’ex Ilva di Taranto saranno senza ammortizzatori sociali Giornalista Stefania RotoloRiprese e Montaggio Massimo d’OlimpioIntervista:Franco Rizzo Esecutivo Conf. USBGioacchino Olimpieri Segr. Naz. FismicDaniele Francescangeli Vice serg. Naz Ugl
La convocazione dal Ministero del Lavoro E’ arrivata la convocazione dal ministero del Lavoro per l’avvio dell’esame congiunto dellarichiesta dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, per la cassa integrazione straordinaria in deroga per 2.500 lavoratori di Taranto, per 12 mesi. L’incontro e’ convocato per il 13 giugno alle 11 in modalita’ ibrida, in presenza a Roma e in videocollegamento. Sulla Cigs in deroga, l’azienda ha gia’ avviato la procedura. Lacassa in deroga e’ in continuita’ con la cassa integrazione straordinaria, che da fine marzo e’ scattata sempre per 2.500 addetti di Taranto, 3.000 in tutto il gruppo. La differenza sta nel fatto che mentre per tutti i dipendenti degli altri stabilimenti di AdI si continuera’ con la cassa straordinaria sino a marzo 2024, per quelli di Taranto, invece, la copertura termina il 19 giugno prossimo, essendo esaurito per lo stabilimento il plafond a disposizione. Da qui la necessita’ di trovare nuove soluzioni per garantire comunque la copertura della cassa integrazione.
Non è stato trovato l’accordo, al Ministero del Lavoro, sulla proroga della cassa integrazione per 3 mila addetti di Acciaierie d’Italia. Domani nuovo incontro Servizio di Stefania Rotolo Riprese e montaggio di Massimo d’Olimpio Interviste a: Davide Sperti, Segr. Uilm Franco Rizzo, Esecutivo Naz. Usb Valerio d’Alò, segr. Naz. Fim Cisl
Si tornerà a discutere il prossimo 23 marzo sulla possibile proroga di un anno della cassa integrazione straordinaria per circa 3000 addetti di Acciaierie d’Italia, ex Ilva Servizio di Stefania Rotolo Riprese e montaggio di Massimo d’Olimpio

Si riduce il numero di dipendenti in cassa integrazione per il gruppo Natuzzi. È stata finalmente raggiunta una prima intesa nel corso della riunione che

L’azienda ha motivato la necessità di incrementare la quota di cassa integrazione straordinaria con le difficoltà di mercato legate alla situazione geopolitica e alla sfiducia

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