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Il gip ha accolto l’istanza di revoca avanzata dall’avvocato Federico Straziota, spiegando che esigenze cautelari sono ormai insussistenti . É stato revocato l’obbligo di dimora nel comune di Noci a Don Nicola D’Onghia, ritenuto dalla procura responsabile dell’incidente stradale costato la vita alla soccorritrice di Turi Fabiana Chiarappa, morta la sera del 2 aprile scorso sulla strada provinciale 172.Il sacerdote, secondo i pm, avrebbe travolto la ragazza dopo che questa era caduta dal suo scooter, e sarebbe andato via senza prestarle soccorso.Il gip ha accolto l’istanza di revoca avanzata dall’avvocato Federico Straziota, spiegando che esigenze cautelari sono ormai insussistenti poiché, nel novembre scorso, al sacerdote è stato notificato il provvedimento di sospensione della patente per la durata di tre anni.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa. Il sacerdote, secondo la procura, avrebbe travolto e ucciso la ragazza con la macchina dopo che la giovane – a bordo di una motocicletta – era caduta sull’asfalto in seguito ad un urto contro un muretto a secco. Resta sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di Noci don Nicola D’Onghia, il parroco di Turi indagato per omicidio stradale ed omissione di soccorso in relazione alla morte della 32enne Fabiana Chiarappa. La Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dalla difesa. Il sacerdote, secondo la procura, avrebbe travolto e ucciso la ragazza con la macchina dopo che la giovane – a bordo di una motocicletta – era caduta sull’asfalto in seguito ad un urto contro un muretto a secco. “Il provvedimento ci sorprende perché la stessa Procura recentemente ha chiesto per ben due volte, a distanza di pochi giorni, la revoca della misura cautelare – ha dichiarato l’avvocato Federico Straziota – attendiamo però, fiduciosi il processo di merito per far luce sulle incongruenze ricostruttive del sinistro”.

La Corte di Cassazione deciderà nelle prossime ore in merito al ricorso presentato dalla difesa di don Nicola D’Onghia, parroco di Turi attualmente sottoposto all’obbligo di dimora nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della soccorritrice 32enne Fabiana Chiarappa. Il sacerdote risponde di omicidio stradale ed omissione di soccorso, per aver investito la ragazza – dopo che la giovane era caduta dalla moto in seguito ad un impatto contro un muretto a secco – con la sua Fiat Bravo la sera del 2 aprile scorso sulla provinciale 172 che collega Turi a Putignano. L’avvocato Federico Straziota ha impugnato per motivi procedurali l’ordinanza con la quale il 29 aprile il sacerdote finì ai domiciliari e il provvedimento con cui venne poi sottoposto all’obbligo di dimora, ritenendo ormai insussistenti le esigenze cautelari. Don Nicola si è sempre difeso dicendo di non essersi fermato perché convito di aver urtato una pietra. 

Revocati i domiciliari ma per lui resta l’obbligo di dimora nel comune di residenza Revocati gli arresti domiciliari per il parroco di Turi don Nicola D’Onghia, accusato di omicidio stradale ed omissione di soccorso per aver travolto e ucciso la 32enne Fabiana Chiarappa. I giudici del Tribunale del Riesame hanno disposto per lui l’obbligo di dimora nel comune di residenza, cioè Noci. Il sacerdote – secondo l’accusa- avrebbe travolto la ragazza con la sua Fiat Bravo la sera del 2 aprile scorso lungo la statale 172, dopo che la 32enne era caduta dalla sua motocicletta Suzuki 600. Nel corso dell’interrogatorio, don Nicola ha raccontato di non essersi accorto della presenza della ragazza sull’asfalto, pensando di aver colpito una pietra. 

Nel sinistro perse la vita la 32enne Fabiana Chiarappa Servizio di Linda Cappello

Don Nicola D’Onghia afferma di aver sentito un rumore, come se avesse travolto una pietra, e che era buio e non si è accorto di nulla  Ha sentito un rumore proveniente dalla parte anteriore dell’auto, si è fermato ad una stazione di servizio. C’è un video in cui si vede il parroco di Turi, Don Nicola D’Onghia, scendere dalla sua auto e controllare se abbia subito danni. È la sera del 2 aprile, tra le 20.30 e le 21 Fabiana Chiarappa è in sella alla sua moto sulla strada tra Turi e Putignano, sta per tornare a casa dopo aver terminato il suo turno al 118 e finisce contro un muretto a secco. Forse da sola, forse perché è stata urtata da un’auto. É tutto da chiarire. Saranno le indagini a stabilirlo. Ha solo 32 anni, quando arrivano i colleghi soccorritori purtroppo per lei non c’è nulla da fare. Il giorno dopo il parrocco legge dell’incidente mortale, chiama il suo avvocato, dice di aver sentito un colpo provenire da sotto la sua auto la sera precedente. “Come se avessi travolto una pietra” spiega, era buio, non si è accorto di nulla. Il legale gli dice di andare andare dai carabinieri e riferire quanto accaduto, cosa che Don Nicola D’Onghia fa. Ora spetterà ai periti stabilire le cause dell’incidente e all’autopsia fare chiarezza sulla morte di Fabiana Chiarappa. La Procura di Bari ha iscritto il prete nel registro degli indagati per omicidio stradale e omissione di soccorso.  Intanto il Bisceglie Rugby, la squadra in cui Fabiana Chiarappa giocava, si fermerà. Domenica la squadra Seniores non scenderà in campo contro il Neapolis. I funerali della ragazza si terranno lunedì a Turi

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