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I dati Istat di aprile confermano il record negativo: rincari per 204 euro a famiglia e salari giù del 7,8%. La situazione economica del Paese peggiora drasticamente: ad aprile 2026 la fiducia dei consumatori scende a 90,8, il minimo da tre anni, mentre quella delle imprese cala a 95,2. Il segnale dell’Istat è chiaro: tra il 2021 e il 2025 le retribuzioni contrattuali sono crollate del 7,8% a fronte di un aumento del 24% del carrello della spesa, erodendo il potere d’acquisto. Il nostro Osservatorio Nazionale rileva un impatto medio di +204,31 euro a famiglia negli ultimi due mesi a causa del conflitto in Medio Oriente, con rincari pesanti su carburanti (+60 €), agroalimentari (+52,21 €) e trasporti (+31,28 €). In Basilicata la crisi è amplificata da un reddito pro capite inferiore del 15-18% rispetto alla media nazionale; qui le famiglie spendono fino al 5% in più per beni essenziali e riscaldamento, subendo un’inflazione alimentare reale che pesa per 195 € annui solo sui prodotti di prima necessità. Sul fronte energia e trasporti, la riduzione del taglio delle accise (da 25 a 5 centesimi) si traduce in un aumento netto di 18-19 centesimi al litro, mentre l’Euribor al 3,2% mantiene altissime le rate dei mutui variabili, rendendo la surroga (tassi 2,8-3,0%) l’unica via d’uscita. Anche il bonus elettrodomestici risulta paradossale: con un tetto ISEE a 25.000 €, chi è davvero in difficoltà non può anticipare i costi di acquisto. Chiediamo al Governo misure urgenti: rimodulazione dell’IVA sui beni primari (risparmio di 516 € annui), tassazione degli extraprofitti, fondo contro la povertà energetica e controlli severi contro le speculazioni per difendere i bilanci delle famiglie lucane e italiane.

La speciale classifica stilata dall’Istat. L’Istat ha reso noti i dati territoriali dell’inflazione di gennaio, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. In questa speciale classifica Bari si posiziona al settimo posto. Ecco di seguito come si posizionano le altre città italiane: COSENZA: +2,6% PISTOIA: +1,8%BOLZANO: +1,4% Per Cosenza si verifica una maggior spesa aggiuntiva su base annua, equivalente a 506 euro per una famiglia media; per Pistoia c’è un incremento di spesa annuo pari a 487 euro a famiglia; per Bolzano spesa supplementare pari a 465 euro annui per una famiglia tipo.  Appena fuori dal podio Macerata, Belluno, Reggio Calabria, Bari, terza per inflazione (+1,9%), con una spesa di 385 euro. All’ottavo posto Napoli (+1,7%, +384 euro), scende in nona posizione Siena, ex aequo con Grosseto (+1,4% e +379 euro per entrambe). Le città più virtuose La città più virtuosa d’Italia è ancora una volta Campobasso, l’unica ad essere in deflazione: -0,1% e un risparmio pari a 24 euro a famiglia. Al secondo posto sia per inflazione bassa che per spesa, Modena, con una variazione dei prezzi e della spesa nulli. Medaglia di bronzo per Pisa (+0,1%, +27 euro). La prima pugliese di questa classifica è al quarto posto: Brindisi registra un +0,2%, +39 euro), seguita daPotenza (0,3%, +66 euro), Teramo (+0,3% e +74 euro), Ravenna e Piacenza (+0,3%, +83 euro), poi Sassari (+0,5%, +100 euro). Chiude la top ten delle migliori città, Livorno (+0,4%, +108 euro).

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