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arresti domiciliari

L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce e ha riguardato anche una infermiera. I Carabinieri del N.A.S. di Lecce, con il supporto della locale Arma territoriale, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, nei confronti di un dirigente medico e di un’infermiera. Il dirigente arrestato è il cardiologo Massimo Trianni, Responsabile U.O. Semplice Aziendale di Cardiologia Territoriale, che era al suo ultimo giorno di lavoro. Da domani sarebbe andato in pensione. I carabinieri del Nas gli hanno notificato questa mattina l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari mentre alle 8 quando era giù in servizio nel suo ambulatorio di cardiologia presso il distretto Asl di piazzetta Bottazzi. L’infermiera sua collaboratrice, raggiunta dallo stesso provvedimento da tempo invece non risulta in servizio per motivi di salute. I due sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso in peculato, falso ideologico aggravato, accesso abusivo a sistema informatico e truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Il provvedimento nasce da un’ indagine su scala nazionale nel 2025 su disposizione del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute di Roma, focalizzata sul monitoraggio delle attività libero-professionali intramurarie (A.L.P.I.). I due arrestati sono ritenuti responsabili di aver istituito un sistema parallelo di erogazione di prestazioni sanitarie a pagamento all’interno di strutture pubbliche. Nello specifico, gli indagati avrebbero utilizzato sistematicamente i locali e le dotazioni di una ASL Pugliese per l’effettuazione di visite private non autorizzate, eludendo i canali ufficiali diprenotazione (C.U.P.) ed introitando direttamente i compensi nonché, relativamente al medico, anchele indennità di esclusività garantite dal contratto, per un totale di almeno 52.000 euro per il periodo esaminato. Tale condotta, oltre a configurare i reati di concorso in peculato, falso ideologico, truffa aggravata e accesso abusivo a sistemi informatici, avrebbe danneggiato il funzionamento delle liste d’attesa nonché le risorse destinate al Servizio Sanitario Nazionale.

. È deceduta oggi l’anziana donna, malata terminale, alla quale il figlio cinquantenne aveva staccato tubi e sondini dei dispositivi che le permettevano di sopravvivere. La vicenda risale al 15 dicembre scorso, quando l’infermiera dell’assistenza domiciliare si accorse dell’accaduto e avvisò il 118. La paziente fu trasferita d’urgenza all’ospedale Di Venere. Sul posto intervennero anche i carabinieri. Il giudice dispose per il figlio gli arresti domiciliari con l’accusa di tentato omicidio.

L’uomo aveva tentato di nascondersi tra gli alberi. Ora è agli arresti domiciliari L’allarme scattato dal braccialetto elettronico ha allertato i carabinieri che hanno arrestato un 41enne di Polignano a Mare. L’uomo si trovava vicino all’abitazione della sua ex compagna. L’accusa è di aver violato il divieto di avvicinamento emessa dopo la denuncia per atti persecutori presentata dalla donna. Quando i militari sono arrivati vicino casa della donna, il 41enne era nascosto tra piante e alberi. Ha provato a fuggire ma è stato bloccato. Si trova ora agli arresti domiciliari.

Respinta la richiesta di tornare a Bari dell’ex consigliere regionale arrestato nel febbraio 2024 nell’inchiesta “Codice interno” Resta agli arresti domiciliari a Parabita, in provincia di Lecce, Giacomo Olivieri , l’ex consigliere regionale pugliese, arrestato il 26 febbraio 2024 nell’ambito dell’inchiesta “Codice interno” sui presunti legami tra mafia, politica e imprenditoria a Bari. In manette finirono 130 persone, tra le quali soggetti ritenuti appartenenti o contigui al clan Parisi-Palermiti attivo nel quartiere Japigia. Il gup Giuseppe De Salvatore, davanti al quale si sta svolgendo il processo in abbreviato ad Olivieri e ad altri 107 imputati, ha respinto la richiesta dei suoi avvocati, Gaetano e Luca Castellaneta, di consentire all’ex consigliere regionale di scontare i domiciliari a Bari, dalla moglie e dai due figli minorenni.  La richiesta si basava sulla necessità, per Olivieri, di rimanere vicino ai suoi figli, che ora può vedere solo una volta a settimana.  Per Olivieri la Dda di Bari ha chiesto la condanna a 10 anni di reclusione.  Anche sua moglie, Maria Carmen Lorusso, è coinvolta nella stessa inchiesta ed è a processo con rito ordinario. Secondo l’accusa, nel 2019 Olivieri avrebbe raccolto i voti di tre clan mafiosi di Bari per consentire l’elezione al consiglio comunale di Lorusso, poi effettivamente avvenuta. Olivieri, rimasto in carcere per 13 mesi, si trova ai domiciliari dalla fine marzo.

La condanna ai domiciliari per detenzione e spaccio di stupefacenti Un minorenne, identificato ed incensurato, è stato fermato dai carabinieri al rione Salinella di Taranto: per il giovane sono stati disposti gli arresti domiciliari a seguito di un controllo personale effettuato dalle forze dell’ordine sul posto e di una successiva perquisizione dell’abitazione. 100 gr di hashish già suddivisi in dosi e del denaro contante sono stati sequestrati, con l’avvio conseguente di un’indagine sulla posizione del minore.

La fine di una storia mai accettata dall’uomo, diventato sempre più violento I Carabinieri di Carovigno hanno eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di un uomo accusato di atti persecutori e lesioni personali aggravate: si tratta di un caso, purtroppo consueto, di violenza di genere ai danni dell’ex compagna, aggravato in seguito alla separazione. Dall’inizio dell’anno, la donna è stata vittima di violenze fisiche e verbali per mesi: dopo l’ultima aggressione, nella quale anche un suo amico è stato coinvolto, la vittima ha riportato diverse lesioni, tra cui una frattura all’ulna destra, con prognosi di 30 giorni. Ad alimentare la rabbia, secondo le ricostruzioni, una malsana gelosia che non lasciava mai libera la donna, vittima di stalking. L’aggressore ha continuato a manifestare atteggiamenti intimidatori anche in presenza dei famigliari della donna e davanti alle forze dell’ordine, a cui ha opposto resistenza al momento dell’arresto.

A gennaio 2025 l’avrebbe aggredita con calci e pugni, colpendola anche con un manico di scopa spezzato. Le condotte persecutorie sarebbero continuate anche in presenza del padre della donna, bersaglio di insulti e minacce di morte rivolte a tutta la famiglia Questa mattina a Carovigno i Carabinieri della locale Stazione hanno eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di un uomo accusato di atti persecutori e lesioni personali aggravate. Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Brindisi su richiesta della Procura della Repubblica. Secondo le indagini, l’uomo avrebbe messo in atto per mesi comportamenti violenti e minacciosi nei confronti della ex compagna, spinto da una gelosia ossessiva. A gennaio 2025 l’avrebbe aggredita con calci e pugni, colpendola anche con un manico di scopa spezzato. Le violenze sarebbero proseguite fino ai primi di agosto: tra il 5 e il 6, l’uomo avrebbe minacciato e insultato la vittima, colpendo anche un amico presente con un pugno, tentando di impedirle di allontanarsi e aggredendola nuovamente con calci, ginocchiate e strattoni ai capelli. L’episodio le ha provocato diverse lesioni, tra cui una frattura all’ulna destra, con prognosi di 30 giorni. Le condotte persecutorie sarebbero continuate anche in presenza del padre della donna, bersaglio di insulti e minacce di morte rivolte a tutta la famiglia. Anche durante l’intervento dei Carabinieri, l’uomo avrebbe mantenuto un atteggiamento aggressivo. La vittima, che ha sporto denuncia, viveva in uno stato costante di paura per sé e per i propri cari. L’indagato è sottoposto alla misura cautelare e non è da ritenersi colpevole fino a sentenza definitiva.

Lo ha stabilito il gip del tribunale di Trani. Al centro dell’inchiesta della Guardia di Finanza presunte irregolarità nelle gare relative al nuovo porto commerciale e all’area mercatale Servizio di Giovanni Di Benedetto

Il 30enne alla guida, originario di Specchia, è stato posto ai domiciliari È stato arrestato il conducente della Volvo che ieri nel tardo pomeriggio ha investito e ucciso un giovane ragazzo del Bangladesh sulla 275. L’incidente è avvenuto all’altezza di Lucugnano su un tratto di strada molto buio e questo inizialmente aveva alleggerito la sua posizione. I test alcolemici e tossicologici sono però risultati positivi e quindi per il 30enne Danilo Sciurti di Specchia sono stati disposti gli arresti domiciliari. Il 22enne rimasto ucciso nell’incidente viaggiava a bordo di un monopattino. Con lui, un suo connazionale 28enne, che era a bordo di una bici, ed è rimasto illeso. Entrambi avevano presentato richiesta di asilo politico.

L’ex lo avrebbe aggredito insieme a due complici in presenza della nuova compagna e dei loro figli. I Carabinieri di Modugno e Bitritto hanno eseguito un mandato di arresto ai domiciliari nei confronti di un uomo di 39 anni , di una donna di 42 e di una 35enne per minacce, lesioni e danneggiamento verso altre persone. I tre, fin dal 2018, avrebbero perseguitato un loro concittadino 35enne, la sua compagna e i figli, dopo che lui aveva interrotto la relazione che lo legava ad una delle due donne. Già da allora, infatti, vi erano state, durante gli incontri avvenuti per le strade di Bitritto, aggressioni verbali, minacce e insulti. Nell’ultimo periodo però la coppia sembrava essersi appacificata, tanto che aveva iniziato a frequentare uno psicologo per risolvere i loro problemi, senza coinvolgere i figli. La 35enne però sarebbe rimasta delusa perché sperava in un riavvicinamento, tanto da spingere lei e i due complici, lo scorso aprile, ad accerchiare l’ex compagno, mentre si trovava in auto. A quel punto avrebbero tirato calci e pugni alla carrozzeria e ai vetri del mezzo, fino a mandarli in frantumi. Questo avrebbe spinto il 35enne a sporgere denuncia nei loro confronti.

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