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Michael Flacks ha delineato il suo progetto industriale. Acciaierie d’Italia ha chiesto il rinnovo della cassa integrazione straordinaria per 12 mesi, dal primo marzo, per 4.450 lavoratori su un totale di 9.702 dipendenti. A Taranto i cassintegrati saranno 3.803. È prevista la rotazione del personale. Alla base della richiesta, spiegano i commissari, la crisi produttiva e finanziaria. La produzione non potrà superare, allo stato attuale, 1,5–1,8 milioni di tonnellate di acciaio l’anno. Nelle prossime settimane è prevista la ripartenza dell’altoforno 2, ma senza un aumento immediato dei volumi perché sarà fermato l’altoforno 4 per manutenzione fino ad aprile 2026. Intanto, in un’intervista pubblicata oggi dal Nuovo Quotidiano di Puglia, Michael Flacks, l’imprenditore che ha presentato l’offerta per acquistare l’ex Ilva, delinea il suo progetto industriale. Flacks afferma che l’impianto è “ben gestito e in ottime condizioni” e annuncia la nomina di una commissione indipendente, composta anche da personalità conosciute, per realizzare uno studio sull’inquinamento e sull’impatto ambientale. L’obiettivo produttivo è arrivare a 6 milioni di tonnellate di acciaio in 18 mesi. Sul fronte occupazionale, Flacks parla di 6.500 lavoratori iniziali, con la possibilità di salire fino a 9–10 mila posti nel medio periodo. L’imprenditore esclude la presenza di soci privati, mentre apre al coinvolgimento dello Stato nella futura gestione dell’azienda.

Bocciato il ricorso contro l’autorizzazione all’ex Ilva. Approvato un piano per chiudere l’area a caldo entro 5 anni. La frattura tra chi vuole la chiusura dell’ex Ilva e chi teme le conseguenze occupazionali si riflette anche in Consiglio comunale. Respinta la mozione del Movimento 5 Stelle per un ricorso al Tar contro l’AIA, la maggioranza ha approvato un documento che propone la chiusura dell’area a caldo in 5 anni. Il piano prevede tre forni elettrici, un impianto DRI alimentato da gas senza ricorrere alla nave rigassificatrice, e un uso strategico della rete Snam. Chiesto anche un tavolo permanente con Governo, Regione, sindacati e università per guidare la transizione industriale. Tensione in aula per le proteste del pubblico, con una breve sospensione dei lavori.

Si entra, quindi, in una nuova fase, nella quale potrebbe ancora accadere qualcosa. Lo stato, ad esempio, dovrà ufficializzare la propria partecipazione e quantificarla L’ex Ilva ha un acquirente ed è Baku Steel, il più grosso produttore di acciaio dell’Azerbajian. Com’era già trapelato nelle settimane scorse, è stata la proposta azera a convincere più delle altre i commissari, che alla fine hanno detto no anche al rilancio degli indiani Jindal. Ma la partita non è chiusa.

La Baku Steel Company potrebbe usare il gas proveniente dall’Azerbaijgian in chiave decarbonizzazione Servizio di Annamaria Rosato

Taranto: ci sono risorse per un miliardo di euro. Ma l’operazione sarà completata dai nuovi proprietari Decisivo passo avanti per produrre acciaio senza carbone all’ex Ilva di Taranto. Un memorandum d’intesa è stato firmato dai commissari di Acciaierie d’Italia, che gestisce il siderurgico, da Ilva in Amministrazione Straordinaria, proprietaria degli impianti, e dai vertici di Dri d’Italia, società di Invitalia a cui il governo ha affidato l’investimento del preridotto in ferro a Taranto. Le risorse finanziarie pubbliche per il progetto ammontano a un miliardo di euro, da attingere dai Fondi di Coesione. La tecnica del Dri – si legge in una nota – è quella indicata da tempo per la riduzione delle emissioni di Co2 nella produzione di acciaio, con un minor uso di carbone. L’impianto di riduzione diretta sarà di 2,5 milioni di tonnellate nel solo stabilimento di Taranto, ma la decarbonizzazione sarà completata in una fase successiva da chi acquisterà il complesso industriale, con una inevitabile riduzione nella produzione di acciaio, che però sarà più ecologico. La procedura di vendita di Acciaierie d’Italia è tuttora in corso, 15 le offerte presentate, con tre grandi investitori internazionali pronti a rilevare – da soli o in cartello d’imprese – la fabbrica d’acciaio più grande d’Europa.

A mezzanotte scadono i termini per le manifestazioni d’interesse. Cinque colossi dell’acciaio in corsa Scadono a mezzanotte i termini per presentare le manifestazioni d’interesse sull’ex ilva. In pole position per l’acquisto ci sarebbero il gruppo ucraino Metinvest, le indiane Vulcan Green Steel e Steel Mont, la canadese Stelco e il colosso giapponese Nippon Steel che nelle scorse settimane aveva preso contatti con il governo. Tra le altre aziende che guardano ai singoli asset, le italiane Marcegaglia e Arvedi, che però potrebbero rientrare in una cordata con altri imprenditori. In totale sarebbero 13 le società interessate a rilevare il siderurgico di Taranto e gli altri stabilimenti di Acciaierie d’Italia. 

A partire dalle ore 6,00. Le aziende temono di non essere pagate se scatterà il commissariamento Servizio di Matteo Spada Montaggio Ivan Ciavarella

L’acciaio resta strategico per l’Italia Servizio di Redazione Norbaonline;

Taranto, produzione senza bruciare carbone La realizzazione degli impianti di produzione del pre-ridotto all’ex Ilva di Taranto richiede il diretto coinvolgimento del gestore dello stabilimento, che è il solo ad avere l’esperienza e le conoscenze tecniche ed operative necessarie. A scriverlo in una lettera è Lucia Morselli, amministratore delegato di Acciaierie d’Italia. Una missiva inviata alla Dri d’Italia, società di Invitalia che si occupa dell’impianto, ai Commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, ai ministri Urso e Fitto e a Franco Bernabé. In pratica la Morselli non sarebbe contraria al pre-ridotto, ma richiede una stretta cooperazione tra tutti gli attori a vario titolo. La Dri, invece, sostiene la Morselli, continua a rifiutare di condividere con Acciaierie d’Italia la relazione tecnica sul progetto. Il pre-ridotto permette di colare acciaio con un forno ibrido elettrico, senza bruciare carbone.

Federmanager in una nota sollecita una svolta produttiva E’ ora di uscire dal pantano. Lo sostiene Federmanager, la Federazione dei Dirigenti d’Azienda, a proposito della situazione dell’ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia. In una nota Federmanager sostiene che Acciaierie d’Italia – controllata dallo Stato attraverso Invitalia al 38%, mentre il 62% è nelle mani di Arcelor Mittal – è una patata bollente che viene scansata dalle forze politiche. E stiamo parlando della fabbrica più importante del Paese, indispensabile per il settore meccanico e per lo sviluppo del quale in passato sono state spese tante risorse pubbliche. E’ davvero un peccato che la fabbrica non riesca ancora a decollare in termini di produzione di acciaio e di risultati economici per avviare quella riconversione verso l’acciaio green che in molti altri Paesi si sta concretamente mettendo in moto. Siamo di fronte – si legge ancora nella nota – ad un controsenso industriale e ad un vero e proprio paradosso.

A Roma, nella sede di Confindustria, l’azienda ha annunciato un aumento del 15% della produzione Servizio di Stefania Rotolo Intervistati: Roberto Benaglia, Fim Cisl Gianni Venturi, resp. naz. Siderurgia Fiom Rocco Palombella, segr. Gen Uilm

Acciaierie d’Italia incontra i sindacati

A Roma, nella sede di Confindustria, l’azienda ha annunciato un aumento del 15% della produzione Servizio di Stefania Rotolo Intervistati: Roberto Benaglia, Fim Cisl Gianni

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