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Il report analizza la crisi strutturale del settore e i divari territoriali, evidenziando la necessità di nuovi modelli organizzativi anche per i contesti regionali di Puglia e Basilicata
Il dibattito sulla sanità pubblica deve cambiare prospettiva: la carenza di personale infermieristico in Italia non rappresenta soltanto un problema numerico, ma il sintomo di un’inefficienza strutturale nell’organizzazione e nel trattenimento delle risorse. È la tesi al centro dello studio Eurispes dal titolo “Oltre il lavoro dipendente. Nuovi modelli organizzativi del lavoro nell’area infermieristica”, che invita a superare le soluzioni temporanee per focalizzarsi su come il sistema impieghi, valorizzi e retribuisca i propri professionisti. I dati aggiornati a giugno 2026 mostrano la presenza di 464.193 iscritti all’Albo unico Fnopi, con l’Italia che registra un rapporto di 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, una media inferiore a quella europea (8,9) e segnata da marcati squilibri territoriali che vanno dagli 86,2 infermieri ogni 10.000 residenti nel Lazio ai 52,2 della Campania.
In questo scenario di marcati divari nazionali, anche le regioni del Mezzogiorno come Puglia e Basilicata affrontano le ripercussioni della scarsa attrattività del sistema pubblico e della complessa distribuzione del personale sul territorio. Tra i principali fattori critici evidenziati dalla ricerca spiccano uno stipendio medio annuo di circa 32,4 mila euro (contro i 39,8 mila della media Ocse), una consistente fuga all’estero che solo nel 2025 ha visto partire circa 5.770 infermieri (diretti principalmente verso Regno Unito e Svizzera) e un’età media ormai arrivata a 45 anni che complica il ricambio generazionale. A questo si aggiunge l’abuso di misure emergenziali, testimoniato dai quasi 20.000 professionisti inseriti tramite procedure derogatorie a fine 2025, di cui le stesse rappresentanze di categoria chiedono il rapido superamento.
Per contrastare il precariato e l’esodo di competenze, Eurispes individua una risposta nell’esplorazione di forme di esercizio professionale non subordinato, ipotizzando un modello di convenzionamento con il SSN analogo a quello già adottato per i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta. Un’impostazione di questo tipo permetterebbe di coniugare autonomia operativa e tutele collettive, favorendo una presenza più flessibile e capillare dei servizi infermieristici sul territorio e offrendo nuove opportunità di integrazione all’interno del servizio sanitario pubblico.












