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Brindisi, sulla costa alberghi di lusso e resort abbandonati

Il confronto si intreccia con la situazione di alcune storiche strutture ricettive ormai ferme da anni

Tra nuovi investimenti milionari e strutture alberghiere abbandonate, il futuro del litorale tra Carovigno e Ostuni continua a far discutere. Su oltre 15 chilometri di costa, da Torre Santa Sabina a Creta Rossa, gruppi internazionali sono pronti a puntare sul turismo di alta gamma con progetti per resort extra-lusso, alcuni dei quali legati alle procedure Zes e destinati a sorgere a poca distanza dal mare.

Un tema che nelle ultime ore è tornato al centro del dibattito pubblico dopo l’intervento sui social dell’avvocato Alfieri Zullino, impegnato per conto delle associazioni ambientaliste nel ricorso contro l’autorizzazione Zes rilasciata per il progetto Mogale.

Da una parte la prospettiva di nuovi investimenti e dell’internazionalizzazione dell’offerta turistica, dall’altra le perplessità di chi teme un ulteriore consumo del territorio e si chiede quale debba essere il modello di sviluppo della costa. Il confronto si intreccia con la situazione di alcune storiche strutture ricettive ormai ferme da anni. È il caso del Nicotel di Lamaforca, chiuso da quattro anni e oggi interessato da una procedura di vendita giudiziaria, oppure dell’ex hotel La Darsena di Costa Merlata, in vendita per circa cinque milioni di euro e da tempo in attesa di un progetto di rilancio.

Immobili a pochi passi dal mare che rappresentano un patrimonio turistico esistente ma inutilizzato, mentre sullo stesso tratto di costa si progettano nuove strutture ricettive. Sullo sfondo restano i grandi investimenti annunciati dai gruppi Four Seasons, Reuben e Assago Capital, che tuttavia non hanno ancora ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per l’avvio dei cantieri.

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