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Calcio pugliese in picchiata: lo scettro alle campane

Dal 2020 il professionismo ha perso grandi piazze

La retrocessione in D del Foggia è l’ultimo atto di una lunga serie. Il calcio in Puglia è ormai ai minimi termini e i derby al vertice sono un lontano ricordo. Dodici mesi fa dal calcio professionistico scompariva il Taranto, piazza cui è stato riservato un trattamento cinico e spietato. Tutti ricordiamo l’agonia che ha portato alla radiazione, con teatrini anche nei luoghi sacri delle istituzioni e figuracce in campo. Per via dell’attuale normativa, inoltre, i rossoblù sono ripartiti dall’eccellenza.

Un anno prima, stagione 2023/2024, ben due pugliesi hanno abbandonato il professionismo. Il Brindisi ha chiuso il campionato all’ultimo posto; la Virtus Francavilla, sino ad allora modello da seguire per efficienza e organizzazione, è stata condannata alla D al termine dei playout. Ma l’elenco è lungo: andando a ritroso vi compaiono Fidelis Andria – mai più risalita – e Bisceglie. In pratica, dalla stagione 2020/2021, ogni anno una pugliese è scesa di categoria. L’unica eccezione corrisponde al campionato 2021/2022.

Contemporaneamente le campane hanno preso piede, surclassando le restanti partecipanti. Avellino, Juve Stabia, Benevento hanno quasi sempre dettato legge. Le ragioni sono molteplici. Sicuramente gli impianti fatiscenti non contribuiscono ad uno spettacolo dignitoso. Ma è un dato di fatto che in Puglia si programma poco e male. E accade anche in grandi piazze. Al contrario, laddove impegno e serietà sono le vere linee guida, si assiste ad una crescita costante: Monopoli, Cerignola e Casarano sono l’esempio da studiare. 

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