Attualmente la demenza colpisce circa 48 milioni di persone nel mondo
Svolgere attività stimolanti come suonare uno strumento, viaggiare all’estero o socializzare può rafforzare la funzione cognitiva già nella mezza età e ridurre il rischio di sviluppare demenza, anche in presenza di predisposizione genetica. Lo evidenzia uno studio del Trinity College Institute of Neuroscience e del Global Brain Health Institute del Trinity College Dublin, pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring.
La ricerca ha analizzato i dati di 700 adulti cognitivamente sani tra i 40 e i 59 anni, provenienti da Irlanda e Regno Unito e coinvolti in uno studio longitudinale di 10 anni. Circa un terzo dei partecipanti presentava un rischio genetico per la malattia di Alzheimer a esordio tardivo. L’analisi ha rilevato che l’impatto positivo delle attività stimolanti sulla cognizione è superiore all’effetto negativo del principale fattore genetico di rischio, l’Apolipoproteina E 4.
Secondo gli autori, la combinazione di diverse attività risulta più efficace rispetto alla pratica di una sola. “Abbiamo osservato che i benefici maggiori derivano da un mix di attività differenti, piuttosto che da una singola”.
Lo studio evidenzia anche i principali fattori modificabili associati a un peggioramento cognitivo, tra cui sintomi depressivi e traumi cranici. Ulteriori elementi negativi includono diabete, ipertensione, disturbi del sonno e problemi uditivi.
Attualmente la demenza colpisce circa 48 milioni di persone nel mondo e si prevede che raggiungerà i 150 milioni entro il 2050, con costi destinati a triplicare fino a 3 trilioni di euro.













