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Tumore al seno, l’ormone del grasso fa paura: ecco perché bisogna prestare attenzione

Lo studio americano evidenzia che nelle donne obese post-menopausa l’estrone accelera la crescita del carcinoma ER+. Attenzione a Bari, Lecce, Taranto, Foggia, Potenza e Matera

Uno studio pubblicato su Nature Reviews Endocrinology dal Cancer Host Interaction Program del Lombardi Comprehensive Cancer Center della Georgetown University suggerisce che nelle donne in post-menopausa con carcinoma mammario positivo ai recettori degli estrogeni (ER+) alti livelli di estrone, ormone prodotto dal tessuto adiposo, possano favorire una forma più aggressiva del tumore. Dopo la menopausa, la produzione ovarica di estrogeni come il 17-estradiolo diminuisce drasticamente, e l’estrone diventa l’estrogeno predominante nel sangue e nei tessuti, incluso il tessuto mammario. Nelle donne obese i livelli di estrone possono essere da due a quattro volte più elevati rispetto alle donne normopeso, stimolando processi infiammatori e geni legati alla proliferazione tumorale, e aumentando così il rischio di forme tumorali più aggressive e difficili da trattare. Lo studio evidenzia inoltre che interventi integrati — combinando modifiche dello stile di vita, esercizio fisico regolare e farmaci dimagranti come gli agonisti del recettore GLP-1 — potrebbero ridurre l’effetto cancerogeno dell’estrone, offrendo nuove prospettive terapeutiche oltre alle terapie tradizionali.


Questo tema ha particolare rilevanza in Puglia e Basilicata, dove l’obesità femminile in età post-menopausale è significativa: in Puglia, secondo i dati PASSI 2022-2023, circa il 37% della popolazione adulta è in sovrappeso, l’11,7% obesa, con quasi il 49,1% in eccesso ponderale; in Basilicata circa il 38,9% degli adulti è in sovrappeso e il 13,6% obeso. Questi numeri indicano che le donne delle principali aree urbane come Bari, Lecce, Taranto e Foggia in Puglia, e Potenza e Matera in Basilicata, potrebbero essere particolarmente vulnerabili agli effetti dell’estrone sull’aggressività tumorale. L’alta densità demografica di questi centri rende strategico concentrare lì le attività di prevenzione e screening, campagne di sensibilizzazione su alimentazione e attività fisica, e interventi clinici personalizzati che integrino la gestione del peso corporeo con la cura oncologica. Lo studio suggerisce inoltre di rafforzare i registri regionali dei tumori e i sistemi di sorveglianza sanitaria per monitorare l’incidenza di carcinoma mammario correlato a obesità e fattori ormonali, valutando l’efficacia delle strategie preventive nel tempo.
In questo contesto, le donne di Bari, Lecce, Taranto, Foggia, Potenza e Matera rappresentano una popolazione chiave per interventi mirati, perché la combinazione di obesità, menopausa e carcinoma ER+ può aumentare la probabilità di forme più aggressive.

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