Nei primi giorni di novembre ha ottenuto un altro risultato da incorniciare: quinto tra gli italiani e secondo assoluto, categoria 35 – 40 anni, nella tappa d’esordio del mondiale di trial, corsa in ambiente naturale
Che piacere la fatica. Nonostante sia un principio paradossale, per gli sportivi è carburante. Lo sforzo fisico prolungato produce due molecole associate alla felicità: endorfina e serotonina. Si tratta di chimica pura e non si ottiene in laboratorio. Ne è dipendente Vincenzo Manobianco. Si definisce uno sportivo ibrido e all’attività fisica dedica quasi totalmente le sue giornate, tra lezioni private in palestra e allenamenti. Il suo nome compare anche nel libro dei Guinness per tre primati: rotazioni consecutive su Sup, swing di squadra con la kettelbell ( sollevamenti per un totale di 52mila chili in un’ora, ndr) e maggior numero di trascinamenti della slitta su distanza di 10 metri. Ma ha voluto spingersi oltre, sino alle estremità. Nei primi giorni di novembre ha ottenuto un altro risultato da incorniciare: quinto tra gli italiani e secondo assoluto, categoria 35 – 40 anni, nella tappa d’esordio del mondiale di trial, corsa in ambiente naturale. Le gare si sono svolte contemporaneamente in 4 città, Urbino, Milano, Taranto e Bari. Vincenzo ha completato il percorso di 36 km tra le gravine di Ginosa e Castellaneta in 3h.35’. Con orgoglio, sottolinea la complessità della prova – gli ultimi 4 km erano su sabbia – e ribadisce un concetto a lui caro: lo sport come stile di vita e condivisione: “E’ bello allenarsi singolarmente, ma se non ci fossero connessione e sana competizione con altri atleti, non avrebbe senso”. Ora ha nel mirino la prossima gara di trial, il 14 dicembre a Mottola. E nel 2026 riaprirà il libro dei record per scrivere un’altra pagina storica: “Vorremmo correre su una pista di atletica con un sacco da 48 chili sulle spalle percorrendo più di 9 chilometri in un’ora”. Superare ogni limite sarà un vero piacere!













