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Regione, incubo flop alle urne: parte la caccia al voto sino alle 15

L’ultimo spicchio temporale non è solo un dettaglio amministrativo. Se molti elettori restano a casa, chi vincerà potrà ottenere il potere ma con una base debole

“Buon voto a tutti. C’è ancora qualche ora per votare e per tenere un po’ su questa affluenza
che non è altissima, e un po’ mi dispiace. Mi auguro che questa campagna elettorale si concluda serenamente così come è cominciata”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano uscendo dal seggio allestito nell’istituto Vivante in piazza Diaz a Bari, dove ha votato poco fa.

Il secondo giorno delle elezioni regionali in Puglia si apre con un rischio che pesa sulla legittimità del futuro governo regionale: l’astensione. Dopo una prima giornata in cui l’affluenza ha toccato soltanto il 29,45 %, partiti e osservatori guardano con preoccupazione alle ore decisive che mancano prima della chiusura dei seggi alle 15. L’ultimo spicchio temporale non è solo un dettaglio amministrativo, ma potrebbe decidere le sorti di una tornata segnata da una mobilitazione fiacca.

Le campagne elettorali sono tornate a intensificarsi: appelli, chiamate, telegrammi. Ma la fatica più grande è convincere non già chi ha incertezze sulla scelta tra Decaro, Lobuono, Mangano e Donno, quanto chi ha deciso fin da ora di rinunciare al voto. Sono loro, gli astensionisti, il nodo politico più spinoso: il motivo non è solo delusione verso i candidati, ma un senso più generale di distanza nelle istituzioni.

Se molti elettori restano a casa, chi vincerà — Decaro, Lobuono, Mangano o Donno — potrà ottenere il potere ma con una base debole. Il nuovo presidente si troverà a governare sotto l’ombra di un mandato parziale, simbolicamente povero di partecipazione. Non sarà facile, fin da subito, trasformare lo spazio politico in un’effettiva rappresentanza democratica.

Le ore della mattina di lunedì saranno decisive: tradizionalmente la partecipazione è bassa, ma stavolta ogni voto in più può fare una differenza significativa. Per alcune forze politiche, una bassa affluenza potrebbe rappresentare un vantaggio — se la loro base è più compatta e motivata — ma per altre sarà una grande incognita. In ogni caso, il gioco non è solo nel convincere gli indecisi, ma nel riallacciare un rapporto con chi ha scelto di non andare a votare.

Il voto fino alle 15 non è quindi una mera estensione: è l’ultima chance per invertire una tendenza che, se confermata, potrebbe restare anche in futuro. Non si tratta solo di eleggere un presidente (Decaro, Lobuono, Mangano o Donno), ma di dare un segnale sulla vitalità della democrazia regionale. Se alla fine il dato rimarrà basso, sarà il primo problema che il nuovo governo dovrà affrontare: non solo disegnare politiche, ma ricostruire fiducia.

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