TACCUINO ECONOMICO
Il Paese iberico cresce più dell’Europa: le ragioni di un boom
In Europa c’è un paese che corre più veloce degli altri: la Spagna. Nel 2024 il PIL spagnolo crescerà del 2,9%, più del doppio della media europea e molto sopra la crescita italiana, ferma allo 0,4%, e quella tedesca, appena dello 0,2%.
Vite quotidiane a confronto: Spagna stabile vs Italia incerta
A Valencia, Ana apre il suo bar alle sette del mattino e saluta il collega Javier. Ha un contratto stabile, accumula anzianità e il salario minimo di 1.184 euro lordi le permette di vivere dignitosamente.
A Siviglia, Miguel lavora in un cantiere con un contratto “fijo discontinuo”: lavora solo quando serve, ma il rapporto con l’azienda è continuativo, con tutele, formazione e possibilità di pianificazione.
In Italia la realtà è ben diversa.
A Bari, Luca apre il suo bar con l’incertezza di chi non sa se il giorno successivo avrà ancora un reddito sufficiente.
A Foggia, Martina lavora part-time: “Vorrei lavorare di più, ma non ci sono opportunità.”
A Potenza, Marco cerca lavoro da mesi senza risultati.
Le riforme che hanno trasformato il mercato del lavoro spagnolo
La differenza tra le due realtà non è casuale. Negli ultimi dieci anni la Spagna ha dimezzato la disoccupazione, scesa all’11,4%, e portato il tasso di occupazione all’80% grazie a riforme strutturali, tra cui:
- la riforma del lavoro del 2021, che ha limitato l’uso dei contratti temporanei;
- il rafforzamento dei fijos discontinuos, diventati un pilastro di stabilità;
- 6,8 miliardi di euro investiti in politiche attive, formazione, incentivi all’assunzione e programmi per l’autoimpiego;
- una rete di 715 centri per l’impiego coordinati dal SEPE, capace di creare un circuito virtuoso tra formazione, occupazione e consumi.
Le criticità che restano in Spagna
Pur con risultati positivi, la Spagna mantiene alcune sfide aperte:
- disoccupazione più alta in regioni come Andalusia ed Estremadura;
- part-time involontario tra i più elevati in Europa;
- difficoltà dei giovani nell’ingresso stabile nel mercato del lavoro.
Nonostante ciò, per Ana e Miguel le prospettive restano concrete e positive.
Il divario italiano: soprattutto nel Sud
Nei quartieri di Bari, Foggia e Potenza, invece, i giovani affrontano contratti precari, salari bassi e poche opportunità, frenando consumi e crescita economica.
In un bar di Valencia, Ana commenta: “Più persone lavorano, più la città gira.”
A Bari, Luca sospira: “Vorrei vedere lo stesso qui, ma non ci sono le stesse regole né opportunità.”
Due Paesi, due direzioni
Le città raccontano due storie parallele:
- a Valencia e Siviglia, i giovani costruiscono carriere, pianificano il futuro e sostengono l’economia;
- a Bari, Foggia e Potenza, prevalgono incertezza, bassi consumi e instabilità.
La lezione della Spagna per il Sud Italia
La conclusione è chiara: il Sud Italia ha turismo, risorse e potenziale, ma senza mercati del lavoro stabili, politiche attive efficaci e formazione continua, non potrà trasformare lavoro e salari in crescita reale.
La Spagna dimostra ogni giorno, attraverso le storie di Ana, Miguel e milioni di giovani, che creare un circuito virtuoso tra lavoro, reddito e consumi è possibile e può rendere un Paese davvero competitivo nel Mediterraneo.











