
Lecce, riapre la darsena di San Cataldo
la chiusura è durata molti anni a causa di ritardi nei lavori e lungaggini burocratiche Servizio di Pamela Spinelli montaggio di Francesco Afrune
La chiusura è durata molti anni a causa di ritardi nei lavori e lungaggini burocratiche Servizio di Pamela Spinelli montaggio di Francesco Afrune
Sulle tre bare bianche adagiate le sciarpe rossonere Servizio di Michela Magnifico
L’azienda non sarà dismessa e a dicembre sarà presentato un nuovo piano industriale L’azienda Vingi Shoes srl di Barletta non chiuderà. Salvi, al momento, i posti delle lavoratrici e dei lavoratori, dopo l’accordo siglato quest’oggi dall’impresa calzaturiera di barletta e sindacati, nel corso del tavolo convocato in Regione dall’assessora alle Crisi industriali, Serena Triggiani, con la task force occupazione guidata da Leo Caroli. L’intesa raggiunta consentirà di fatto a Vingi Shoes di proseguire l’attività nello stabilimento, già ceduto a un nuovo proprietario. I dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria fino alla prossima primavera. In presidio dallo scorso 7 ottobre davanti ai cancelli di via dell’Euro, questa mattina hanno manifestato davanti all’ingresso della presidenza della Regione Puglia, sul lungomare di Bari, proprio mentre si stava discutendo del loro futuro. L’azienda, dunque, non sarà dismessa e i 96 lavoratori non saranno licenziati. Al momento è scongiurata ogni ipotesi di chiusura almeno fino ad aprile 2025, data di scadenza del nuovo contratto fitto. Nel frattempo, poiché c’è una oggettiva riduzione delle commesse, l’azienda, attraverso la nostra task force, si è impegnata a presentare un piano industriale di rilancio aziendale entro dicembre. E le parti, a loro volta, si sono impegnate anche a monitorare l’andamento degli ammortizzatori sociali perché meno produzione significa anche un rischio reale per i lavoratori, per i quali è necessaria una messa in sicurezza sia sotto l’aspetto contributivo sia retributivo”.
Lo ha stabilito oggi il Consiglio di Stato che, dopo 24 ore appena, ha ribaltato la decisione del Tar Servizio di Linda Cappello montaggio di Luca Carone
Accolto il ricorso dell’amministrazione La responsabilità del danno subito dalle imprese che costruirono il complesso edilizio di Punta Perotti sul lungomare di Bari, abbattuto nel 2006, non è del Comune ma dello Stato. Lo ha stabilito la terza sezione civile del Tribunale di Bari secondo cui lo Stato non può rivalersi sul Comune per il risarcimento versato alle imprese costruttrici sulla base di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel gennaio del 2009 la Cedu aveva condannato l’Italia a risarcire le società costruttrici Sud Fondi, Iema e Mabar in quanto la confisca dei terreni di Punta Perotti era avvenuta in assenza di una condanna penale. Due le sentenze della Cedu: nella prima fu stabilito un indennizzo di 40mila euro per i danni morali e le spese processuali, nella seconda un risarcimento di 46 milioni di euro per i danni subiti per la confisca (37 milioni per Sudfondi, 9,5 per Mabar e 2,5 per Iema). Lo Stato in sostanza ritiene il Comune responsabile delle autorizzazioni abusive concesse ai costruttori e dopo avere versato le somme ha deciso di rivalersi sul Comune. La decisione di oggi riguarda una prima richiesta di rivalsa avanzata dallo stato di circa 120mila euro. Sulla vicenda è ora pendente un secondo processo che il Comune ha fatto preventivamente sulla eventuale richiesta di rivalsa per la parte più corposa del risarcimento, quello da 46 milioni. In sostanza, secondo i giudici civili, “il danno subito dalle società è conseguenza immediata e diretta non già delle condotta dell’ente comunale nella gestione del procedimento amministrativo che ha portato al rilascio della concessione edilizia e della lottizzazione abusiva, bensì del provvedimento di confisca illegittimo (in quanto applicato in assenza di condanna penale) disposto dagli organi istituzionali dello Stato in violazione delle norme della convenzione europea dei diritti dell’uomo”. In altre parole, secondo il tribunale, “nulla è dovuto allo Stato italiano a titolo di rivalsa dal Comune di Bari, atteso che a quest’ultimo non è riferibile alcuna colpevole violazione delle disposizioni della convenzione europea dei diritti dell’uomo”. Quindi il tribunale ha accolto il ricorso del Comune e ha condannato lo Stato anche al pagamento delle spese processuali.
Approvato in giunta il progetto di fattibilità. I lavori saranno consegnati nella primavera del 2026 4 milioni di euro in campo, per riqualificare lido Taranto e la scarpata del lungomare Vittorio Emanuele. Si provvederà all’abbattimento delle strutture fatiscenti presenti sulla spiaggia, la rimozione delle vecchie piattaforme a mare, la realizzazione di un ascensore panoramico per accedere alla spiaggia, il versamento di sabbia naturale nel punto che oggi è adibito a parcheggio e la riqualificazione delle gallerie sottostanti il lungomare. A darne notizia il Comune che annuncia il termine dei lavori per la primavera del 2026. Il progetto di fattibilità tecnica ed economica è stato approvato in giunta ed è finanziato dal Bando “Programma di Azione e Coesione complementare al PON Infrastrutture e Reti 2014-2020”. Nella foto lo stato di degrado raccontato dal Tg Norba a luglio scorso.
“Siamo stanchi, è ora che l’amministrazione faccia chiarezza. Nessuna visione per la città mentre continuano a chiudere negozi storici” Di Alessandra Martellotti Intervista a Giuseppe Spadafino, Confcommercio Taranto
Lo stop va dalle 18,30 alle 6,30 tutti i giorni tranne il sabato Servizio di Alessandro Boccia int Alfonso Andreatta, amministratore unico Acquedotto Lucano
L’indagine ha preso il via dopo le segnalazioni dei cittadini Servizio di Giuseppe Capacchione
Mons. Ferretti: “Crediamo che Gaetano, Michele e Samuel oggi vivono. Possono sentire la nostra preghiera dal luogo dipace dove l’amore di Dio li ha condotti” Lo stadio Zaccheria, luogo di divertimento e di sport, si è trasformato questo pomeriggio nella cattedrale della città di Foggia. Circa 10mila persone hanno voluto dare l’ultimo saluto a Gaetano Gentile, Michele Biccari e Samuel del Grande, i tre giovanissimi tifosi del Foggia morti domenica sera a Potenza in un incidente stradale avvenuto mentre in auto stavano tornando a casa dopo avere assistito alla partita della loro squadra. Moltissime le autorità ed istituzioni presenti, tra cui anche il ministro dello sport Andrea Abodi che ha sottolineato come “ritrovarsi dolorosamente in occasioni come queste è il segno di una umanità che c’è. È la testimonianza di sentimenti che ci sono e che troppo spesso vengono sacrificati. Dobbiamo cercare di renderli più presenti nelle nostre giornate”. Le salme sono state accolte dall’abbraccio di migliaia di ultras di tutta Italia. In città è stato proclamato il lutto cittadino e in concomitanza con le esequie le strade nei pressi dello stadio Zaccheria sono state interdette al traffico. Sulle tre bare bianche, allineate una accanto all’altra, posizionate anche sciarpe e bandiere rossonere, colori della squadra del cuore. “La morte sbatte in faccia a tutti noi un’amara realtà, come uno duro schiaffo sul volto di chi è più giovane. La morte esiste, è reale!” – ha detto nella sua omelia monsignor Giorgio Ferretti, arcivescovo della diocesi di Foggia-Bovino. “Crediamo che Gaetano, Michele e Samuel oggi vivono. Possono sentire la nostra preghiera dal luogo di pace dove l’amore di Dio li ha condotti” – ha proseguito monsignor Ferretti.
Carenza di personale, mancato rinnovo dei contratti e investimenti del Governo sempre più risicati: anche il settore pubblico tarantino si prepara alla manifestazione nazionale del 19. Questa mattina assemblea generale dei lavoratori Di Alessandra Martellotti Interviste a Cosimo Sardelli, Fp Cgil Taranto; Giuseppe Andrisano, Uil PA Taranto
Questa mattina il sit in davanti a Palazzo di città. Scongiurati i licenziamenti dei 150 lavoratori dell’appalto, ma c’è il taglio drastico delle ore. Il Comune lavora al nuovo bando di gara Di Alessandra Martellotti Intervista a Carmelo Sasso, Uil Trasporti Taranto; Daniele Simon, Filcams Cgil Taranto
L’esame ha riscontrato una situazione coronarica particolarmente compromessa Servizio di Pamela Spinelli Montaggio di Francesco Afrune
Don Luigi Ciotti in testa al corteo di docenti e insegnanti Intervistati: Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera Giovanna Bruno, sindaca di Andria
Nuovi accertamenti sul 65enne accusato di aver ucciso la moglie Maria Arcangela Turturo soffocandola con il peso del suo corpo Servizio di Linda Cappello
L’espediente per non pagare l’assicurazione. A fare la scoperta i finanzieri della tenenza di Casarano I Finanzieri della Tenenza di Casarano hanno smascherato un ingegnoso sistema illecito messo in atto da un ex carrozziere in pensione, residente nel basso Salento. Durante le indagini, i militari hanno scoperto che in città circolava una FIAT Punto “clone”, ovvero un veicolo esattamente identico a un’altra auto appartenente allo stesso nucleo familiare. Entrambi i veicoli condividevano lo stesso modello, serie, colore, targhe e persino la polizza assicurativa. Il mezzo clonato era equipaggiato con targhe realizzate in vetroresina e presentava l’assenza delle targhette identificative nel vano motore. Inoltre, il telaio risultava ribattuto, segno evidente di manomissioni per eludere i controlli. L’auto è stata sequestrata. I finanzieri hanno accertato che il carrozziere pensionato l’aveva verosimilmente recuperata presso un demolitore, verniciandola e adattandola in materia tale da renderla identica all’ulteriore veicolo di famiglia, creando così un vero e proprio doppione.
Migliaia di persone hanno fatto visita alla camera ardente allestita nel palazzetto Preziuso Servizio di Michela Magnifico
La grave invalidità conseguente alle infezioni e ai trattamenti subiti è stata confermata dai periti medici Un uomo di 59 anni di Ostuni ha ottenuto giustizia dopo un calvario ospedaliero durato 168 giorni e che ha coinvolto diverse strutture sanitarie italiane. Tutto ha avuto inizio il 9 giugno 2019, quando è stato ricoverato d’urgenza al “Perrino” di Brindisi per un infarto miocardico acuto e sottoposto a un intervento di angioplastica. Durante il ricovero, l’uomo ha contratto una grave infezione batterica da Klebsiella, aggravata da altre complicazioni che hanno portato a una lunga serie di trasferimenti ospedalieri, interventi e trattamenti complessi in diverse città, tra cui Bari, Padova e Pavia. La vicenda è giunta in tribunale, dove il giudice ha condannato l’Asl di Brindisi a risarcire l’uomo per oltre 200.000 euro per il danno biologico subito. La sentenza ha stabilito che le lesioni riportate dal paziente sono imputabili alla condotta imperita del personale sanitario dell’ospedale “Perrino”, che non avrebbe identificato tempestivamente una rara complicanza della tracheotomia – una fistola tracheo-esofagea – prolungando così il periodo di degenza e aggravando la condizione fisica del paziente. Nel corso del lungo percorso giudiziario, la grave invalidità conseguente alle infezioni e ai trattamenti subiti è stata confermata dai periti medici incaricati dal tribunale, i quali hanno evidenziato come la gestione clinica, inclusa la tracheotomia mal riuscita, abbia contribuito al peggioramento delle condizioni del paziente e al ritardo nella guarigione.
Secondo l’inchiesta della Procura di Napoli l’imprenditore di San Severo avrebbe realizzato l’ordigno e fornito il telecomando per far esplodere l’ordigno Servizio di Matteo Spada Montaggio di Pasquale Realmonte
I risultati di una sperimentazione clinica condotta su 60 pazienti dall’Irccs “S. De Bellis” di Castellana Grotte Servizio di Maurizio Marangelli Montaggio di Luigi Belviso Intervista al prof. Gianluigi Giannelli, Direttore Scientifico Irccs ” De Bellis” di Castellana Grotte

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