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volontaria carcere di Bari

A processo sono finiti anche un detenuto, accusato di concorso in corruzione, e sua moglie, che avrebbe istigato la volontaria. Avrebbe cercato di portare ad un detenuto telefonini e droga a fronte di una promessa di denaro, avendo la possibilità di entrare in carcere come volontaria. È per questo che la donna è stata rinviata a giudizio con le accuse di corruzione, spaccio di sostanze stupefacenti e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione. A processo sono finiti anche lo stesso detenuto, accusato di concorso in corruzione, e sua moglie, che avrebbe istigato la volontaria.  L’episodio è avvenuto il 7 febbraio 2024 nel carcere di Bari.  La donna avrebbe nascosto nella sua borsa due plichi di piccole dimensioni, avvolti entrambi da nastro isolante nero. In uno c’era un mini smartphone di marca Tinstar, senza sim, ed un pezzo di hashish di poco più di sei grammi. Nell’altro due mini cellulari e altrettante sim, un cavetto usb, e una batteria a litio. Agli atti dell’inchiesta ci sono i contatti telefonici ed i messaggi intercorsi fra la volontaria e la moglie del detenuto, che avrebbero corroborato l’impianto accusatorio.  Il 9 marzo successivo la donna è stata interrogata, ma si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Ora il rinvio a giudizio da parte del gup Vittorio Rinaldi: il processo, che dovrà accertare le eventuali responsabilità, inizierà il prossimo 3 marzo.

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