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Upb

L’Ufficio parlamentare di bilancio: Pil in accelerazione nell’ultimo trimestre grazie alla domanda interna, occupazione stabile e inflazione contenuta. L’economia italiana arriva alla fine del 2025 con segnali di rafforzamento, ma senza perdere l’equilibrio precario su cui cammina. La crescita c’è, sostenuta soprattutto dalla domanda interna, ma lo sguardo resta rivolto a un orizzonte ancora incerto, segnato dai rischi globali, dagli umori dei mercati finanziari e dagli effetti sempre più tangibili del cambiamento climatico. È questo il quadro che emerge dalla Nota congiunturale di febbraio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che fotografa un Paese in ripresa lenta, più solida nei fondamentali interni ma esposto a fattori esterni difficili da governare. Dopo una fase di quasi stagnazione nei trimestri centrali dell’anno, il Pil italiano ha accelerato nel quarto trimestre del 2025, registrando una crescita dello 0,3%. Un risultato attribuito in larga parte alla tenuta dei consumi e alla spinta della domanda interna, che ha compensato un contesto internazionale meno favorevole. Su base annua, secondo le stime preliminari, il prodotto interno lordo sarebbe cresciuto dello 0,7%, anche se il dato finale potrebbe risultare inferiore di due decimi di punto a causa dell’aggiustamento per i giorni lavorativi, tre in meno rispetto al 2024. Il mercato del lavoro offre segnali di stabilità, più che di slancio. Durante l’estate è aumentato l’input di lavoro, trainato soprattutto dal recupero delle ore lavorate per addetto, in particolare nella manifattura e nei servizi. Nello scenario previsivo dell’Upb, l’occupazione continuerà a crescere a ritmi contenuti, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi intorno al 6%. Resta però un nodo irrisolto: i salari. La dinamica retributiva continua a essere moderata e il divario negativo delle retribuzioni reali rispetto al periodo pre-pandemico rimane ampio. In altre parole, si lavora di più, ma il potere d’acquisto non ha ancora recuperato le perdite accumulate negli ultimi anni. Sul fronte dei prezzi, il quadro è più rassicurante. L’inflazione si mantiene contenuta, attestandosi intorno all’1,5% nel 2025, un livello inferiore rispetto alla media dell’area euro. I consumi delle famiglie crescono, ma lo fanno con cautela. L’atteggiamento prudente è confermato da una propensione al risparmio che nel terzo trimestre del 2025 ha raggiunto l’11,4%, circa quattro punti percentuali in più rispetto ai livelli pre-pandemici. Famiglie e imprese, secondo l’Upb, mantengono aspettative orientate alla stabilità, senza eccessi di ottimismo ma neppure segnali di allarme immediato. Anche gli investimenti tengono: il tasso di investimento resta intorno al 23% del Pil, un valore elevato nel confronto storico e indicativo di una struttura produttiva che continua a scommettere sul medio periodo.

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