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terapie Covid-19

Un brevetto Usa dimostra l’efficacia di una molecola vegetale ed economica nel bloccare l’ingresso dei virus nelle cellule e nel superare la barriera ematoencefalica. Una molecola rivoluzionaria derivata dall’olio di lino alimentare potrebbe aprire nuove, straordinarie prospettive nella lotta contro virus letali come HIV e SARS-CoV-2, ma anche contro le infezioni batteriche resistenti agli antibiotici. I ricercatori della Florida International University (FIU) hanno infatti ottenuto un brevetto statunitense per un composto ricavato dai poliole dell’olio di lino. Questa sostanza vegetale, economica e biodegradabile, si è dimostrata capace di impedire l’ingresso dei virus nelle cellule umane. Il brevetto USA e il team di ricerca La scoperta è stata coordinata da Arti Vashist, assistant professor presso l’Herbert Wertheim College of Medicine della FIU, in collaborazione con i ricercatori Hitendra Chand, Madhavan Nair, Andrea Raymond e Prem Chapagain. Il brevetto, registrato ufficialmente come “Treatment and Prevention of Infections Using Vegetable Oil-Derived Polyols” (U.S. Patent No. 12,440,467), descrive le potenzialità di questo innovativo composto antimicrobico ad ampio spettro. “Il poliolo derivato dall’olio di lino non era mai stato studiato da solo per le sue proprietà antivirali”, spiega Arti Vashist. “La nostra ricerca ha mostrato che il composto presenta un forte potenziale nell’inibire un ampio spettro di infezioni virali e batteriche”. Come funziona la molecola derivata dall’olio di lino? Grazie all’utilizzo di modelli computazionali avanzati, il team di scienziati ha identificato i precisi siti di legame della molecola sulla superficie dei patogeni. I dati emersi sono sorprendenti: Blocco delle infezioni: La molecola si lega alle stesse regioni bersaglio dei farmaci antivirali già esistenti per HIV e Covid-19. Effetto scudo: Questo legame impedisce fisicamente ai virus di penetrare nelle cellule umane e infettarle. Sicurezza cellulare: Il composto non risulta tossico per le cellule sane e può essere combinato con le terapie attuali per potenziarne l’efficacia. Oltre a SARS-CoV-2 e HIV, il derivato dell’olio di lino ha mostrato un’efficacia promettente anche contro batteri molto aggressivi, come quelli responsabili delle infezioni da stafilococco e streptococco. I vantaggi: Sostenibilità, costi ridotti e produzione industriale Uno degli aspetti più rilevanti di questa scoperta scientifica è la natura stessa della materia prima. L’olio di lino, estratto dai comuni semi di lino, è una risorsa vegetale rinnovabile, sicura e facilmente reperibile. Questo significa che il super-composto può essere prodotto su scala industriale con costi estremamente contenuti, rendendo le future terapie accessibili anche al di fuori dei laboratori di ricerca e nei paesi in via di sviluppo. Non solo antivirale: le applicazioni contro l’Alzheimer e i tumori Le potenzialità di questa molecola biologica vanno ben oltre le malattie infettive. I ricercatori ipotizzano il suo impiego in ambiti cruciali della medicina: Superamento della barriera ematoencefalica: Il composto migliora la capacità dei nanovettori di raggiungere il cervello, aprendo la strada a nuove terapie contro i disturbi neurologici e i tumori cerebrali. Tracciabilità: La molecola è naturalmente fluorescente, il che permette ai medici di monitorare in tempo reale il raggiungimento del bersaglio terapeutico tramite tecniche di imaging. La ricerca, parzialmente sostenuta dai National Institutes of Health (NIH) americani, ha già ricevuto un nuovo importante finanziamento dal National Institute on Aging. L’obiettivo del gruppo guidato da Arti Vashist è ora quello di studiare speciali nanogel basati sull’olio di lino come potenziale trattamento per la malattia di Alzheimer. In un’epoca caratterizzata dall’emergenza dell’antibiotico-resistenza e dalle sfide post-pandemiche, i composti vegetali a basso costo capaci di colpire più patogeni contemporaneamente rappresentano il futuro della salute pubblica globale.

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