
Buco nella sanità: aumenta l’Irpef, tagli anche su piccoli ospedali e posti letto
SANITÀ Roma ha avviato la procedura che affida al governatore Decaro l’incarico di commissario ad acta per attuare il piano di risanamento Ammonta a 349

Roma ha avviato la procedura che affida al governatore Decaro l’incarico di commissario ad acta per attuare il piano di risanamento. Ammonta a 349 milioni e 300 mila euro il deficit 2025 della sanità pugliese come certificato dal tavolo di verifica convocato a Roma dai Ministeri di economia e salute al quale hanno partecipato l’assessore alla sanità Pentassuglia e il direttore di dipartimento Montanaro. Roma ha avviato la procedura che affida al governatore Decaro l’incarico di commissario ad acta per attuare il piano di risanamento. Sul tavolo la regione ha messo 120 milioni, recuperati dai tagli al bilancio autonomo, di cui 30 milioni tagliati ai costi del consiglio regionale. Ma non basta. I 230 milioni rimanenti arriveranno dall’aumento dell’Irpef sui cittadini. La stangata colpirà i redditi tra 28 e 50 mila euro e quelli oltre i 50 mila euro. In soldoni 108 euro in più all’anno per il terzo scaglione e fino a 1200 euro per i redditi più alti. Ma i conti non tornano. All’appello mancherebbero circa 70 milioni. E questo costringerà ad un aumento anche sullo scaglione inferiore da 15 a 28 mila euro che colpirebbe la fascia più ampia di contribuenti, circa 750 mila pugliesi. I ministeri hanno anche sollecitato l’attuazione del piano operativo. Tradotto, oltre a tagli e tasse, la sanità pugliese deve cominciare una seria cura dimagrante su piccoli ospedali, reparti e posti letto.
La direttiva a firma del capo di gabinetto del presidente Antonio Decaro, l’avvocato Davide Pellegrino, impone lo stop immediato ai nuovi reclutamenti. Stop alla giostra impazzita delle assunzioni nelle sanità service pugliesi. Le società satellite delle Asl – sei in tutto, una per provincia – finiscono sotto osservazione dopo anni di crescita esponenziale di spese di gestione e personale. Oggi le sei società contano circa 12 mila dipendenti e un costo stimato di 250 milioni di euro l’anno per le casse pubbliche. una spesa lievitata fra nuove assunzioni, scatti di carriera, consulenze. Nate per stabilizzare i lavoratori delle ditte esterne le sanità service si sono trasformate in centri di collocamento. Per frenare il fenomeno arriva ora la direttiva a firma del capo di gabinetto del presidente Antonio Decaro, l’avvocato Davide Pellegrino, che impone lo stop immediato ai nuovi reclutamenti. Sospese assunzioni di qualsiasi tipo, consulenze, e collaborazioni, il ricorso al lavoro in affitto, l’avvio di appalti o esternalizzazioni. Bloccate anche le procedure già avviate ma non ancora concluse. Il dipartimento Salute deve ora trasmettere la direttiva alle Asl, che a loro volta dovranno applicarla alle sanità service. La violazione sarà considerata inadempimento grave per i vertici delle aziende sanitarie.
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