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Secondo i sindacati e le associazioni locali, sarebbero destinate all’aviazione militare israeliana. Da fonti portuali, invece, la nave sarebbe diretta in Egitto È approdata questa mattina al porto di Taranto la nave Seasalvia. L’imbarcazione, già al centro delle proteste dello scorso 26 settembre, sta già caricando altre 30 mila tonnellate di greggio che, secondo i sindacati e le associazioni locali, sarebbero destinate all’aviazione militare israeliana. Da fonti portuali, invece, la nave sarebbe diretta in Egitto. La zona è stata presidiata dalle forze dell’ordine già dall’alba di questa mattina in seguito ai sit in che il collettivo pro-Pal e Cobas hanno tenuto le scorse ore davanti all’ingresso est del porto. Le operazioni di carico proseguono senza alcun problema. Nessuna protesta, per ora, si è tenuta in mattinata. 

La nave deve prelevare greggio per l’Aviazione Israeliana Un gruppo di attivisti, una ventina, è in presidio permanente davanti al porto di Taranto per impedire l’attracco nelle prossime ore della nave Seasalvia, che deve caricare 30 mila tonnellate di greggio per l’ Aviazione israeliana. Un mese fa circa, nonostante la mobilitazione, Eni e le autorità portuali consentirono un’operazione analoga. Le associazioni e i comitati chiedono un confronto con le istituzioni e l’apertura di un tavolo tecnico di controllo permanente per monitorare e bloccare i flussi commerciali diretti o indiretti verso Israele, garantire la trasparenza delle operazioni portuali e interrompere ogni forma di collaborazione con l’economia di guerra.

I consiglieri comunali chiedono al Governo di fare chiarezza sulla nave per il rifornimento di greggio destinato all’aviazione militare israeliana Taranto non sarà il retroporto di nessuna guerra. I consiglieri comunali di maggioranza intervengono sul caso della petroliera Seasalvia che si trova ancora davanti alle banchine del porto per il rifornimento di greggio destinato all’aviazione militare israeliana. ”È inaccettabile che il nostro porto e gli impianti industriali del territorio, a partire da Eni, siano coinvolti in operazioni che alimentano conflitti armati” scrive la maggioranza. “Chiediamo al Governo di fare chiarezza sulle destinazioni – si legge – e alle aziende che operano sul nostro territorio, Eni in primis, di assumersi la responsabilità di non prestarsi a forniture che trasformano Taranto in un corridoio di guerra”.

Giornata di proteste tra Taranto e Grottaglie per la Palestina e contro l’attracco della petroliera Sea Salvia tra presìdi al porto e all’Eni

Usb e associazioni pronte a bloccare il trasporto di carburante su gomma in segno di protesta. Iera sera assemblea estemporanea davanti al porto Di Alessandra Martellotti Intervista Francesco Rizzo, USB

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