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I Gip di Napoli e Brindisi hanno disposto la custodia cautelare sulla base di gravi indizi di colpevolezza Restano in carcere Salvatore Buccarella, storico boss della Sacra Corona Unita, insieme a Umberto e Pasquale Attanasi e a Vincenzo Schiavone, fermati nel blitz eseguito lunedì scorso dalla Squadra mobile di Brindisi in collaborazione con la Sisco di Lecce. Per Buccarella, detenuto a Secondigliano, si è espresso il gip di Napoli, mentre per gli altri tre il gip di Brindisi. Entrambi i giudici, pur non convalidando i fermi in quanto non ravvisato il pericolo di fuga, hanno disposto la custodia cautelare in carcere sulla base di gravi indizi di colpevolezza. Successivamente hanno dichiarato la propria incompetenza territoriale. Ora la titolarità del fascicolo passa alla pm della Dda di Lecce, Carmen Ruggiero, che entro 20 giorni dovrà richiedere una nuova ordinanza cautelare al gip leccese. Tutti e quattro sono accusati di associazione di tipo mafioso, mentre gli Attanasi devono rispondere anche di un presunto tentativo di estorsione.

Sono accusati di voler ricostituire una frangia dell’organizzazione mafiosa Si sono presentati davanti al Gip del tribunale di Brindisi Barbara Nestore, ma hanno scelto di non rispondere alle domande. Salvatore Buccarella, detto “Totò Balla”, e i tre presunti affiliati finiti nel decreto di fermo della Direzione distrettuale antimafia di Lecce si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di garanzia. Nel carcere di Lecce sono comparsi Umberto Attanasi, 59 anni, suo figlio Pasquale, 37 anni, e il 47enne Vincenzo Schiavone. Attanasi e il figlio devono rispondere anche di un tentativo estorsivo ai danni di un imprenditore agricolo. Schiavone è accusato invece solo di associazione mafiosa. A Napoli, per rogatoria, è stato il turno del 66enne Buccarella: l’ex boss di Tuturano è accusato di 416 bis e, secondo gli inquirenti, avrebbe tentato di riorganizzare la frangia storica della Sacra Corona Unita. Il provvedimento di fermo si fonda su indagini che avrebbero documentato summit, intimidazioni e richieste di denaro per “guardiania” delle campagne.

37 gli anni di reclusione. Ora potrà avere contatti e stare con la sua famiglia Dopo 37 anni di reclusione, lo storico boss della Scu brindisina, Salvatore Buccarella è da oggi in semilibertà. Capo temuto ed indiscusso nel territorio a confine tra le province di Brindisi e Lecce, comandò il cosiddetto clan dei Tuturanesi. Ha trascorso diversi anni con il regime del carcere duro. Nel 2016, la Dia assestò un duro colpo alla sua famiglia, con una confisca milionaria di beni. Potrà adesso avere contatti e stare con la sua famiglia. Ed è stata proprio la figlia ad annunciare il ritorno in semilibertà del padre, con un post sui social.

Ad incrociare sul palco quei ricordi il Procuratore Capo Giuseppe Capoccia al tempo giovane uditore appena arrivato alla Procura di Lecce I ricordi di un magistrato la cui vita privata e professionale ha attraversato il periodo più buio della criminalità organizzata salentina scandito da bombe, latitanze, omicidi. Gli anni di piombo della Scu che Francesco Mandoi annota in un libro che racconta gli eventi cruciali di quei tempi. Servizio di Stefania Congedo Intervista a Francesco Mandoi (magistrato)Riprese e montaggio di Francesco Afrune

I due soggetti arrestati il 20 novembre scorso Ancora un’operazione antimafia in Salento. Dopo gli arresti di ieri ai danni di una frangia della Scu di Tuturano, la Polizia di Stato di Lecce sta procedendo col sequestro di beni immobili per oltre 1 milione e mezzo di euro. Si tratta di un patrimonio riconducibile due persone arrestate il 20 novembre scorso, affiliate alla Sacra corona unita e ritenute tra i principali esponenti del narcotraffico in Salento.

In Salento torna la paura della criminalità organizzata

Tra i beni sequestrati al boss anche un cavallo di razza frisone Oltre 270 anni di carcere e quattro assoluzioni. E’ la sentenza del Gup di Lecce Alcide Maritati al termine del processo in abbreviato scaturito dall’operazione “The Wolf”, del 18 novembre 2023 condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dai Carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni, nei confronti di 31 persone ritenute membri del clan della Scu “Lamendola-Cantanna”. Accusate di una sfilza di reati, tra cui associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti , tentato omicidio , ricettazione, estorsione tutti aggravati dal metodo mafioso. Al capoclan, il latitante Gianluca Lamendola arrestato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, sono stati inflitti 20 anni di reclusione. Tra i beni confiscati a Lamendola anche un cavallo di nome “ Hielke”, un maschio castrone di razza frisone. L’animale è stato affidato all’Arma dei Carabinieri e sarà aggregato ad un gruppo di cavalli in libertà presso la Riserva Naturale Statale “Murge Orientali” in Martina Franca, sede del centro di Selezione Equestre del Reparto Carabinieri Biodiversità.

Sono trascorsi 35 anni dall’omicidio di Giovanbattista Tedesco, assassinato dalla SCU a Taranto. Una storia raccontata dalla moglie Maria Teresa e dal figlio Alessandro ai ragazzi dell’istituto comprensivo Europa-Alighieri Di Alessandra Martellotti Intervista a Maria Teresa Lacovara e ad Alessandro Tedesco, moglie e figlio di Giovanbattista Tedesco; Viviana Matrangola, assessora Cultura Legalità e Antimafia Sociale Regione Puglia

Vittime delle estorsioni titolari di pizzerie, ristoranti, bar e pasticcerie, nove quelle coinvolte nelle indagini

Il provvedimento è stato disposto dal tribunale del Riesame A Trepuzzi la Polizia ha sequestrato un bar ritenuto il ritrovo di affiliati alla Sacra Corona Unita. All’interno del locale si svolgevano anche summit finalizzati a definire le strategie del sodalizio mafioso. Il sequestro dell’attività commerciale è stato disposto dal tribunale del riesame nell’ambito dell’inchiesta della Dda che il 12 dicembre scorso portò all’arresto di 14 persone accusate di traffico di droga e detenzione illegale di armi.

Arresti dei carabinieri del Ros tra Lecce, Monteroni e Porto Cesareo, anche un finanziere in manette per droga I carabinieri del Ros hanno eseguito in Salento un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Lecce su richiesta della locale procura distrettuale antimafia, nei confronti di 18 persone. Sono indagate,  a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, vendita, acquisto e detenzione di sostanze stupefacenti, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto abusivo di armi e munizioni e reati di frode fiscale. Si tratta di persone ritenute legate al clan “Politi” della sacra corona unita.  Gli arresti sono stati eseguiti tra Lecce, Monteroni e Porto Cesareo. In manette anche un finanziere leccese in servizio presso il Comando della Gdf di Brindisi: nel corso di una perquisizione domiciliare i militari hanno rinvenuto circa 5 kg di cocaina e 300 mila euro in contanti. L’indagine che ha portato al blitz antimafia di questa mattina ha fatto emergere l’attività di riorganizzazione del clan “Politi” dopo l’arresto del suo capoclan Saulle Politi. A riorganizzare le fila sarebbe stato Gabriele Tarantino , 44 anni, che detenuto ai domiciliari ne avrebbe assunto la reggenza curando l’affiliazione di nuovi partecipi dell’organizzazione e la definizione delle strategie criminali intrattenendo rapporti con le cosche della ‘ndrangheta, curando gli approvvigionamenti di stupefacente (cocaina, eroina, hashish e marijuana) destinato al mercato leccese, che avvenivano tramite fornitori operanti in Spagna o esponenti della cosca della ‘ndrangheta “Mammoliti-Fischiante”. Il finanziere arrestato è Gerardo Civino 44 anni di Monteroni di Lecce. Il suo nome compariva inizialmente tra le richieste di arresto avanzate al gip dalla Dda. Ma la richiesta di arresto è stata però respinta insieme ad altre undici posizioni ,dal giudice per le indagini preliminari Laura Liguori . L’arresto è scattato ugualmente in flagranza questa mattina quando nel corso del blitz durante una perquisizione domiciliare sono stati rinvenuti droga e soldi circa 5 kg di cocaina e 300 mila euro in contanti . La Procura distrettuale antimafia nella richiesta di arresto aveva evidenziato il ruolo di “corriere” di Civino nel gruppo sgominato nel blitz antimafia, “trasportando nei luoghi di occultamento la sostanza stupefacente acquistata , provvedendo lui stesso a valutare la qualità , provvedendo alla lavorazione dell’eroina pera la successiva vendita e al confezionamento, provvedendo a rivelare notizie di cui era a conoscenza in ragione del suo ufficio, e dell’esistenza di attività di intercettazione in corso , funzionali ad eludere le investigazioni ,contribuendo all’attività di coltivazione dello stupefacente del tipo marijuana.”

Il progetto si chiama “Fil Rouge” ed è rivolto a donne fragili , vittime di violenza e abusi Servizio di Stefania Congedo Riprese e montaggio di Francesco Afrune Intervista a: Roberta Forte, ass. Levera

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