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Lettere di monito dall’Arcivescovo di Trani Mons. Leonardo D’Ascenzo ai fedeli che aderiscono alla fraternità sacerdotale San Pio X il cui priorato di Albano Laziale gestisce una chiesetta nelle campagne di Corato. Sempre chiusa. Riaperta al culto lo scorso 1 marzo, per la celebrazione della Messa, in latino, solo la prima e la terza domenica del mese. Nelle campagne di Corato, risalente al tardo Seicento, la chiesa della Madonna di San Giovanni, nel tempo anche ricovero per malati durante l’epidemia di colera, è stata di recente acquistata e restaurata dalla Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata dall’arcivescovo Mons. Lefebvre nel 1970 in difesa della liturgia tradizionale, contraria ad alcuni orientamenti del Concilio Vaticano II, ispirata al pensiero di Papa Sarto che a inizio Novecento si era fatto promotore di una visione anti-modernista della Chiesa. Dopo la dichiarazione di scisma da parte della Santa Sede all’indomani della consacrazione lo scorso 1 luglio in un centro della Svizzera di quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio, l’arcivescovo di Trani mons. Leonardo D’Ascenzo, in una lettera, ha invitato i fedeli a non aderire alla Fraternità pena la scomunica, ha scritto, aggiungendo che i sacramenti celebrati dai suoi sacerdoti sono, in alcuni casi, invalidi. Dalla Fraternità, che ha sempre respinto le accuse di scisma e disobbedienza, dicendosi fedele al Papa, nessuna replica sul caso specifico. In una nota fa però sapere che, in riposta al decreto emesso dal dicastero per la Dottrina della fede è stato presentato un ricorso che ne sospende l’esecuzione, secondo il codice di diritto canonico. La chiesetta di Corato, dove arrivano fedeli da un po’ tutto il territorio, è gestita dal Priorato di Albano laziale, in provincia di Roma, che fa parte del distretto italiano della Fraternità.

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