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“Chi nega la mafia deve spiegare a mio figlio perchè non ha più un padre” “Chi nega la mafia deve spiegare a mio figlio perchè non ha più un padre”: è quanto scrive in una lettera, inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Arcangela Petrucci, la vedova di Luigi Luciani ucciso con il fratello Aurelio, nei pressi della vecchia stazione di San Marco in Lamis, nel foggiano. La tragedia il 9 agosto del 2017 in un agguato di mafia, il cui obiettivo era il boss garganico MarioLuciano Romito, assassinato con il cognato Matteo De Palma. I due fratelli Luciani sono stati uccisi solo perchè in quel momento si trovavano sul posto per controllare i loro terreni. Questa mattina, sul luogo della strage, si è svolta una cerimonia alla presenza delle autorità del territorio e di don Luigi Ciotti. “Sono trascorsi sei anni e siamo qui – ha detto don Ciotti – a ricordare i fratelli Luciani in una giornatadedicata alla memoria, una memoria viva che deve avere continuità che non deve essere solo una risposta emotiva, deve diventare un sentimento sempre più profondo. Purtroppo c’è ancora tanta indifferenza su questi temi, c’è anche chi nega l’esistenza della mafia a Foggia. Purtroppo le mafie sono ancoraferoci nonostante il grande impegno della magistratura, delle forze dell’ordine. Le mafie sono forti, sparano di meno ma gestiscono affari e potere. La lotta alla mafia significa lavoro, politiche per la casa, cultura, scuola, vuol dire favorire un mondo di giovani, offrendo loro gli strumenti idonei per guardare in avanti. Non solo i politici, anche noi su questi temi dobbiamo diventare cittadini più veri”.

Sul luogo dell’incendio ci sono stati 30 mezzi, tra i quale un canadair e due Fireboss Protezione Civile, personale dell’Arif e Vigili del Fuoco sono intervenuti nel pomeriggio del 19 luglio per contenere un incendio che si è sviluppato nei pressi di San Marco in Lamis, nel Foggiano. Sul luogo dell’incendio ci sono stati 30 mezzi, tra i quale un canadair e due Fireboss, che hanno lanciato più volte dell’acqua in volo Ad andare in fiamme sono stati 50 ettari di macchia mediterranea. Tra le cause possibili del rogo, le temperature elevate di queste ultime ore

Evento dedicato alla transizione ecosostenibile dei brand di moda e design Giornalista Stefania RotoloRiprese e Montaggio Massimo d’OlimpioInterviste:Michele Steduto Fondatore GestPietro Gentile Fondatore Gest

L’iniziativa nel week end a San Marco in Lamis Intervista: Antonio Cera, fornaio Servizio: Pietro Loffredo

Quaranta fiaccole, piccole e giganti, trasportate lungo il paese garganico in onore della Madonna Addolorata Intervista: Don Matteo Ferro, parroco chiesa dell’Addolorata Servizio Pietro Loffredo

Quaranta grandi torce infuocate illumineranno, come da tradizione, la città garganica Servizio di Pietro Loffredo Interviste a: Michelangela Tricarico, pres. ass. ‘Le Fracchie’ Michele Merla, sindaco di San Marco in Lamis

Al posto della tradizionale processione delle fracchie, la parrocchia dell’Addolorata organizzò un momento di preghiera sul sagrato Assolto in appello il sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla, imputato per omissione in atti d’ufficio per gli assembramenti del Venerdì Santo del 2020. Quella sera, al posto della tradizionale processione delle fracchie, la parrocchia dell’Addolorata organizzò un momento di preghiera sul sagrato, poiché la processione era vietata dalle normative anti Covid. Merla – difeso dall’avvocato Angelo Pio Gaggiano – era accusato di non aver interrotto gli assembramenti, con decine di fedeli. In primo grado, il tribunale di Foggia condannò il sindaco ad otto mesi, assolvendo due carabinieri – il comandante della compagnia di San Giovanni Rotondo e della stazione di San Marco in Lamis – e il parroco dell’Addolorata. La corte d’appello di Bari ha, invece, assolto il primo cittadino, perché il fatto non costituisce reato, come richiesto anche dalla procura generale. “Sono felicissimo perché ero certo di non aver commesso alcuna omissione. In 1200 metri quadri c’erano 34 persone, che furono tutte multate”.

Carabinieri insospettiti da un insolito movimento di un’automobile in un’area rurale Girava in auto con armi e esplosivi: i carabinieri di San Marco in Lamis, nel foggiano, hanno arrestato un uomo. Nel corso di alcuni controlli, una pattuglia dei carabinieri, si è insospettita da un insolito movimento di un’automobile nei pressi di un’area rurale del comune di San Marco in Lamis. Nel corso della perquisizione del veicolo, i militari hanno trovato diversi ordigni esplosivi micidiali, coltelli e armi bianche, bastoni con punte acuminate in metallo, ferri rudimentali appuntiti, giraviti alterati trasformati inpunteruoli, una fiocina e due mazze da golf. L’uomo è finito ai domiciliari.

Lo ha stabilito la Federazione Internazionale dei pasticcieri Intervista: Michele Pirro, pasticciere Servizio: Pietro Loffredo

Accade a San Marco in Lamis. I cinque avrebbero contratto il batterio dopo aver mangiato carne di cinghiale non cotta a sufficienza Un ricovero in ospedale e quattro persone attualmente in cura dopo essersi recate al Pronto Soccorso. Sono cinque i casi di trichinosi accertati a San Marco in Lamis, nel foggiano. A causare la malattia è un batterio (la trichinella), che può essere contratto dall’uomo in caso di consumo di carne cruda o al “sangue” (di suino, cavallo,cinghiale), contenente le larve del parassita. A comunicare, alla cittadinanza, la presenza dei contagi in paese, è stato il sindaco del comune del foggiano, Michele Merla, facendo sapere come allo stesso tempo la malattia non sia trasmissibile da persona a persona e come al momento non ci siano pericoli per la collettività. Nello specifico, i cinque, a San Marco in Lamis, avrebbero contratto il batterio dopo aver mangiato carne di cinghiale non cotta a sufficienza.Intanto, subito dopo l’accertamento dei casi, sono scattati i controlli in paese da parte del del Servizio Veterinario di Igiene degli Alimenti di Origine Animale dell’ASL Foggia.I principali sintomi della patologia sono: dissenteria, dolori muscolari, sindrome simil-reumatica, debolezza, edemi alle palpebre, fotofobia e febbre.

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