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quattro arresti

Fondamentale la denuncia dell’imprenditore. In carcere presunti affiliati alla Sacra Corona Unita, del ‘clan dei mesagnesi’ Pretendevano soldi dall’imprenditore che, a Mesagne, si era aggiudicato l’appalto per lavori stradali. Quattro persone sono state arrestate per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Avrebbe chiesto prima 200mila euro e poi 50mila oltre all’assunzione di una persona nel cantiere. I quattro apparterebbero alla frangia del “clan dei mesagnesi” della Sacra Corona Unita. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e condotte dalla Squadra Mobile della questura di Brindisi e dalla Sisco di Lecce. Di fondamentale importanza è stata la collaborazione dell’imprenditore che, nonostante la caratura criminale dei soggetti che lo avevano intimidito, ha denunciato alla Polizia. Gli investigatori hanno documentato tre incontri e la richiesta di duecentomila euro alla vittima. Il giorno fissato per la consegna di una prima tranche della somma di denaro, pari a ventimila euro, l’imprenditore non si è presentato all’appuntamento, sgarro punito con visite a distanza ravvicinata al cantiere della vittima, a scopo intimidatorio, seguiti da minacce per entrare in possesso del denaro richiesto.

Le vetture venivano portate in un’officina – non autorizzata – di Castellana Grotte Riciclaggio e furto aggravato: sono le accuse per quattro fasanesi tra i 25 e 51 anni, arrestati dai carabinieri. Avevano organizzato un traffico di pezzi di ricambio di auto rubate, che venivano portate in un’officina – non autorizzata – di Castellana Grotte, per essere smontate. poi i pezzi venivano spediti all’estero, su camion di complici, in cambio di notevoli somme di denaro. Gli arrestati usavano sofisticati strumenti elettronici, i cosiddetti jammer, per impedire che le vetture dotate di dispositivi appositi fossero localizzate durante lo smontaggio.

A capo del sistema un 52enne del clan Strisciuglio Servizio: Matteo Spada Montaggio: Ivan Ciavarella

In carcere anche un elemento di spicco del clan di Orta Nova Quattro persone arrestate (due in carcere e due ai domiciliari) per traffico e spaccio di droga in un’indagine coordinata dalla procura di Foggia ed eseguita questa mattina dalla guardia di finanza traOrta Nova e Foggia. Si tratta di Andrea Gaeta, 53 anni ritenuto dagli investigatori elemento di spicco dell’omonimo clan operante ad Orta Nova e Pasquale Ferrara 57 anni, anche lui di Orta Nova, entrambi in carcere. Ai domiciliari i foggiani Ciro Campanile, 22 anni e Salvatore Olivieri 45 anni. Le indagini sono state avviate nel marzo scorso a seguito del sequestro – riferiscono i finanzieri – eseguito durante uncontrollo stradale, di 1 kg di cocaina a carico di un giovane foggiano, figlio di un appartenente ad una delle batterie della locale criminalità organizzata. Secondo quanto ricostruito dai finanzieri la droga veniva interrata nelle campagne di Orta Nova e gli indagati utilizzavano telefoni cellulari criptati per comunicare tra loro. Le indagini hanno consentito di ricostruire i canali di rifornimento della sostanza stupefacente,approvvigionata ad Orta Nova da esponenti di spicco criminali del posto. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati complessivamente oltre 5 kg di cocaina, documentate numerose cessioni ed arrestate in flagranza di reato altre quattro persone non destinatarie degli odierni provvedimenti cautelari, ritenute responsabili di spaccio di sostanze stupefacenti.

Inchiesta Procura dopo segnalazione di un pubblico ufficiale Quattro persone, tra cui due avvocati, sono state arrestate dalla polizia a Foggia, nell’ambito di un’inchiesta su falsi incidenti stradali. I quattro sono accusati di falsità materiale ed ideologica, false attestazioni a pubblico ufficiale, fabbricazione di documenti falsi e false testimonianze. Nei confronti di un quinto indagato è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica, è stata avviata dopo la segnalazione di un pubblico ufficiale. Secondo l’accusa i due avvocati avrebbero assoldato altri tre soggetti, pagandoli per rendere false dichiarazioni al pubblico ufficiale in merito alla loro identità e a incidenti stradali mai avvenuti, presentando anche falsi documenti. In questo modo avrebbero ottenuto sui propri conti correnti risarcimenti liquidati da Giudici di Pace per sinistri stradali inesistenti, come emerso dalle indagini. Nel corso dell’attività investigativa sono state effettuate perquisizioni personali e domiciliari anche ai supporti informatici degli indagati, rilevando ulteriori indizi di colpevolezza. 

Un uomo della Costa d’Avorio reperiva gli uomini e li trasportava nei campi Servizio Matteo Spada

Evasione di numerosi detenuti con devastazione e saccheggio all’interno del penitenziario Altri quattro arresti in relazione alla maxi rivolta del 9 marzo 2020 nel carcere di Foggia, con la successiva evasione di numerosi detenuti che si sarebbero resi protagonisti di vere e proprie azioni di devastazione e saccheggio all’interno del penitenziario. I provvedimenti sono stati notificati dai carabinieri. Durante la rivolta vennero appiccati incendi nel carcere, ci furono atti di violenza contro appartenenti alla poliziapenitenziaria, gravi danneggiamenti ed “un vero e proprio turbamento dell’ordine pubblico”, come scritto nell’ordinanza restrittiva. Altri indagati sono stati arrestati in precedenza; altri detenuti, invece, sono stati già condannati con giudizio abbreviato dal gup del Tribunale di Foggia, sempre per gli stessi fatti. Sono stati determinanti l’acquisizione e l’elaborazione delle immagini dei diversi sistemi di videosorveglianza individuati nell’immediatezza dagli investigatori dell’Arma, nonché le numerose annotazioni di servizio redatte in quella drammatica circostanza anche da parte dello stesso personale della Polizia penitenziaria.Emettendo i provvedimenti cautelari il Riesame ha accolto il ricorso della Procura contro il rigetto delle stesse misure restrittive da parte del gip di Foggia.

Condanne definitive per associazione per delinquere Servizio Annamaria Rosato

In manette un albanese di 40 anni e tre donne di 19, 22 e 37 anni Arrestati quattro presunti responsabili di almeno tre furti in appartamenti, commessi nello stesso giorno nel comune di Nardò. Le manette sono scattate ai polsi di un albanese di 40 anni e di tre donne di 19, 22 e 37 anni. Ad arrestarli gli agenti della squadra mobile e del commissariato di pubblica sicurezza.Negli ultimi mesi si era registrato un incremento dei furti nelle abitazioni, in particolare a Nardò, quasi tutti in case in cui vivevano anziani, spesso soli e presenti nell’abitazione. L’allarme sociale che si era creato aveva indotto il questore di Lecce a intensificare ulteriormente l’attività di prevenzione e quella investigativa. I malviventi sono stati arrestati ieri sera dopo che avevano messo a segno l’ennesimo colpo.

Oggi sono scattati quattro arresti Servizio Matteo Spada

Nelle indagini spunta anche un tentato omicidio Quattro arresti per spaccio nel comune di Molfetta, per una delle persone coinvolte anche l’implicazione in un tentato omicidio, avvenuto sempre a Molfetta nell’anno 2020. I fatti risalgono a due periodi distinti. Il primo, il 23 febbraio 2020, quando uno degli arrestati avrebbe partecipato in modo attivo ad una sparatoria avvenuta in pieno centro a Molfetta, fatti per i quali, gia’ nel luglio 2020, furono arrestati altridue del luogo. In quella circostanza si fronteggiarono due uomini che, nonostante i colpi d’arma da fuoco esplosi, non riportarono ferite. Per lo spaccio di sostanze stupefacenti, invece, i fatti contestati risalgono al periodo che va dall’aprile al giugno 2021, quando i destinatari dell’odierno provvedimento, tre uomini di età compresa tra i 24 e i 57 anni, ed una 58enne, avrebbero effettuato un’importante attività di spaccio, per un lungo periodo di tempo e con oltre 600 cessioni contestate.

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