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La misura cautelare è stata sostituita con l’obbligo di dimora nel comune di residenza e il divieto di uscire da casa dalle 20 alle 6 del mattino. Il Tribunale di Bari ha revocato gli arresti domiciliari per l’ex consigliere regionale Giacomo olivieri, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per voto di scambio politico mafioso. La procura aveva dato parere favorevole. La difesa, rappresentata dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, ha chiesto e ottenuto la sostituzione della misura cautelare con l’obbligo di dimora nel comune di residenza, con il divieto di uscire da casa nelle ore serali e notturne, dalle 20 alle 6 del mattino, ed il contestuale obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria dei volte al giorno. olivieri era in stato di arresto dal febbraio 2024, quando fu effettuato il blitz Codice Interno. Dopo una lunga detenzione in carcere, gli furono concesso gli arresti domiciliari prima a Parabita, in casa del fratello, e poi a Bari. 

Laureata in giurisprudenza, aveva partecipato e vinto per un progetto scientifico in ambito oncologico del Policlinico. La Regione Puglia ha bloccato la procedura di assunzione al Policlinico di Bari per una borsa di studio di un anno dell’ex consigliera comunale Maria Carmen Lorusso, prima arrestata ed ora processo con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso, nell’ambito dell’inchiesta “Codice interno” che nel febbraio 2024 ha svelato presunti legami tra mafia, politica e imprenditoria in città. In serata si è appreso che la Regione ha inviato gli ispettori del Nirs (nucleo ispettivo regionale sanitario) per verificare la regolarità della procedura e ha bloccato l’assunzione in ragione del procedimento penale cui è sottoposta la Lorusso. Il bando prevedeva l’esclusione di candidati con carichi pendenti e richiedeva una dichiarazione al riguardo per poter essere ammessi.  Lorusso è moglie dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, anche lui arrestato per la stessa inchiesta e già condannato in primo grado a nove anni di reclusione sempre per scambio elettorale politico-mafioso. L’accusa è di aver raccolto a pagamento voti dai clan baresi per favorire l’elezione al consiglio comunale della moglie nel 2019. Con Maria Carmen Lorusso è imputato anche il padre, Vito Lorusso, medico oncologo.  “La dott.ssa Maria Carmen Lorusso – dichiara l’avvocato Luca Castellaneta – travolta da questa campagna mediatica denigratoria, tiene a precisare che in sede di domanda di partecipazione al bando ha espressamente indicato i procedimenti penali pendenti a suo carico”. Pertanto, la notizia riportata da alcuni media che “non ha reso noto di essere a processo” non è assolutamente vera, sostiene il legale. Che aggiunge: “Certa di aver meritato l’assegnazione della borsa di studio, confida nell’esito positivo degli accertamenti disposti dalla Regione”.

Si trattava, nello specifico, di perquisizioni per una partita truccata nel calcio dilettantistico di serie D. Il Tribunale di Bari ha assolto con formula piena l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, dall’accusa di rivelazione e utilizzazione del segreto istruttorio in relazione ad un articolo di giornale pubblicato il 7 maggio 2024. Si trattava, nello specifico, di perquisizioni per una partita truccata nel calcio dilettantistico di serie D. Secondo l’accusa, Olivieri avrebbe fornito ad un maresciallo della Guardia di Finanza il numero di telefono del direttore di una testata giornalistica, affinché quest’ultimo pubblicasse notizie relative ad un’attività di polizia giudiziaria. Già in passato lo stesso maresciallo scagionò l’avvocato barese, dicendo di non avergli mai rivelato notizie riservate. Olivieri era difeso dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta.

Si parla anche di una “colonizzazione dell’Amtab da parte dei Parisi e della trasformazione della municipalizzata in un ufficio di collocamento per soggetti contigui al clan mafioso. Giacomo Olivieri chiese aiuto per far eleggere la moglie Maria Carmen Lorusso non solo al clan Parisi ma anche ai Montani e agli Strisciuglio. Il gup Giuseppe De Salvatore lo scrive nelle oltre 1700 pagine di motivazioni della sentenza del processo abbreviato Codice Interno. L’avvocato barese è stato condannato a 9 anni di reclusione per aver chiesto voti in occasione delle elezioni comunali del 2019 ad alcuni soggetti vicini alla criminalità organizzata. Una condotta assunta con quella che viene definita “assoluta spregiudicatezza “. La scelta degli interlocutori da parte di Olivieri trova fondamento nella notorietà criminale dei promittenti.Si parla anche di una “colonizzazione dell’Amtab da parte dei Parisi e della trasformazione della municipalizzata in un ufficio di collocamento per soggetti contigui al clan mafioso. E ancora di un Assoggettamento dei vertici aziendali alle dinamiche mafiose”.Il giudice poi riconosce la gravissime ripercussioni in termini di danno all’immagine per il comune di Bari e la Regione Puglia.L’immagine dei due enti territoriali è stata mortificata a livello internazionale con un articolo pubblicato dalla CNN in cui si parlava della Puglia come terra di mafia a ridosso del G7. Il numero è la tipologia dei reati ha contribuito a minare il senso di sicurezza dei cittadini soprattutto in alcuni quartieri della città di Bari, mentre con riferimento al voto di scambio sarebbe stata compromessa la fiducia della gente verso le istituzioni.

Il giudice, accogliendo l’istanza di scarcerazione, lo ha allontanato dalla città in cui avrebbe “sviluppato una rete di contatti trasversali e su vari livelli che gli hanno permesso di operare in ambito politico ed economico” Servizio di Linda Cappello

Accusato di voto di scambio politico mafioso ed estorsione, andrà ai domiciliari a Parabita, in provincia di Lecce

Lo stabile apparteneva a una società dell’ex consigliere regionale Olivieri di Linda Cappello La Dda di Bari ha reiterato la richiesta di sequestro di una palazzina in via Tancredi, a Bari Vecchia, di proprietà dell’oncologo Vito Lorusso. Lo ha fatto nell’ambito dell’udienza davanti al Tribunale per le misure di prevenzione nei confronti dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, già imputato con rito abbreviato nel processo Codice Interno con l’accusa di voto di scambio politico mafioso. Contestualmente all’arresto, che risale al 26 febbraio dello scorso anno, la procura chiese e ottenne il sequestro di società e proprietà immobiliari riconducibili a Olivieri. Lo stabile in questione apparteneva ad una società dell’ex consigliere regionale, il quale l’aveva poi venduta al suocero Lorusso. La difesa dell’avvocato barese si è opposta, chiedendo l’audizione di una quindicina di testimoni fra cui Maria Carmen Lorusso, moglie di Olivieri. L’udienza è stata rinviata al prossimo 21 maggio

Il Tribunale di Bari ha rigettato le eccezioni sollevate dalla difesa di Linda Cappello Il Tribunale di Bari ha rigettato le eccezioni sollevate dalla difesa dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, a processo con l’accusa di violazione del segreto istruttorio per aver passato il contatto di un giornalista ad un maresciallo della Guardia di Finanza il quale aveva interesse affinché venisse divulgata una notizia relativa ad una indagine in corso. Gli avvocati avevano sostenuto come Olivieri avesse solo fatto da tramite, sostenendo infine la genericità del capo di imputazione.Ma i giudici sono stati di diverso avviso ed hanno disposto un rinvio per l’inizio della fase istruttoria all’udienza del 20 gennaio 2026.

L’avvocato Nino Castellaneta ha chiesto ai giudici di pronunciare sentenza di assoluzione, poiché Olivieri non sarebbe punibile Si è aperto davanti al Tribubale collegiale di Bari il processo nei confronti dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, imputato di rivelazione di segreto istruttorio per aver fornito ad un maresciallo della Guardia di Finanza il numero di telefono di un giornalista che ha poi pubblicato notizie in relazione ad alcune perquisizioni effettuate dai finanzieri. L’avvocato Nino Castellaneta ha chiesto ai giudici di pronunciare sentenza di assoluzione, poiché Olivieri non sarebbe punibile: non solo poiché non era un pubblico ufficiale ma anche perché avrebbe semplicemente trasmesso un numero di telefono. La decisione dei giudici è attesa per martedì prossimo.  di Linda Cappello

L’ex consigliere regionale parla in difesa della consorte Carmen Lorusso, pure lei imputata per voto di scambio nel processo Codice Interno Servizio di Linda Cappello Montaggio di Luca Carone

Lo stallo del consiglio regionale e le rivelazioni di Giacomo Olivieri: bordate alla maggioranza piovute ieri dalla conferenza stampa del centrodestra Servizio di Francesco Iato; riprese di Roberto Cofano; intervista a Paride Mazzotta (capogruppo Forza Italia); Paolo Pagliaro (capogruppo La Puglia domani)

“Il sistema mi faceva schifo, ma vi ho preso parte” Servizio di Redazione Norbaonline:

Per le Comunali del 2019 facemmo vincere Di Rella, “comodo” per Decaro Servizio di Redazione Norbaonline;

Immediata la replica del governatore alle dichiarazioni rese dall’ex consigliere regionale durante l’interrogatorio Servizio della redazione, montaggio di Leonardo Tribuzio

Dopo aver ammesso di aver stretto accordi per i voti ha poi dichiarato: “Chiedo scusa alla città di Bari”

Durante l’interrogatorio ha ribadito di non sapere che le persone alle quali si era rivolto fossero vicine alla criminalità di Linda Cappello Avrebbe ammesso di aver dato soldi in cambio di voti Giacomo Olivieri. Questa mattina alle 11 si è tenuto l’interrogatorio davanti al gup, Giuseppe De Salvatore. In particolare, ha fatto riferimento ad una dazione di 10mila euro favore di Bruna Montani, dell’omonima famiglia mafiosa del San Paolo per la campagna elettorale della moglie Maria Carmen Lorusso, aggiungendo di averle dato altri tremila euro per esigenze personali. Secondo quanto emerso pare che Olivieri abbia ammesso di aver sbagliato. Vestito con giacca, camicia e jeans è sembrato particolarmente lucido e concentrato, agli occhi di chi lo ha visto. Ha fatto riferimento al suo passato politico, dicendo che quando era presidente della Multiservizi, nel lontano 2014, aveva rinunciato all’autista e allo stipendio. Per quanto riguarda l’accusa di voto di scambio politico mafioso, ha ribadito quanto già riferito in occasione dell’interrogatorio di garanzia, e cioè di non sapere che le persone con le quali si erano interfacciato fossero in qualche modo collegate ad esponenti della criminalità organizzata.

Un maresciallo della Guardia di Finanza informò l’ex consigliere regionale di una perquisizione relativa all’inchiesta su una partita di calcio truccata E’ stata disposta l’imputazione coatta per il maresciallo della Guardia di Finanza Antonio Cretì, accusato di rivelazione del segreto istruttorio per aver informato di alcune perquisizioni un giornalista per mezzo dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, da un anno in carcere nell’ambito dell’inchiesta denominata “Codice interno”, sulla presunta compravendita di voti alle elezioni comunali di Bari del 2019. Il gip ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura, chiedendo invece alla pubblica accusa di formulare l’imputazione. L’episodio risale al mese di giugno del 2019. Secondo quanto emerso, il militare avrebbe contattato Olivieri, che gli inquirenti ritenevano proprietario occulto della testata Quotidiano Italiano oggi non più in attività, per pubblicare la notizia relativa ad alcune perquisizioni disposte dalla Dda nell’ambito di un’inchiesta su una partita di calcio truccata fra Bitonto e Picerno, due squadre di serie D. Olivieri, che per questa vicenda era già stato rinviato a giudizio, avrebbe fornito al finanziere il numero del giornalista. Per Cretì la procura aveva chiesto l’archiviazione, mentre il gip ha chiesto all’accusa di formulare una nuova accusa entro 10 giorni.

Coinvolto nell’inchiesta sull’intreccio tra politica e malavita l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri Interrogato in udienza in tribunale a Bari per oltre 4 ore l’imprenditore Toni Petroni, imputato per voto di scambio nel processo codice interno sull’intreccio politico-mafioso finalizzato ad accaparrare preferenze per le amministrative di Bari del 2019 che si sta svolgendo con il rito abbreviato. L’imprenditore ha raccontato di aver partecipato ad una cena del 14 maggio 2019, insieme con Giacomo Olivieri, Gaetano Strisciuglio e Michele Nacci. A tal proposito, ha precisato che Olivieri non gli avrebbe chiesto voti. In relazione all’assegno che l’ex consigliere regionale avrebbe dato a Strisciuglio, Petroni ha dichiarato di non aver visto nulla ma ha riferito che quel denaro, 20mila euro, non era finalizzato alla compravendita di voti ma rappresentava una sorta di garanzia per il posto di lavoro che Olivieri si era impegnato a dare alla madre.

Mercoledì le richieste di condanna per i 108 imputati Servizio di Linda Cappello;

Bari, il processo il 4 marzo Il gup di Bari ha disposto il rinvio a giudizio per l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, in carcere dal 26 febbraio scorso con l’accusa di voto di scambio politico mafioso in relazione all’inchiesta Codice Interno. Il reato contestato dal procuratore capo Roberto Rossi è quello di rivelazione del segreto istruttorio: Olivieri avrebbe fornito ad un maresciallo della Guardia di Finanza il contatto di un giornalista di fiducia per far pubblicare notizie in merito ad alcune perquisizioni su una partita truccata nell’ambito del calcio dilettantistico di serie D. Il processo inizierà il prossimo 4 marzo.

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