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Uno studio dell’Università di Padova rivela il ruolo di alcune cellule finora considerate solo di “supporto”. Un nuovo meccanismo molecolare responsabile della perdita progressiva delle connessioni tra neuroni nella malattia di Alzheimer è stato identificato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova, coordinato da Laura Civiero del Dipartimento di Biologia. Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Neurodegeneration, dimostra che gli astrociti, cellule gliali finora considerate principalmente di supporto ai neuroni, partecipano attivamente all’eliminazione delle sinapsi attraverso il recettore ACKR3. Nei modelli sperimentali, la riduzione dell’attività di questo recettore ha consentito di preservare le connessioni nervose e migliorare alcuni aspetti della funzione cognitiva, indicando un possibile nuovo bersaglio terapeutico. Nel cervello le sinapsi, ossia i punti di comunicazione tra i neuroni, vengono continuamente controllate e rimodellate. La rimozione delle connessioni danneggiate o non più funzionali è un processo fisiologico indispensabile per mantenere efficienti le reti neuronali. Fino a oggi questo compito era attribuito soprattutto alla microglia, le cellule immunitarie residenti del sistema nervoso centrale, mentre il ruolo degli astrociti in questo processo risultava ancora poco conosciuto, soprattutto nelle malattie neurodegenerative. Grazie a un finanziamento STARS (Supporting Talent in ReSearch) dell’Università di Padova, il gruppo guidato da Laura Civiero ha sviluppato una linea di ricerca dedicata proprio allo studio della glia e del suo contributo alla perdita delle connessioni neuronali nell’Alzheimer. I ricercatori hanno scoperto che il recettore ACKR3 (Atypical Chemokine Receptor 3) funziona come un sensore molecolare capace di riconoscere specifici segnali presenti sulle sinapsi alterate e di guidare gli astrociti verso la loro eliminazione. Quando questo sistema diventa eccessivamente attivo, però, il normale processo di rimozione delle sinapsi può trasformarsi in un fenomeno patologico, contribuendo al deterioramento delle reti neuronali tipico della malattia. “Nel cervello, le sinapsi sono continuamente controllate per garantire che le reti neuronali funzionino correttamente. Quando una sinapsi diventa danneggiata o non più funzionale, deve essere riconosciuta ed eliminata. Il nostro studio mostra che, nella malattia di Alzheimer, gli astrociti possono contribuire a questo processo attraverso il recettore ACKR3 – spiega Laura Civiero – questo recettore agisce come una sorta di sensore molecolare: riconosce un segnale presente sulle sinapsi alterate e guida gli astrociti verso la loro rimozione. Quando questo meccanismo è eccessivamente attivo, però, può contribuire alla perdita patologica di connessioni neuronali. Ridurre l’attività di ACKR3 nei modelli sperimentali ha permesso di proteggere le sinapsi e di migliorare alcuni aspetti della funzione cognitiva”. I risultati suggeriscono quindi che limitare l’attività di questo recettore potrebbe rappresentare una nuova strategia per rallentare la perdita delle sinapsi, un evento strettamente correlato al declino cognitivo dei pazienti con Alzheimer. Lo studio rafforza inoltre una visione sempre più consolidata della neurodegenerazione, secondo cui il cervello deve essere considerato come un sistema complesso nel quale neuroni e cellule gliali collaborano continuamente per mantenere l’equilibrio funzionale. Gli astrociti emergono così non soltanto come elementi di supporto, ma come protagonisti dei meccanismi patologici e potenziali bersagli di future terapie neuroprotettive. Laura Civiero vanta oltre 15 anni di esperienza nello studio dei meccanismi molecolari della malattia di Parkinson e negli ultimi anni ha concentrato le proprie ricerche sul ruolo delle cellule gliali nella neurodegenerazione. Recentemente ha inoltre ottenuto un finanziamento della Michael J. Fox Foundation per sviluppare nuove strategie terapeutiche contro il Parkinson, confermando il crescente interesse internazionale verso questa linea di ricerca.

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