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motivazioni

Si parla anche di una “colonizzazione dell’Amtab da parte dei Parisi e della trasformazione della municipalizzata in un ufficio di collocamento per soggetti contigui al clan mafioso. Giacomo Olivieri chiese aiuto per far eleggere la moglie Maria Carmen Lorusso non solo al clan Parisi ma anche ai Montani e agli Strisciuglio. Il gup Giuseppe De Salvatore lo scrive nelle oltre 1700 pagine di motivazioni della sentenza del processo abbreviato Codice Interno. L’avvocato barese è stato condannato a 9 anni di reclusione per aver chiesto voti in occasione delle elezioni comunali del 2019 ad alcuni soggetti vicini alla criminalità organizzata. Una condotta assunta con quella che viene definita “assoluta spregiudicatezza “. La scelta degli interlocutori da parte di Olivieri trova fondamento nella notorietà criminale dei promittenti.Si parla anche di una “colonizzazione dell’Amtab da parte dei Parisi e della trasformazione della municipalizzata in un ufficio di collocamento per soggetti contigui al clan mafioso. E ancora di un Assoggettamento dei vertici aziendali alle dinamiche mafiose”.Il giudice poi riconosce la gravissime ripercussioni in termini di danno all’immagine per il comune di Bari e la Regione Puglia.L’immagine dei due enti territoriali è stata mortificata a livello internazionale con un articolo pubblicato dalla CNN in cui si parlava della Puglia come terra di mafia a ridosso del G7. Il numero è la tipologia dei reati ha contribuito a minare il senso di sicurezza dei cittadini soprattutto in alcuni quartieri della città di Bari, mentre con riferimento al voto di scambio sarebbe stata compromessa la fiducia della gente verso le istituzioni.

Agivano in branco, usando le logiche del dominio e della prevaricazione, seminando paura nel quartiere. Le condanne sono finalizzate al processo rieducativo Hanno agito in gruppo, usando le logiche del branco, del dominio, della prevaricazione, indossando abbigliamento intimidatorio, seminando paura nel quartiere: le “case parcheggio” al quartiere Tamburi di Taranto. E’ questo, in sintesi, il contenuto delle motivazioni delle sentenze emesse lo scorso 11 settembre per i 5 minorenni, dai 14 ai 17 anni, condannati in quattro a 1 anno e 2 mesi e, un altro, a 1 anno e 4 mesi, accusati di aver aggredito un ragazzo nigeriano lanciandogli contro pietre e bottiglie di vetro, ferendolo. Il collegio di giudici del tribunale per i minorenni, presieduto dalla dottoressa Furio, ha respinto anche la sospensione della condizionale della pena, ritenendo che non si possa attuare il processo rieducativo senza passare dall’esecuzione della pena e dall’allontanamento dal contesto in cui sono cresciuti. Riscontrati inoltre l’assenza di pentimento e il rischio di recidiva, considerando anche la sfrontatezza dimostrata con la sassaiola contro i carabinieri.

Smantellato l’impianto del contestato provvedimento Servizio di Redazione Norbaonline;

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