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metodo mafioso

L’operazione è della polizia di Stato, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia La Polizia di Stato, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia, ha arrestato due persone per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Uno è esponente del clan Capriati. L’indagine è partita dopo la denuncia di un operaio di una ditta di traporti che, dopo un incidente stradale con il mezzo aziendale, avrebbe ricevuto questa richiesta da parte del suo responsabile aziendale: il giovane avrebbe dovuto lavorare in un’altra ditta, collegata alla precedente, per risarcire un danno di oltre 23 mila euro. Al rifiuto di questa proposta,  al giovane autista è stato presentato un esponente di spicco del clan Capriati con l’intento di costringerlo ad accettare la proposta del suo responsabile d’azienda e risolvere, in tal modo, la controversia. 

L’inchiesta è denominata “Tomato e Pea” dai soprannomi di due degli otto indagati Con le accuse di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e, per alcuni indagati, di estorsione aggravata dal metodo mafioso, i carabinieri di Modugno hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di otto persone. Le città coinvolte sono Modugno, Noicattaro, Rutigliano e Lecce. L’organizzazione criminale gestiva le estorsioni a carico dei commercianti di Noicattaro e la distribuzione della droga che dallo stesso centro veniva rifornita a diversi spacciatori attivi nella città metropolitana di Bari. Le indagini hanno permesso di appurare il coinvolgimento di un dipendente di una nota azienda, che si occupava di cedere le dosi di stupefacenti ai suoi colleghi durante i turni di lavoro. Conseguentemente, è stata ricostruita la modalità di approvvigionamento, distribuzione e vendita della droga, che da Noicattaro veniva rifornita a diversi spacciatori, tra cui il dipendente della citata azienda. Due degli indagati, oltre a rifornire la droga ai pusher, avrebbero imposto con metodo mafioso a commercianti di Noicattaro il pagamento di una “tassa” di 500 euro in occasione delle festività natalizie. La droga veniva chiamata con il nome “piastrelle” oppure “mousse”. Un locale industriale era stato trasformato in luogo di stoccaggio di hashish e marijuana, lo smercio di droga avveniva anche davanti alla stazione di Noicattaro. L’inchiesta è denominata “Tomato e Pea” dai soprannomi di due degli otto indagati. Tra loro ci sono Nicola Annoscia, 36enne figlio di Giuseppe affiliato al clan Parisi, e Pasquale Colasuonno, 35 anni di Noicattaro.

Le indagini sono partite dopo le dichiarazioni di un commerciante Un 34enne e un 18enne di Monte Sant’Angelo sono accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa. Le indagini sono partite dopo le dichiarazioni di un commerciante, a cui i due indagati si sarebbero rivolti nel tentativo di costringerlo a diminuire il volume di vendite in quel centro, così da eliminare forme di concorrenza a vantaggio di esercenti compiacenti o, a partecipare direttamente al sostentamento di sodali appartenenti al clan Li Bergolis-Miucci. Secondo la ricostruzione dei carabinieri le pretese sarebbero state reiterate dai due indagati anche nei confronti di un altro commerciante del luogo.

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