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Massimiliano Dona

L’effetto della crisi in Medio Oriente fa decollare i prezzi del 2% in soli tre mesi su scala nazionale. Nel Lazio e in Veneto l’impatto più duro sui bilanci familiari, mentre la Basilicata si conferma la regione più virtuosa. L’Istat fotografa i rincari di maggio e l’Unione Nazionale Consumatori stila la classifica delle città dove la vita è diventata un lusso. Da Siena a Rimini, ecco dove si spende di più e dove invece si riesce ancora a risparmiare. Tutti i dati nell’articolo 👇 L’Istat ha reso noti i nuovi dati territoriali sull’andamento dell’inflazione, offrendo lo spunto all’Unione Nazionale Consumatori per stilare la mappa aggiornata delle città più care d’Italia in termini di aumento del costo della vita. La fotografia emersa è specchio di una realtà complessa, fortemente condizionata dalle tensioni geopolitiche internazionali. Il presidente dell’associazione, Massimiliano Dona, ha spiegato come in tutti i centri urbani si registri un’evidente impennata dei prezzi causata da quello che è stato ribattezzato come “Effetto Iran”. Questo fenomeno ha determinato rincari diretti sui beni energetici e aumenti indiretti su una vasta gamma di altri beni e servizi, in particolar modo quelli strettamente dipendenti dai costi di trasporto e dalle bollette di luce e gas. Se nel periodo compreso tra febbraio e maggio i prezzi in Italia sono decollati mediamente del 2%, in alcune realtà locali i rialzi assumono contorni ancora più pesanti. Il record nazionale di questo incremento trimestrale spetta a Siena, che fa registrare un balzo record del 3,8% in appena tre mesi. Si tratta di una dinamica che, se proiettata su base annua, equivarrebbe a una stangata da ben 1069 euro per una famiglia media. Al secondo posto di questa speciale classifica si posiziona Venezia con un incremento del 3,6%, traducibile in un esborso supplementare di 1019 euro, mentre il terzo gradino del podio è occupato in coabitazione da Firenze e Como. Nelle due città, da quando è scoppiato il conflitto in Medio Oriente, le tariffe volano del 3,3%, con un aggravio di spesa pari rispettivamente a 946 e 989 euro. Accanto all’analisi trimestrale, l’Unione Nazionale Consumatori ha aggiornato la tradizionale classifica basata sull’inflazione tendenziale annua, calcolata sul periodo compreso tra maggio dell’anno scorso e maggio dell’anno corrente. In questo caso il primato della spesa aggiuntiva va a Rimini, che con un tasso del +3,6% impone alle famiglie un esborso supplementare annuo di 1042 euro. La medaglia d’argento va invece a Udine, la quale, pur fermandosi alla quinta inflazione più elevata del Paese a pari merito con Verona (+3,7%), sconta un incremento di spesa pari a 1036 euro per nucleo familiare. Sul gradino più basso del podio sale Bolzano, dove il +3,4% di inflazione genera una spesa supplementare di 1033 euro per una famiglia tipo. Appena fuori dalla zona podio si colloca Roma, che con un +3,6% mette a segno una batosta da 1029 euro, seguita a ruota da Verona, Venezia, Pistoia, Siena e Arezzo, con Vicenza a chiudere la top ten dei rincari. Balza all’occhio il caso di Reggio Calabria, che pur registrando l’inflazione più alta d’Italia con un picco del +4,4%, si posiziona solo al quattordicesimo posto in termini di spesa reale effettiva, quantificata in 902 euro in più all’anno. Sul fronte opposto della classifica si posizionano invece le città più protette dai rincari. La medaglia d’oro della città più risparmiosa d’Italia va a Brindisi, dove un’inflazione del +2,5% si traduce in un aggravio annuo contenuto in 478 euro. Subito dietro si colloca Trapani, che vanta l’inflazione più bassa dell’intero territorio nazionale (+2,1%) e un aumento della spesa media di 485 euro a famiglia. Terzo posto e medaglia di bronzo per Benevento, che condivide con Aosta la seconda inflazione più bassa del Paese, pari a un +2,3% che genera 504 euro di costi aggiuntivi. L’ultimo report Istat segna anche il tanto atteso ritorno dei dati disaggregati su base regionale. In questa graduatoria la maglia nera va al Lazio, prima regione per rincari con un +3,6% e una spesa aggiuntiva di 984 euro, seguita a stretto giro dal Veneto con un +3,5% pari a 947 euro in più all’anno per famiglia. Al terzo posto si posiziona il Trentino, dove un’inflazione del +3,2% si traduce in un esborso supplementare di 946 euro. Sul versante opposto, la Basilicata si conferma ufficialmente la regione più virtuosa d’Italia, facendo registrare un tasso d’inflazione del +2,4% e un aggravio annuale medio di 538 euro.

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