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Laureata in giurisprudenza, aveva partecipato e vinto per un progetto scientifico in ambito oncologico del Policlinico. La Regione Puglia ha bloccato la procedura di assunzione al Policlinico di Bari per una borsa di studio di un anno dell’ex consigliera comunale Maria Carmen Lorusso, prima arrestata ed ora processo con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso, nell’ambito dell’inchiesta “Codice interno” che nel febbraio 2024 ha svelato presunti legami tra mafia, politica e imprenditoria in città. In serata si è appreso che la Regione ha inviato gli ispettori del Nirs (nucleo ispettivo regionale sanitario) per verificare la regolarità della procedura e ha bloccato l’assunzione in ragione del procedimento penale cui è sottoposta la Lorusso. Il bando prevedeva l’esclusione di candidati con carichi pendenti e richiedeva una dichiarazione al riguardo per poter essere ammessi.  Lorusso è moglie dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, anche lui arrestato per la stessa inchiesta e già condannato in primo grado a nove anni di reclusione sempre per scambio elettorale politico-mafioso. L’accusa è di aver raccolto a pagamento voti dai clan baresi per favorire l’elezione al consiglio comunale della moglie nel 2019. Con Maria Carmen Lorusso è imputato anche il padre, Vito Lorusso, medico oncologo.  “La dott.ssa Maria Carmen Lorusso – dichiara l’avvocato Luca Castellaneta – travolta da questa campagna mediatica denigratoria, tiene a precisare che in sede di domanda di partecipazione al bando ha espressamente indicato i procedimenti penali pendenti a suo carico”. Pertanto, la notizia riportata da alcuni media che “non ha reso noto di essere a processo” non è assolutamente vera, sostiene il legale. Che aggiunge: “Certa di aver meritato l’assegnazione della borsa di studio, confida nell’esito positivo degli accertamenti disposti dalla Regione”.

L’ex consigliere regionale parla in difesa della consorte Carmen Lorusso, pure lei imputata per voto di scambio nel processo Codice Interno Servizio di Linda Cappello Montaggio di Luca Carone

L’ex consigliera comunale è fra i 15 imputati del processo su presunti intrecci fra politica e mafia Servizio di: Linda Cappello

Il riesame del Tribunale ha respinto il ricorso presentato dai difensori dell’ex consigliera e di suo padre Restano ai domiciliari Maria Carmen Lorusso e il padre, l’oncologo Vito, coinvolti nella maxi inchiesta sul presunto voto di scambio politico mafioso a Bari. Il tribunale del Riesame ha rigettato l’appello proposto dal legale dei due indagati, l’avvocato Luca Castellaneta. I giudici si prendono 45 giorni per motivare il rigetto sull’unica questione della attualità dell’esigenza del pericolo di reiterazione. Trattandosi di un fatto, ipotizzato come reato, commesso il 26/5/19. Secondo i pm dell’ antimafia, c’è il rischio, a pochi mesi da una nuova tornata elettorale, che Maria Lorusso possa tenere contatti, anche con il mondo criminale, per procurare voti. Una tesi respinta dal legale Castellaneta secondo cui i fatti che coinvolgono entrambi i Lorusso risalgono al 2019. E, da quel periodo in poi, non ci sarebbero state altre ipotesi di reato.L’oncologo Vito Lorusso è coinvolto in un’altra inchiesta sul presunto furto di farmaci dall’ospedale oncologico: per lui ieri è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio.

Secondo quanto emerge dagli atti sarebbero almeno 15 gli episodi contestati a Lorusso, iniziati nel maggio del 2019 Il Gip del Tribunale di Bari ha confermato gli arresti domiciliari per Vito Lorusso, l’oncologo arrestato giovedì scorso proprio mentre si faceva consegnare del denaro per permettere ai pazienti di ‘saltare la fila’. Per lui le accuse sono di concussione e peculato. Secondo quanto emerge dagli atti sarebbero almeno 15 gli episodi contestati a Lorusso, iniziati nel maggio del 2019. In alcuni casi i pazienti erano posti in una situazione di sudditanza psicologica tanto da pagare il medico nonostante fossero in possesso di codice di gravità elevato e di esenzione dai pagamenti. Inoltre scrive il gip Rosa Caramia “colpisce che in tutti i casi le vittime, pur se messe dal Lorusso con le spalle al muro, nutrono per lui anche una profonda gratitudine. In questo contesto è particolarmente eloquente ed acquista valenza giuridica anche l’automatismo dei pagamenti, fatti da molti pazienti, senza che né loro, né il medico abbiamo avuto bisogno di dire alcunché”.

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